Probabilmente è molto tardi. Lo intuisco dai rumori esterni che vanno scemando, si quietano, si appiattiscono al nero della notte cambiando intensità e tono e diventando lontani e fatui, come il ricordo del giorno. Già! Il giorno; credo che l’ultimo che sia trascorso sia stato davvero troppo pesante per me, per la mia condizione; sono certo che non riuscirei a sopportarne un altro così, ancora un altro.

L’altro ieri ho trovato un vecchio libro. Ormai i libri sono introvabili, sono proibiti. Li si può leggere solo in formato elettronico e se vieni sorpreso con un libro in mano, vieni immediatamente multato e sul tuo profilo Facebook viene imposto per legge e tutti i giorni, per un anno intero, lo stato: “Sono un nemico della natura e degli alberi, chiedo perdono a Gaia”.

Ho trovato questo libro nascosto sotto il materasso, chissà da chi, chissà perché. E’ un libro che ho letto tanti anni fa e su cui, una volta, feci fare un tema ai miei ragazzi, quando insegnavo a scuola. Si intitola “La Fattoria degli Animali” e fu scritto da George Orwell nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Quando ho trovato questo libro ho capito che la mia fine era vicina, era un segnale del destino ben preciso che la mia avventura dovesse finire qui e così.

Il libro parla di una fattoria dove gli animali vengono sfruttati da uomini improduttivi, inetti ed ubriaconi. Gli animali pensano di ribellarsi venendo a conoscenza di un sogno di un maiale nel quale gli animali sono liberi dal giogo dell’uomo e liberi artefici del proprio destino. Il vecchio maiale fa notare a tutti gli animali della fattoria come il loro unico nemico sia l’uomo, l’unico animale che consumi senza produrre, arrivando a teorizzare che: “Tutto ciò che ha quattro gambe o ali è buono, tutto ciò che ha due gambe è cattivo” cosa che le pecore, ad esempio, somatizzano e traducono in: “Quattro gambe buono, due gambe cattivo”. Un giorno che il padrone della fattoria è particolarmente ubriaco, egli non da il cibo agli animali ed essi si ribellano sfondando i recinti ed andando a procurarsi il cibo da soli; ne nasce una rivoluzione nella quale gli animali cacciano l’uomo e diventano padroni della fattoria. Si afferma sin da subito la dittatura subdola dei maiali, gli stessi che avevano incitato e guidato la rivolta, i quali conducono con la loro astuzia la fattoria da un disastro all’altro riuscendo sempre a dare la colpa ad altri nemici fino a quando alle 7 leggi fondamentali fondate sull’uguaglianza e sulla fratellanza degli animali, i maiali sostituiscono una sola legge: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. L’ultima frase del racconto dice appunto: “le creature guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.

Sono in carcere da 25 anni. Mi sono ribellato ai “Guardiani” che, come i maiali della fattoria, ci hanno condotti verso il pensiero unico di Gaia: il grande server onnipotente. Gaia dice che gli uomini sono tutti uguali e che proprio per questo il loro cervello deve essere messo in rete ed il loro singolo pensiero deve sommarsi, tramite il grande “Algoritmo”, nella sintesi della grande democrazia del futuro: “La grande Sinapsi binaria di Gaia”. Gaia è capace di leggere in contemporanea il pensiero di tutti gli abitanti della Terra, Gaia sa cosa vogliamo, Gaia compie una media del pensiero su ogni questione ed elabora la risposta che ritiene essere la migliore secondo i parametri del grande Algoritmo. Quella risposta diventa legge, chi non la osserva viene disconnesso dalla rete e gettato in carcere.

Per leggere quest’ultimo libro ho strappato le lenti rieducative che mi hanno imposto 25 anni fa. Per 25 anni i miei occhi hanno solo visto la realtà che Gaia ha voluto farmi vedere, ma che il mio cervello ha sempre rifiutato. Non riesco più a vivere facendo rifiutare al mio cervello ciò che i miei occhi gli mostrano. Strappare gli occhiali significa avere altre 24 ore di vita, poi verranno i Guardiani a prendermi per trasformarmi in “energia” (così chiamano adesso la pena di morte). Quando ho toccato la sagoma di quel libro ho deciso che morire compiendo una disobbedienza culturale era l’unica ragione per cui valesse la pena di vivere ancora un altro giorno. E finalmente, senza gli occhiali, vedrò i maiali che sono maiali e non uomini.

© Rivoluzione Liberale

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3 COMMENTI

  1. Grande Enzo Lombardo!
    Eppure questo è il sogno di svariati milioni di italici appartenenti al ramo politico di Scientology…
    Naturalmente a patto che Casa-Leggio controlli il grande Algoritmo, da lui stesso inventato 😉

  2. Enzo, Ti confermi ogni giorno di più come affascinante scrittore e come acuto politico; due qualità che raramente fanno sintesi.

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