Un mese dopo la morte del suo emblematico presidente, il Venezuela ha eletto il suo successore. Nicolas Maduro, designato come erede politico dal ‘Comandante’ stesso era già partito favorito, a discapito del candidato di destra Henrique Capriles.

Hugo Chavez, morto lo scorso 5 Marzo, gioca a titolo postumo un ruolo primordiale nelle elezioni presidenziali, che si sono tenute in Venezuela questa Domenica, indette per designare il suo successore. Lo scrutinio ha visto opporsi Nicolas Maduro, il suo vice-presidente, al candidato di destra che solo lo scorso Ottobre aveva ottenuto il 45% dei voti nel duello con il defunto Presidente Chavez. Designato come ‘erede’ già nell’Aprile del 2012, Nicolas Maduro, 50 anni, non ha dovuto ingegnarsi molto per la sua campagna elettorale: gli è bastato riprendere la retorica del suo ‘mentore’ e affermare che avrebbe portato avanti la sua politica, sotto tutti i punti di vista. Durante i suoi comizi, lo slogan da lui più utilizzato era “Chavez, te lo giuro, il mio voto è per Maduro”. Paladino dei poveri, ai quali promette di essere il “loro Presidente”, questo sindacalista, ex autista di autobus, ha moltiplicato gli attacchi contro i “borghesi” e la “destra fascista”. Sul piano diplomatico, ha già denunciato i “piani di destabilizzazione” e la minaccia del suo assassinio, complici gli Stati Uniti, il nemico “imperialista”. Capriles da parte sua non ha avuto la possibilità di fare una  campagna elettorale alla pari. Strane interruzioni di Programmi a lui destinati a causa di sedicenti annunci urgenti da parte del Governo – in realtà pura propaganda pro-Maduro – aeroporti chiusi per bufere inesistenti, e di conseguenza comizi annullati, piccoli ricatti e rappresaglie velate a chi voleva fare donazioni al campo opposto.

Nonostante Maduro fosse dato vincente con dieci punti di vantaggio rispetto a Capriles, il Presidente ad interim è stato dichiarato vincitore per una manciata di voti. Una vittoria contestata dall’opposizione che esige una nuova conta delle schede. Il risultato così  serrato ha trascinato in un clima di incertezza e tensione questo Paese di 29 milioni di abitanti, ricco in petrolio e profondamente diviso da 14 anni di ‘rivoluzione socialista’. Malgrado l’aura del suo defunto mentore, Maduro ha vinto con solo il 50,6% delle preferenze, ossia 300mila voti in più del candidato dell’opposizione, che avrebbe ottenuti il 49,07% delle preferenze. “Missione compiuta comandante!” ha gridato Maduro davanti ai suoi simpatizzanti al Palazzo presidenziale di Miraflores,  complimentandosi per una vittoria  elettorale “giusta, legale, costituzionale”. Tuttavia, il candidato dell’opposizione, che contesta l’imparzialità dell’arbitrio elettorale e non ha mai smesso di denunciare gli abusi avvenuti durante il voto, ha dichiarato che non accettava la sconfitta. “Non riconosceremo il risultato prima che ogni scheda elettorale dei venezuelani non sia ricontrollata, una per una”, ha dichiarato davanti ai suoi attivisti. “Il perdente, oggi, è lei e lo dico con fermezza”, ha detto al suo avversario, la cui sottile vittoria costituisce una sorpresa. “La lotta non è finita qui”, ha affermato questo avvocato di 40 anni, che ha avuto un’incredibile rimonta dopo essere stato sconfitto da Chavez per 11 punti nelle elezioni che si erano tenute ad Ottobre. “Insisteremo fino a che la verità non venga fuori”. La Presidente del CNE (Comitato Elettorale Nazionale), Tibisay Lucena, ha annunciato la vittoria di Maduro, affermando che era “irreversibile” e verteva sul 99% dei voti. Uno dei membri del comitato ha invece reclamato la verifica di tutte le schede, richiesta appoggiata da Maduro. In Venezuela l’elettore vota attraverso un apparecchio elettronico che gli rilascia una scheda che deve lui stesso depositare nell’urna. Sono queste le schede che l’opposizione vuole ricontare. Secondo alcuni osservatori locali, Capriles rimane il leader indiscusso dell’opposizione e il suo rifiuto di riconoscere il risultato permette alla sua lotta di andare avanti.

Tra gli alleati del Venezuela, la presidente argentina di sinistra Cristina Kirchner e il suo omologo equadoregno, Rafael Correa, hanno salutato con grande favore la vittoria di Maduro, seguiti dal Presidente boliviano Morales. Il Presidente russo Vladimir Putin ha detto essere sicuro che il Venezuela, diretto da Maduro avrebbe “rafforzato il suo partenariato strategico con la Russia. Preoccupazione arriva invece da Israele per la ben nota “amicizia” di Chavez e del Venezuela con l’Iran nella persona di Ahmadinejad. E ora? Il Venezuela è uno dei Paesi con le più grandi  riserve al mondo di petrolio. Visto che esporta molto, ne trae anche un grande beneficio, beneficio sul quale il defunto Presidente Chavez ha costruito la sua popolarità. Per prima cosa, ha abbassato il prezzo della benzina. Ma ha anche redistribuito molto. I più poveri si sono visti ‘regalare’ case, un sistema sanitario, l’educazione e il lavoro. I fautori della sinistra latinoamericana definivano la sua politica come ‘il socialismo del XXI° secolo’. L’opposizione ha sempre criticato queste spese. Per gli oppositori al regime, hanno rovinato il Paese – la cui inflazione ha oscillato tra il 20% e il 30% nel 2012 – e non avevano come obbiettivo che fidelizzare l’elettorato. Il Paese è sempre più diviso e in preda alla violenza, problema antico, maledizione figlia del petrolio, manna che ha teso sempre più le relazioni sociali a causa della limitata sua redistribuzione e che rende la successione di chi è stato per 14 anni al potere decisamente delicata. La corruzione è generalizzata e tocca tutti, ricchi e poveri. Oltre ad una pesante eredità, dopo il vuoto lasciato dall’uomo forte del Venezuela, il suo delfino si ritrova con un’economia fragile con un‘industria petrolifera da rimodernare, un debito pari alla metà del suo PIL, oltre all’inflazione della quale abbiamo già detto. Capriles aveva insistito sulle difficoltà quotidiane del Pase: violenza record con 16 mila omicidi per 29 milioni di abitanti solo lo scorso anno, tagli di elettricità e ricorrente mancanza di materie prime alimentari.  Avrebbe voluto mettere fine ai ‘regali’ fatti a Cuba e agli altri alleati del regime, che beneficiano di più di 100mila barili di greggio ogni giorno, una ’petro-diplomazia’ intorno alla quale il Venezuela ha costruito la sua influenza regionale.

Le elezioni probabilmente non verranno annullate, perché per molti osservatori è l’esercito ad avere in mano la guida del Paese. Si parla già di possibile colpo di Stato qualora Maduro non risultasse all’altezza del suo compito. Un compito difficilissimo e quasi impossibile: riconciliare i venezuelani, rimettere in piedi un Paese esanime e far diminuire la criminalità. 

© Rivoluzione Liberale

211
CONDIVIDI