Appena pochi giorni fa, in data venerdì 22 marzo, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato al Segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani un mandato esplorativo per trovare la fiducia al Parlamento e così formare il nuovo Governo. Mai come in questo periodo delicato è intenso il dibattito sulla “questione cultura” in relazione alle istituzioni amministrative.

Le proposte avanzate non suonano del tutto nuove; sembra infatti che il fascicolo dell’argomento venga riesumato solo in occasione di una nuova legislatura (del resto come numerosi altri). In questo caso i candidati non se ne sono nemmeno serviti in campagna elettorale ed esclusivamente gli addetti ai lavori sembra si siano addentrati in questo territorio rimasto finora pressoché inesplorato. Forse è davvero un lusso poter occuparsene, anche se così non dovrebbe essere.

Appunto dagli spalti degli esperti del settore provengono le indicazioni. Ernesto Galli Della Loggia, storico, professore universitario, giornalista ed editorialista presso il Corriere della Sera, in accordo con il filosofo Roberto Esposito, propone di istituire nuovamente il Ministero della Cultura abolito nel 1944 (il volgarmente definito “MinCulPop” di epoca fascista). Esso ebbe storia breve in Italia, appena sette anni, ed è invece presente nella maggior parte dei Paesi.

Con una trattazione abbastanza dispersiva, Galli Della Loggia sostiene che «l’arresto della crescita economica è anche paralisi della coscienza nazionale» e punta a «rimettere al centro dell’attenzione il significato e il destino della nostra vita collettiva» e quindi ad «aprirci al futuro.» Questa soluzione radicale vedrebbe il Ministero della Cultura occupato unicamente nella produzione, ovvero il contemporaneo, e un’Autorità aggiuntiva sotto il controllo del Presidente della Repubblica nella tutela del patrimonio.

Personaggi illustri come Mario Monti, l’uscente premier, Giulia Maria Mozzoni Crespi, il presidente onorario del FAI, Ilaria Borletti Buitoni, ex presidente operativo del FAI candidatasi in Lombardia alla Camera con Scelta civica per Monti, e Liliana Cavani, regista e sceneggiatrice, si schierano a favore di Ernesto Galli Della Loggia.

L’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis scrive un appello in forma di lettera al futuro premier (chiunque effettivamente egli sarà). Propone di accorpare il Ministero per i Beni e le Attività Culturali al Ministero dell’Ambiente e in ogni caso chiede di porre mano al più presto sulle istituzioni. L’intervento sarà però efficace se accompagnato da una più che necessaria scelta di ministri capaci (sappiamo che non si riferisce ai “tecnici” della spending review), un forte reinvestimento nei Beni culturali, un rinnovo del personale, anche internazionale e ovviamente qualificato.

Il Professor Settis è molto più diretto, apparentemente non gli interessa tanto il “come”: gli basta che si agisca con urgenza. In una linea più generale egli prevede che «per poter affrontare il problema della cultura in maniera risolutiva è necessario inquadrarlo in un ambito più ampio» e che «il diritto alla cultura fa parte di un orizzonte costituzionale.»

È evidente il suo legame con l’arte, ma è reso evidente dal suo libro Azione popolare risalente a pochi mesi un’amore non di minore rilevanza nei confronti dell’ambiente. Unirsi per il bene comune sembra l’unica soluzione plausibile, come se chi si sentisse alleggerito di ogni onere o vedesse la via di uscita nell’intervento del privato o dell’intellettuale non avesse capito nulla della questione.

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