* E’ intuitivo anche per un non tecnico che i miliardi di cui lo Stato ha bisogno sono almeno 500 e che per trovare 500 miliardi senza causare recessione bisogna prenderli da fondi che non sono in circolazione nel ciclo dei consumi, quindi dal risparmio improduttivo e non investito, oppure da investimenti esteri. Ma se non si blocca il sistema perverso di disincentivo agli investimenti nessuno investe.

Oppure si possono trovare vendendo immobili di Stato ed Enti Locali. Peccato che gli immobili inutilizzati di Stato ed Enti Locali valgano poco. Quindi bisogna prima liberare immobili, e sono tantissimi, utilizzati da macchine amministrative lente e obsolete che si sono permesse di non informatizzarsi e lavorare ancora tranquillamente con procedure arcaiche quando non inutili.

Partendo da questi pochi presupposti, elementari nella loro tragicità, riteniamo che sia opportuno affrontare sistematicamente la materia del problema italiano con l’approccio comunemente definito nelle ristrutturazioni aziendali ” ZERO BASE”. Il senso è semplice, Base Zero vuol dire: ragioniamo mettendo in discussione tutto, senza dare nulla per buono, acquisito, non modificabile. Ogni aspetto organizzativo, procedurale, gerarchico, di consuetudine, comunicazionale, va messo in discussione, sottoposto a critica, a misurazione, a confronto con realtà più efficienti. Una organizzazione sociale ed economica è un insieme estremamente complesso, in cui tutte le entità interagiscono.

Risolvere un problema ormai storico di inefficienza, congestione, lentezza e perdita di competitività aumentando o riducendo le tasse è ingenuo, semplicistico, dilettantesco e utopistico. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La diretta conseguenza è che occorre un riesame e probabilmente un ripensamento globale dell’organizzazione politica, sociale ed economica del paese, e quindi sia dell’apparato amministrativo – Stato, regioni , provincie e comuni – che dell’apparato produttivo. I governi degli ultimi due decenni non l’hanno fatto, meno che mai il governo tecnico, che, paradossalmente, ha rivelato gravissime carenze tecniche.

Visto che sembra che vi sia un consenso generale sulle carenze dell’organizzazione della macchina amministrativa statale e locale e sulla difficoltà del fare impresa in Italia, vi è una seconda conseguenza logica: che quello che occorrerebbe sono riforme liberali. 

© Rivoluzione Liberale

*Trattasi di una serie di articoli che verranno pubblicati il martedì ed il sabato e che complessivamente espongono una analisi dal punto di vista liberale, proponendo le relative  soluzioni.  

Il precedente articolo Il problema irrisolto

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