Derubato da malandrini, va a chiedere giustizia, ma il giudice lo manda in prigione dove resta per 4 mesi. Successivamente dichiara di essere un malandrino e non un semplice derubato. A questo punto il carceriere, levandosi il berretto rispettosamente e salutandolo, gli apre le porte della prigione e lo lascia scappare.
Questo, in poche parole, è il riassunto dell’episodio che fa luce sul sistema giustizia e sul sistema carcerario del mondo descritto da Carlo Collodi.
Rileggiamo, testualmente, l’episodio.
”Pinocchio alla presenza del giudice raccontò per filo e per segno l’iniqua frode di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia.
Il giudice lo ascoltò con molta benignità: prese vivissima parte al racconto: s’intenerì, si commosse e quando il burattino non ebbe più nulla da dire, allungò la mano e suonò il campanello.
A quella scampanellata comparvero subito due can mastini vestiti da giandarmi. Allora il giudice, accennando Pinocchio, ai giandarmi, disse loro: “Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d’oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione.”
Il burattino, sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo, rimase di pincisbecco e voleva protestare: ma i giandarmi, a scanso di perditempi inutili, gli tapparano la bocca e lo condussero in gattabuia.
E lì v’ebbe a rimanere quattro mesi: e vi sarebbe rimasto anche di più, se non si fosse dato un caso fortunatissimo. Perché bisogna sapere che il giovane Imperatore che regnava nella città di Acchiappa-citrulli, avendo riportato una grande vittoria contro i suoi nemici, ordinò grandi feste pubbliche, luminarie, fuochi artificiali, corse di barberi e velocipedi, e in segno di maggiore esultanza, volle che fossero aperte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini.
“Se escono di prigione gli altri, voglio uscire anch’io” disse Pinocchio al carceriere.
“Voi no”, rispose il carceriere perché voi non siete nel bel numero…”
“Domando scusa”, replicò Pinocchio, “sono un malandrino anch’io”.
“In questo caso avete mille ragioni” disse il carceriere; e levandosi il berretto rispettosamente e salutandolo, gli aprì le porte della prigione e lo lasciò scappare.

Malandrini e vittime di reati, nel mondo descritto da Collodi, sono sottoposti ad un trattamento che privilegia i malandrini, nei confronti dei quali c’è effettiva benevolenza da parte del giudice, del carceriere e, ovviamente, dell’imperatore. In carcere ci finiscono e ci restano i poveri diavoli, mentre i malandrini hanno e godono di leggi di favore, di porte del carcere aperte e di “rispetto”.

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