* I presupposti:

Alla fine degli anni 90 con l’ubriacatura della New Economy, l’apertura delle frontiere e l’immigrazione di massa, l’esplosione delle comunicazioni e la globalizzazione dell’economia, si è innescato un processo di cambiamenti profondi nello stile di vita e nelle abitudini di spesa.

Telefonini, auto, computers, tv satellitare, internet, viaggi a buon mercato, discesa dei prezzi di molti beni di importazione, diffusione delle griffes hanno paradossalmente impoverito i ceti medi.

Non sono sempre cresciuti i prezzi, sono cambiate le abitudini di spesa. 
La vita difficile delle famiglie nelle città congestionate si porta dietro pasti costosi in cattivi locali iperaffollati,cibo in porzioni pronte per risparmiare tempo, a costi tripli rispetto alla spesa normale, l’inevitabilità di una vita piena di consumi voluttuari indotti dalla pubblicità, prodotti nel cui costo il contenuto della catena promozionale e pubblicitaria supera largamente il valore intrinseco del prodotto, credito al consumo a interessi quadrupli o quintupli rispetto al tasso di sconto, e pari a 10 o 20 volte il misero 1 o 2 % che le banche pagano ai clienti.

Centinaia di euro al mese per telefonini, cinema, concerti, jeans griffati, tacchi da velina, iPod, iPad e iPhone, pizzerie o ristorantini alla moda.

Troppo semplice dire che i nostri ragazzi non si sanno moderare o che i genitori non li sanno educare. Anche molti quarantenni vivono così.

Quando si vive nelle brutte case delle nostre brutte città, nel paese dell’arte, della moda e della creatività, resta solo la soddisfazione di un po’ di vita sociale, costosa ma irrinunciabile, rischiando multe e sperando di trovare un giorno un lavoro migliore. La televisione commerciale negli ultimi 20 anni ha insegnato che si vive di consumi, non di cultura, che non è importante esprimersi bene, ma parlare, che è importante avere per piacere, non capire per crescere.

Le imprese italiane in difficoltà con l’euro forte hanno convinto la politica a sostituire la leva della svalutazione della moneta con la flessibilità del lavoro e del suo costo.Scorciatoia per paura e incapacità di non essere capaci di ristrutturare profondamente i processi.

La cronica incapacità delle amministrazioni pubbliche di pianificare il territorio e gestire lo sviluppo edilizio ha accentuato la tensione abitativa e la congestione delle città, permettendo un aumento insopportabile dei costi reali degli immobili, appena mitigato dalla riduzione del costo dei mutui.

Il risultato finale è la creazione di un ceto vastissimo di nuova povertà, un ceto piccolo borghese, sensibile alle lusinghe della destra e dei populismi, inutilmente e pateticamente illuso dal sistema televisivo-mediatico-pubblicitario che il mercato un giorno li renderà ricchi.

 © Rivoluzione Liberale

*Trattasi di una serie di articoli che verranno pubblicati il martedì ed il sabato e che complessivamente espongono una analisi dal punto di vista liberale, proponendo le relative  soluzioni.  

I precedenti articoli: Federalismo da invertireI disastri del federalismoUn paese vivibile per tutti, nessuno escluso; Prima della crisi: questa Italia non ci piaceva già, Rivoluzione liberale per la competitività; Servono almeno 500 miliardiIl problema irrisolto

 

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