* Vivere in Italia negli anni 2000 è molto meno bello che qualche decennio fa.

Abbiamo più benessere, abbiamo la ricchezza della facilità di comunicazione e delle possibilità che offre la tecnologia, abbiamo sempre un bel clima e le città d’’arte.

Ma allo stesso tempo viviamo in città congestionate, con palazzi brutti, viaggiamo in strade congestionate, andiamo in vacanza in spiagge congestionate, ci muoviamo tutti alle stesse ore per fare le stesse cose, quasi ogni  lavoro è diventato più frenetico e precario
L’’Italia fino alla metà del XX secolo è stata il paese con le più belle case, strade e piazze del mondo.
Dal 1950 in poi si sono  costruite le più brutte case, strade e periferie del mondo, un incredibile disastro nato dalla incultura delle amministrazioni locali a cui è stato delegato quasi ogni potere, che ha rovinato le nostre campagne, i nostri nuovi quartieri, le nostre coste.
Siamo ossessionati dalla burocrazia e dalle multe, le norme fiscali cambiano ogni anno, il nostro medico non ci visita più ma ci fa fare il giro degli specialisti, la classe politica ci disgusta periodicamente.
La diffusione della cultura è stata sostituita dal bombardamento della pubblicità, i giornali e le riviste quasi sempre sono privi di spirito critico e contenuto culturale. Ci descrivono un mondo finto in cui tutti sono belli e felici, ogni cosa è favolosa, perché così vuole l’’economia della persuasione del consumatore.
Ogni mattina, ogni giorno, ci affolliamo tutti alla stessa ora, verso o da scuola, uffici, negozi.
Tutti gli orari sono sovrapposti. Nelle città congestionate e senza parcheggi gli adempimenti aumentano e gli ostacoli si moltiplicano.
Fare la spesa, pagare una bolletta, spedire una lettera, andare dal medico, comprare un regalo, cambiare residenza, andare in banca o alla posta o all’’ufficio delle imposte significa interrompere il lavoro o rassegnarsi a rinunciare al sabato. Succede decine e decine di volte in un anno, è praticamente impossibile una settimana tranquilla.
L’’assistenza sanitaria pubblica significa perdere giornate in code e settimane o mesi in attesa. La sanità privata significa costi altissimi, medici frettolosi, spesso attrezzature carenti
Avere figli , una gioia incommensurabile e una scelta per la vita, significa inevitabilmente sottoporsi per anni e anni a una moltiplicazione di doveri e impegni che rendono la vita impossibile.
Gli asili nido sono quasi inesistenti e  riservati a evasori ed extracomunitari.
Quasi nessuna famiglia si può permettere una casa di dimensioni confortevoli. Se si vuole avere la tranquillità economica di potersi permettere medici, scuole, baby sitter e una vita mediamente decorosa, non si può non avere due stipendi.
Come se non bastasse, da qualche anno in nome della flessibilità e del mercato si è introdotta la precarietà dei primi anni di lavoro e per i cinquantenni, come insperato regalo alle imprese troppo pigre o incapaci nel rinnovare i propri processi o i propri prodotti. Inutili palliativii, l’’impresa non sopravvive se si libera dei cinquantenni o sottopaga e ricatta i trentenni, ma solo se sa competere e crescere nel mercato globale.
Quando arriva il sabato, nemmeno si può vivere un weekend in pace. Si devono fare tutte le commissioni non fatte o riparare quello che si è rotto durante la settimana, ma tantissimi esercizi commerciali sono chiusi o non lavorano a orario continuato. Non è possibile fare tutto correndo fra ingorghi di traffico da un negozio all’’altro, tutti ultra affollati fra le 11 e le 13 e dalle 16 alle 19. Pensare che nel resto della settimana pagano personale e riscaldamento per essere quasi sempre vuoti.
Se un sabato è miracolosamente o forzatamente libero, non si può andare  già dal venerdì fuori città perché le scuole ancora non fanno la settimana corta. Si può partire dopo pranzo, si deve tornare presto la domenica per non impazzire nel traffico. Se resta solo un giorno a cosa è servita la conquista della settimana corta.?
Non si può vivere solo di lavoro. Nella società del benessere diffuso, nell’’Italia dell’’allegria, della socialità, degli eventi culturali e artistici, del lavoro creativo sono importanti le relazioni sociali, le comunicazioni, essere aggiornati, andare ogni tanto al ristorante, avere ospiti a cena. Le comunicazioni viaggiano con i telefoni cellulari e con internet, nelle grandi città è indispensabile avere moto, seconda o terza auto, con tutto il corredo di bolli, assicurazioni, multe, furti, moduli, officine, gommisti etc.
Una vita normale è fatta anche di queste cose, ma queste cose, soprattutto nelle grandi città significano spese altissime per l’’alta quantità degli eventi, per i ristoranti più cari d’’Europa e per le multe, odiosa tassa casuale sull’’inefficienza dei comuni, per le assicurazioni che si pagano per ogni veicolo  e non sulla persona. Una cena fra amici è un problema, non un piacere. Chi decide di andare impazzisce  per uscire in tempo dopo aver fatto tardi in ufficio come al solito, comprare un dolce o una bottiglia, sistemare i bambini, trovare un parcheggio, arrivare inevitabilmente in ritardo, discutere con il/la partner se era proprio necessario uscire, come organizzarsi e a che ora tornare.
Le cene fra persone allegre della commedie all’italiana sono diventate cene fra persone stressate e nervose, sempre sull’’orlo della crisi familiare.

© Rivoluzione Liberale

*Trattasi di una serie di articoli che verranno pubblicati il martedì ed il sabato e che complessivamente espongono una analisi dal punto di vista liberale, proponendo le relative  soluzioni.  

I precedenti articoli:Rivoluzione liberale per la competitività, Servono almeno 500 miliardi, Il problema irrisolto

 

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