Preraffaeliti: la prima avanguardia inglese e della modernità in assoluto. Ne avete mai sentito parlare? Ebbene, la possibilità per scoprirla è aperta fino al 19 maggio dalla National Gallery of Art di Washington D.C. Sull’ondata della recente esposizione alla Tate Britain di Londra (ve ne era già stata una nel 1984) e in collaborazione con la stessa, un’ampia visione sui giovani pittori antiaccademici dell’Epoca Vittoriana è offerta da 130 dipinti, sculture, opere su carta e oggetti decorativi.

Si tratta di un movimento artistico a tutto tondo e con tanto di un periodico, The Germ (il primo organo di stampa autonomo), in cui sempre gli stessi rappresentanti si dedicavano a vari ambiti, poesia e prosa comprese. Propriamente la Confraternita dei Preraffaeliti (Pre-Raphaelite BrotherhoodPRB) durò per i 5 anni compresi tra il 1848 e il 1852, ma, come detta il titolo della mostra Pre-Raphaelites: Victorian Art and Design, 1848-1900, la loro opera fu portata avanti in varie modalità e furono prese diverse strade.

I Preraffaeliti, rifiutando la ritrattistica allora vigente e l’attenzione scolastica nei confronti delle evoluzioni formali post-raffaelesche, ricercarono il ritorno ai colori intensi, all’abbondanza di dettagli e alle composizioni complesse dell’arte del Quattrocento italiano, quella di un Rinascimento non ancora maturo. I “confratellli”, operanti all’inizio nel segreto, furono 3: D. G. Rossetti, W. H. Hunt, J. E. Millais, con l’aggiunta poi di 4 collaboratori e discepoli, tra i quali 2 donne.

Coscienti della propria scelta radicale, puntarono al realismo, impiegando tuttavia l’immaginazione ad alti livelli, vollero rappresentare la natura come essa realmente si presentava e inventare una nuova retorica tutta propria. A testimone quanto esposto, le fonti d’ispirazione sono in prevalenza dotte, la Bibbia, G. Chaucer, A. Tennyson, J. Keats, Dante, Boccaccio, W. Shakespeare, e la radice è spesso il Medioevo, visto come età di integrità spirituale e creativa.

Tra le opere esposte vi sono, entrambe di J. E. Millais, Christ in the House of His Parents (The Carpenter’s Shop) risalente al 1849 – 1850, contro il quale C. Dickens si scagliò con virulenza definendolo blasfemo, e Ophelia (1851 – 1852) che invece ebbe un certo successo per cui a essa seguirono numerose versioni dipinte da altri e tra loro molto differenti.

 Man mano che si procede nel percorso della mostra le opere dimostrano come si venga a formare un nuovo gusto decorativo in oggetti, stoffe, tessuti e arazzi, e le tendenze di ogni esponente si acquiscano tra idealisti e realisti, fino a polarizzarsi nella donna come femme fatale e negli inizi del simbolismo. È poi innegabile la maestria sintetica nel condensare in un’unica immagine dalla somma carica evocativa le narrazioni da cui prendono le mosse.

Queste variazioni così consistenti non possono che rimandare ai principi per nulla dogmatici del movimento preraffaelita che sorge tra la libertà dei canoni formali e dei codici espressivi e la responsabilità di ogni artista che aderisce col dovere implicito di agire in accordo con i dettami fondamentali e dunque evitare scomode contraddizioni.

Gli adepti a questo pensiero e i continuatori furono numerosi, non presenti in esposizione, e eccezione non viene fatta nemmeno per coloro che negli anni ’60 dell’Ottocento negli Stati Uniti ne subirono l’influenza. Questa può essere vista come una mancanza, per quanto in linea con il resto.

 La Confraternita dei Preraffaeliti operò un viaggio nel passato parziale, selezionando i limiti temporali nei quali identificarsi per comunicare un messaggio del tutto proprio. Il periodo storico in cui perseguirono la propria carriera fu l’epoca vittoriana, durante la quale pudicizia, senso del dovere, castità, moralità, ipocrisia, filantropia, esplosione culturale, scoperte scientifiche, forte religiosità e severità nel compromesso sociale convivevano, e in accezione estetica mancava la bellezza nella realtà delle workhouse e in maleodoranti, degradati e degradanti scenari industriali di poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi.

© Rivoluzione Liberale

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