Il Science Centre della Città della Scienza di Bagnoli è andato per la maggior parte letteralmente in fumo la notte del 4 marzo scorso. Ora è il momento di restauro e ripristino necessari contro l’abbandono e la delocalizzazione. Cittadini, istituzioni pubbliche e private, enti e aziende hanno già dimostrato la propria solidarietà morale e materiale con sottoscrizioni donando oggetti, servizi e fondi. Non ci si è voluti fermare davanti all’accaduto che ha messo in crisi l’esistenza di un’istituzione così vicina alla comunità.

La Città della Scienza, oltre a ospitare il primo museo scientifico italiano hands-on (basato quindi su percorsi esperienziali), è nata appunto come iniziativa il cui capitale era dato dalle risorse umane con cui condividere la conoscenza richiedendone la piena partecipazione attiva. La stessa Fondazione IDIS (Istituto per la diffusione e la valorizzazione della cultura scientifica) è un’azienda no profit e un collettivo intellettuale che vede il proprio fondamento nelle idee e nelle persone che ne sono portatrici.

Un progetto vincente per una zona di significativa bellezza naturalistica da bonificare e da riqualificare, pur conservando l’originale impianto urbano dell’ex Italsider, pezzo di archeologia industriale del XIX secolo. Vincente anche poiché impostosi in una realtà che presenta un piano urbanistico esecutivo del 2002 mai attuato che interessa l’area del quartiere della capitale partenopea che si affaccia sul golfo.

Sebbene con valenza positiva, la Città della Scienza è sorta tra controversie di leggi e permessi e non è stata esente da animati dibattiti, tanto da essere tuttora oggetto sensibile al rischio politico e gestionale. La sua condizione finanziaria non è certo delle più rosee: i problemi che la riguardano sono rappresentati dai numerosi crediti non riscossi, primo fra tutti quello di 7 milioni della Regione Campania. Così 75 dipendenti non ricevono lo stipendio da un anno e viene naturale pensare che i 6 focolai che con estrema rapidità hanno avvolto la struttura siano di origine dolosa. L’incasso del premio assicurativo sarebbe stato il movente.

Fatto sta che ora il futuro di 160 lavoratori (più 100 operatori per indotto) è messo in pericolo. Sono stati infatti persi 4 dei 5 capannoni del Science Centre che erano prevalentemente in legno e contenevano manufatti plastici, ottimi combustibili per le fiamme. Rimangono solo i muri perimetrali dei padiglioni che ricoprivano una superficie di 12 mq e intatto il teatro di appena 400 mq.

La Città della Scienza ha operato fin dal 1996 (anno dell’inaugurazione del suo primo nucleo da parte dell’allora Presidente Della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro) con l’intento di valorizzare le risorse del territorio e con una particolare attenzione al contesto europeo ed euro-mediterraneo.

Ha dunque funzionato da catalizzatore per le imprese come incubatore aziendale, ha collaborato con istituzioni, associazioni, scuole, università e centri di ricerca, e ha organizzato convegni, giornate di studio, attività di formazione e laboratori didattici. Ha puntato inoltre all’innovazione e all’autosostenibilità, cercando continuamente un dialogo aperto con i cittadini al fine di comunicare e rendere il più possibile accessibile la conoscenza scientifica.

Si è distinta anche a livello europeo per la versatilità degli spazi e la qualità espositiva caratterizzata da installazioni scientifiche affiancate da opere d’arte contemporanea. Essa prevedeva per un totale di 70 mila mq una varietà di ambienti, quali il Science Centre, un planetario, un centro congressi dalla modernità architettonica, un centro di alta formazione (CAF), un businnes innovation centre (BIC) e un teatro.

La popolazione locale è risoluta a non vedersi sottratta quest’eccellenza che conta una media annua di 350 mila visitatori e si sente toccata più che mai dall’evento. Per la rete sociale che è riuscita a creare, grazie a una risposta puntuale rispetto ai bisogni sociali, il motto della campagna di sensibilizzazione è più che mai vero: “Con Città della Scienza brucia una parte di noi”.

© Rivoluzione Liberale

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