Di tutti i politici dell’era repubblicana, uno solo è ricordato e, quindi, in un certo senso, vive ancora: tutti gli altri sono morti da un pezzo. Nessuno più si ricorda di loro, anche se sono stati geniali artefici della democrazia in cui, anche se dovremmo ricordarli perché è a loro che dobbiamo il benessere in cui viviamo. Le nuove generazioni – tranne gli studiosi e i politici – non sanno chi siano stati De Gasperi e Togliatti, La Pira e Malagòdi, Nenni e Sàragat. Pochi ricordano addirittura Pertini e Fanfani, pur essendo personaggi recenti. Di Craxi, invece, si ha ancora un ricordo, ma negativo. Il solo sopravvissuto alla memoria del popolo, pur non avendo avuto, diciamolo pure, un ruolo principale nello scenario politico del secolo scorso, in quanto sempre all’opposizione – per tanti anni inascoltata e disprezzata dalla maggioranza – è Giorgio Almirante. È l’unico che giovani e anziani ricordano come se avesse oscurato la personalità degli altri.

Era, sì, un leader, ma era soprattutto un uomo che ebbe la fortuna di sposare una donna innamorata di lui e della sua immagine. Dal giorno della sua morte – il 22 maggio del 1988, a 74 anni – quella donna si è proposta la missione di ricordare agli italiani la personalità del suo eroe perché non fosse vissuto inutilmente. Non passa giorno, infatti, che Giorgio Almirante non sia rimpianto, che non se ne evochi il prestigio e il carisma, la signorilità e la cultura, le grandi doti oratorie e le intuizioni politiche. Non c’è leader del recente passato – seppure con un peso maggiore nella storia parlamentare italiana – che sia ricordato con altrettanta frequenza e assiduità. Anche Almirante, purtroppo, sarà dimenticato quando la vedova, donn’Assunta, unica grande artefice di questo prodigio – per la verità, assieme ai figli e ai nipoti solidali – non avrà più le energie per alimentarne il ricordo. Indipendentemente dal colore politico, è un bel messaggio che quest’eroina del Sud trasmette alle nuove generazioni. E bisognerebbe dargliene atto pubblicamente perché il suo raro gesto possa essere emulato da altre donne. Il ricordo del marito è la missione che ha portato avanti in tutti questi anni, annullando qualsiasi legittima ambizione personale e persino familiare. Non è solo un messaggio d’amore che continua oltre la vita, ma anche un esempio di dignità e integrità, cioè i principi per cui Almirante si era sempre battuto. Per il leader d’altri tempi, come pure per molti di quelli della sua epoca, il fine non giustificava affatto i mezzi, se sleali e malevoli.

Né donn’Assunta, né i quattro figli, né adesso i nipoti, hanno mai preteso neppure le briciole dell’eredità politica che Giorgio Almirante ha lasciato. Hanno solo beneficiato di quella morale. Infatti, il successo della Destra – sei anni dopo la scomparsa di Almirante – è certamente merito suo. Quindi, i familiari avrebbero potuto rivendicarne una quota. Ma sono convinti che quell’eredità appartenga solo al popolo italiano. Nessuno di loro siede in Parlamento, nessuno ha incarichi governativi e neppure di compiacenza come spesso usa in un’epoca in cui l’interesse personale e familiare si impone a qualsiasi livello. Talvolta, anzi, hanno subìto silenti, angherie e prevaricazioni. Qualche difficoltà economica è stata affrontata con dignitoso sacrificio perché Giorgio non avesse a vergognarsi di coloro nei quali aveva risposto fiducia e che, standogli accanto, hanno assimilato e adottato il suo stesso stile di vita. Mai la vanità di apparire o una tentazione di potere. Sempre in ombra, nella più assoluta discrezione, se non quando c’è la possibilità di ricordare Giorgio e additarne il comportamento. Ecco che cosa significa saper comunicare.

Tutti gli altri grandi uomini politici, che non hanno una donnassunta grazie alla quale sopravvivere, sono scomparsi dal ricordo, come se non fossero esistiti. Eppure ricostruirono l’Italia dalle macerie della Seconda guerra mondiale – altro che crisi odierna – facendola diventare uno dei paesi più ricchi d’Europa. Tra qualche anno ci sorprenderemo di apprendere dai libri di Storia che un tempo anche l’Italia ebbe politici di grande spessore. Dovremmo avere l’orgoglio di parlarne, ma non lo facciamo mai. Invece, se ricordato alle nuove generazioni, il comportamento di chi creò la Repubblica e una democrazia che molti ci invidiano, potrebbe essere di esempio, oltre che un parametro per la qualità della politica. Infatti, i giovani credono che quello odierno sia un livello normale di classe politica. Se, invece, avessero la possibilità di conoscere i grandi personaggi che li hanno preceduti, si renderebbero conto che quelli di oggi sono brutte copie, e anche distorte. E, per di più si danno un sacco di arie: qualsiasi caccola, perché avvolta nella carta stagnola, si crede un cioccolatino.

© Rivoluzione Liberale

Il brano è tratto dal libro di Roberto Tumbarello SI SALVI CHI PUÒ, un saggio divulgativo sulla Comunicazione. Secondo l’autore, comunicare è un’arte, ma anche un’esigenza di vita di cui chiunque dovrebbe avere qualche nozione per difendersi dalle insidie della società.

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