Il Segretario americano per il Tesoro Jack Law ha incontrato martedì scorso il Presidente cinese Xi Jinping, in un momento critico nelle relazioni tra le due principali potenze economiche mondiali, con sullo sfondo argomenti delicati come lo yuan, gli attacchi cibernetici, la Corea e l’accesso ai mercati.

Law e Xi Jinping hanno messo l’accento sull’importanza delle relazioni tra i due Paesi, affrontando però solo superficialmente gli argomenti più scottanti. Xi Jianping ha dichiarato alla stampa che “Cina e Stati Uniti hanno infiniti interessi comuni, ma naturalmente hanno, cosa inevitabile, anche qualche punto di contrasto”. Jack Law ha precisato che i due Paesi avevano la responsabilità di sostenere la crescita economica nel Mondo. Ha chiesto alla Cina di sviluppare la domanda interna in modo da ridurre gli squilibri mondiali. Ha anche ricordato il desiderio di Barack Obama di stabilire un rapporto tra i due Paesi con basi solide, per permettere il funzionamento di una vera cooperazione sui temi più importanti. Gli Stati Uniti auspicano che il Governo cinese si orienti verso un’economia centrata sui consumi e non solo su investimenti ed esportazione. Questo orientamento sul commercio estero si è tradotto, lo scorso anno, con un deficit record di 315 miliardi di dollari della bilancia commerciale degli USA con la Cina. Jack Law ha chiesto ai due Paesi di lavorare sull’abbattimento degli ostacoli al commercio e agli investimenti, ma non ha affrontato la questione yuan, che gli Stati Uniti considerano sotto stimato. Le imprese americane devono affrontare  grandi ostacoli per investire in Cina. Un centinaio di settori gli è precluso. La Cina da parte sua si lamenta sulle motivazioni di sicurezza annoverate dagli USA e che le impediscono di realizzare investimenti negli Stati Uniti, motivazioni che ritiene ingiuste. La riunione di martedì è stata la prima di Xi Jinping con un membro di un Governo estero dalla sua nomina ufficiale, lo scorso giovedì 14 Marzo, alla Presidenza della Repubblica. Era il primo viaggio ufficiale anche per Law dalla sua riconferma al Tesoro. Il Primo Ministro cinese Li Kegiang si è impegnato a stabilire con gli USA “un nuovo tipo di relazioni” , puntualizzando che i due Paesi avrebbero dovuto evitare “accuse senza fondamento” in materia di ciber-sicurezza e di hackeraggio di entrambe i sistemi informatici.

Al di là delle pubbliche relazioni con l’Occidente, la Cina continua però imperterrita nella ricerca di leadership in Asia. Per la prima volta dalla fine della guerra fredda, la Cina si pone tra i primi cinque venditori d’armi del Mondo. Pechino ha superato Londra, uscita dalla Top5, della quale faceva parte dal 1950, data del primo rapporto sul commercio mondiale in questo settore e pubblicato dal Sipri (Stockholm International Peace Research Institute). In un commercio mondiale di armi in crescita del 17%, le esportazioni cinesi si sono moltiplicate di 2,6 volte (+ 162%) nel periodo che va dal 2008 al 2012. Hanno rappresentato il 5% del mercato mondiale (contro il 2% nei cinque anni precedenti), dietro agli Stati Uniti (30%), Russia (26%), Germania (7%) e Francia (6%). L’uscita dal club  del Regno Unito è il primo cambiamento nella composizione dei primi cinque esportatori da vent’anni a questa parte. L’emergere della Cina è dovuto principalmente al fatto che il Pakistan ha comprato più della metà delle armi esportate da Pechino. Tuttavia, numerosi contratti sono stati recentemente stipulati con un significativo e crescente numero di Stati importanti. La Cina ha rafforzato il settore degli armamenti da quando le sue importazioni di armi sono sottoposte a pesanti restrizioni imposte dai Paesi occidentali dopo la sanguinosa repressione perpetrata dall’Esercito popolare di liberazione sul Movimento per la Democrazia a Piazza Tien-An-Men a Pechino nel 1989. Il Pakistan è da lungo tempo un alleato chiave della Cina nel Sud Est asiatico. Il rapporto del Sipri rileva anche che la Birmania e il Bangladesh importano armi cinesi, così come il Venezuela in America Latina. Pechino non pubblica statistiche sule sue esportazioni d’armi, ma il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Hong Lei, ha assicurato il 18 Marzo scorso che “la Cina ha sempre adottato un atteggiamento responsabile e prudente nel commercio internazionale d’armi”. Ha precisato che la vendita di armi da parte del suo Paese doveva “rispondere alla necessità di legittima di difesa”, non “rimettere in questione la stabilità mondiale e regionale” e non “interferire con la politica interna degli Stati.” Negli ultimi cinque anni, l’Asia e l’Oceania hanno rappresentato quasi la metà  (47%) delle importazioni mondiali di armi convenzionali. India, Cina, Pakistan, Corea del Sud e Singapore sono i 5 Paesi che detengono il primato della classifica degli importatori di armi. Stati tutti situati in Asia. In un momento in cui i conflitti territoriali si aggravano nel Mar della Cina orientale e meridionale, in molti hanno puntato sulla difesa e sulla dimostrazione di forza. Se l’Asia è il maggior mercato di Pechino, la Cina ha anche buoni clienti anche in Africa.

A Pechino questi primati non bastano. E’ di questi giorni la notizia della sua volontà di aiutare nella riconciliazione tra le due Coree. Lo ha comunicato il nuovo Presidente cinese alla neo-Presidente sud coreana Park Geun-hye. Alleata tradizionale della Corea del Nord, la Cina mantiene, da più di 20 anni, anche  relazioni diplomatiche e importanti scambi economici con il Sud. Rapporti che Xi vuole ampliare. In Febbraio Pechino aveva già criticato il terzo collaudo nucleare nordcoreano e votato il rafforzamento delle sanzioni contro Pyongyang al Consiglio di Sicurezza delle NU. La Corea del Nord ultimamente continua a minacciare gli Stati Uniti di una guerra “termonucleare” per la loro cooperazione con Seul. Washington ha risposto con l’annuncio di un rafforzamento del suo sistema di difesa antimissilistica sulla costa Ovest e in Alaska, gesto a sua volta criticato dalla Cina che ha dichiarato non farebbe altro che inasprire gli antagonismi. In questa situazione di equilibrio precario, Xi Jinping ha reiterato la volontà del suo Paese a realizzare una “denuclearizzazione” della Penisola coreana e “risolvere il problema attraverso il dialogo e i negoziati”.

Ma in politica estera non si fa mai niente per niente. Per la maggior parte degli analisti, la Cina teme un’implosione del Regime nordcoreano che provocherebbe un flusso di rifugiati sul suo territorio e  una unificazione della Corea per mano del Sud pro-americano. Da qui, forse, l’iper-attivismo di Pechino.

© Rivoluzione Liberale

 

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