Nicolas Maduro, a qualche ora dalla sua investitura ufficiale come Presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, ha già vissuto i primi attimi di terrore. Venerdì, all’Assemblea Nazionale uno sconosciuto vestito con una casacca rossa, è salito sul podio e ha afferrato il microfono, prima di vedere il suo momento di gloria bruscamente interrotto. Nessun messaggio politico in questa interruzione fuori dal protocollo. “Nicolas, mi chiamo Yendrick, aiutami…”, sono le sole parole che è riuscito a dire, prima di essere neutralizzato. Yendrick Sanchez che si era esibito nella stessa performance durante un comizio di Enrique Capriles, competitore di Maduro durante le presidenziali appena concluse. “La sicurezza ha decisamente fallito. Avrebbero potuto uccidermi”, ha detto sotto shock  Maduro, prima di proseguire su di un tema caro ai venezuelani: la sicurezza.

I Capi di Stato della regione hanno cominciato ad arrivare a Caracas venerdì mattina, per assistere alla cerimonia di investitura del nuovo Presidente, così come leader del calibro di Ahmadinejad, acclamato dagli spettatori. La maggior parte dei leader sudamericani proseguivano il Summit dell’Unasur (Unione delle Nazioni Sudamericane) che si era tenuto a Lima la sera prima, organizzato per dibattere sulla situazione di instabilità che vive in queste ore il Venezuela. Durante il suo discorso ufficiale, oltre ad evocare lungamente la memoria di Chavez del quale si definisce ‘figlio’, Nicolas Maduro ha letto un comunicato dell’Unasur in riferimento al risultato delle elezioni. L’Organismo “prende atto della decisione del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) di implementare una metodologia che permetta di verificare la totalità degli uffici elettorali”, comunica al pubblico. In piena investitura, Maduro ha dunque riconosciuto che i voti, quei voti che lo avevano dato vincitore con un margine strettissimo, sarebbero stati ricontati. Ha però precisato che, qualsiasi cosa fosse venuta fuori, l’opposizione, proprio perché ’prevenuta’, non avrebbe mai riconosciuto i risultati di tale verifica. Viene anche resa nota  “la designazione di una commissione dell’Unasur per seguire l’inchiesta sugli episodi di violenza avvenuti il 15 Aprile del 2013”. Quel giorno, mentre Enrique Capriles aveva fatto appello al cacerolazo (concerto di pentole in forma di protesta) e faceva pressione sul CNE affinché i voti fossero ricontati, degli scontri (soprattutto incendi delle sedi del PSUV) avevano provocato la morte di 8 persone e causato il ferimento di 61. Una preoccupazione condivisa dal popolo chavista che seguiva l’investitura grazie a dei mega schermi posti nei pressi dell’Assemblea Nazionale, mentre una militante raccoglieva firme tra la ‘folla’ per far arrestare Capriles, ritenuto responsabile di quelle morti. I simpatizzanti si dichiarano sicuri della buona fede del nuovo Governo. “Un colpo di Stato? Assolutamente no, non abbiamo paura, l’opposizione non ha più nessuna forza” afferma un manifestante interrogato sull’intervento di Maduro, che affermava aver sventato il giorno prima un tentativo di sovvertimento. “Il CNE ha accettato di ricontare i voti, perché il nostro sistema è infallibile, non temiamo i risultati”. Ma, quali che siano i risultati della verifica dello scrutinio, l’insegnamento di questi ultimi giorni è forse da cercare altrove. Non si tratta di fare un semplice controllo,  la questione è sapere come le istituzioni riusciranno a reggere i conflitti tra le parti. La gestione di questo processo da parte degli attori principali e la fiducia che riusciranno a trasmettere sono elementi vitali per la sopravvivenza di Maduro, il quale deve cominciare a governare nel pieno di una crisi economica che potrebbe costringerlo a prendere decisioni impopolari . Chi esce rafforzato da queste elezioni, per il momento, sembra essere  Capriles.

Nicolas Maduro, erede designato da Hugo Chavez, ha prestato giuramento davanti al “suo” Parlamento che però non sembra essere pienamente convinto nel riconoscerlo come successore del ‘Comandante’. Il solo fatto di aver esitato così a lungo sulla verifica dello scrutinio dei voti mostra i suoi limiti. E’ apparso inutilmente aggressivo nonostante sia arrivato al potere mentre il suo avversario, Henrique Capriles, ha assunto un atteggiamento conciliante e vettore di pace mentre spiegava ai suoi militanti come gli fosse stata ‘rubata’ la vittoria. Il vincitore è per molti il candidato della Mesa de la Unidad (MUD): ha dimostrato la sua capacità di esprimere la sua rabbia calmando gli animi bellicosi di alcuni suoi simpatizzanti, di mantenere una linea chiara in qualsiasi circostanza, di mostrare un carisma che si afferma sempre di più. La domanda ora è sapere quanto tempo può reggere Nicolas Maduro. Le debolezze del ‘primo Presidente chavista della storia del Mondo’, come lo chiamano con enfasi i suoi, sono molteplici. Maduro è riuscito a far perdere un milione di voti al chavismo in meno di un mese. E’ un risultato straordinario se si considera il contesto favorevole nel quale è stata portata avanti la sua campagna: media, risorse dello Stato e designazione diretta di Chavez. Il suo tentennare sulla questione voti gli ha fatto perdere credibilità anche in seno ai suoi, per aver dimostrato la sua incapacità a gestire le crisi. All’interno del movimento chavista rappresenta una corrente debole in uomini e risorse: i ‘cubani’. Può contare solo sul sostegno dei fratelli Castro. Il suo principale rivale è il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, che ha in mano il Partito (perché lo dirige),l’esercito (è un ex militare) e gli ambienti della ‘boliborghesia’ (i nuovi ricchi dell’era Chavez) del quale è un brillante rappresentante. Senza l’appoggio di Chavez, rientrato appositamente in Venezuela da Cuba per investirlo del ruolo di ‘delfino’, Maduro non sarebbe arrivato da nessuna parte. Infine, la situazione economica del Paese è esplosiva. La mancanza di valuta impedisce le importazioni, che siano di beni di consumo o di materie prime per quel poco di industrie che rimangono al Paese. La situazione delle infrastrutture petrolifere è preoccupante. Il Venezuela oggi è costretto ad importare i prodotti raffinati. L’importante missione ‘Vivienda’, che costruiva case popolari, è bloccata per mancanza di cemento e cemento armato. Senza contare la violenza.

Quello che veniva perdonato a Chavez non verrà fatto passare al suo successore. Fino a quando il popolo pazienterà? Fino a quando l’esercito appoggerà le improvvisazioni maldestre di Maduro? Fino a quando i suoi rivali faranno buon viso a cattivo gioco? La Presidenza di Nicolas Maduro non sembra essere nata sotto una buona stella.

© Rivoluzione Liberale

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