Domenica scorsa Horacio Cartes è stato eletto Presidente del Paraguay. E’ uno dei rari Paesi dell’America Latina a respingere l’onda della sinistra. Una controtendenza strana, se si pensa che questo piccolo Paese è duramente colpito dalle diseguaglianze sociali.

Le elezioni presidenziali e politiche sono state organizzate quasi un anno dopo l’esautorazione sbrigativa del Presidente Lugo, ex “vescovo dei poveri”. Il 21 Aprile scorso, 3,6 milioni di elettori hanno eletto un Presidente, il suo vice, 45 senatori, 80 deputati e 17 governatori distrettuali. Sono stati tutti investiti per un mandato di cinque anni. Per la prima volta della loro storia, i paraguaiani emigrati (soprattutto verso l’Argentina) hanno potuto votare nel loro Paese di residenza.  Lo scrutinio si è distino anche per altre particolarità: la scomparsa dell’esercito dalla scena politica e, per la prima volta in un Paese profondamente machista, una donna era in corsa per la presidenza. Il Presidente Fernando Lugo è stato bruscamente privato del potere dieci mesi prima della scadenza del suo mandato, rivelando così la fragilità della democrazia paraguaiana. La sua destituzione è stata votata il 22 Giugno del 2012, quasi all’unanimità, a seguito di un processo sommario, chiuso in nel giro di poche ore dal Congresso. Come previsto dalla Costituzione, a guidare l’interim fino alle elezioni è stato il vice-presidente, Federico Franco, del Partito Liberale Radicale Autentico (PLRA), ex alleato di Lugo. La vittoria di Fernado Lugo alle presidenziali del 2008, vinte con il 40,8% dei voti, a capo di una coalizione di centrosinistra, aveva suscitato grandi speranze. Si pensava essere arrivati ad una svolta storica che metteva fine a 61 anni di egemonia del Partito Colorado (destra). Nel Giugno del 2012 Lugo aveva accettato di ritirarsi, ma non senza denunciare “un colpo di Stato avvenuto per direttissima” che “mortifica il Paraguay e la sua Democrazia”. E’ stato accusato di aver “preso alla leggera la sua carica” dopo la morte di 17 persone avvenuta a causa di violenti scontri tra contadini e forze di polizia a Curuguaty, il 15 Giugno del 2012. Questo episodio traumatico per il Paese non è però mai stato chiarito. All’epoca Lugo aveva silurato il capo della polizia e il Ministro degli Interni, entrambi membri del PLRA, portando la rottura con i suoi alleati di Governo. Senza maggioranza al Congresso, senza un suo spazio politico ben definito e senza il sostegno della stampa, Lugo non ha mantenuto le sue promesse, in particolare la riforma agraria e una migliore distribuzione delle terre (l’1% dei proprietari terrieri possiede il 77% delle terre coltivabili). Malgrado una crescita media del 5,6% tra il 2006 e il 2010, le diseguaglianze sociali rimangono molto forti, anche se Lugo, da Presidente, ha realizzato investimenti mai visti nel Paese per la Sanità e l’Educazione. In Paraguay, dove il 90% della popolazione è cattolica, la sua popolarità è stata offuscata dalle molteplici richieste di riconoscimento di bambini concepiti quando Monsignor Lugo portava ancora la tonaca. Nonostante tutto, Lugo, che non ha mollato la sua bramosia di potere, ma che non poteva (per motivi costituzionali) ripresentarsi per un secondo mandato, è stato eletto Senatore.

Il Partito Colorado (destra) è tornato vincitore in Paraguay con l’elezione alla Presidenza della Repubblica di Horacio Cartes, un imprenditore miliardario di 56 anni, che ha vinto a grande maggioranza con il 46% dei voti. Il suo avversario, Efrain Alegre, del Partito Liberale Radicale Autentico (PLRA, centrodestra), il nemico storico dei Colorado, ha avuto il 36,8% dei voti. La Sinistra, indebolita dalle divisioni interne, arriva terza, ma con solo il 6% delle preferenze raccolte dalla formazione Avanza Paese, guidata dall’ex giornalista televisivo, Mario Ferreiro. Appena resi noti i risultati, una marea di bandiere rosse ( colorados in spagnolo) ha sfilato per le strade di Asuncion. “Ci siamo ripresi il potere e per sempre!”, urlavano gli attivisti. Il Partito Colorado ha governato per 60 anni, dei quali 35 con la dittatura del generale Alfredo Stroessner (1954-1989), fino all’elezione, appunto, nel 2008 dell’outsider di centrosinistra Fernado Lugo. Soprannominato il “Berlusconi paraguaiano” o “il Re del tabacco”, Cartes è uno degli uomini più ricchi del Paraguay. E’ accusato dai suoi denigratori, ma anche dai “vecchi” del Partito Colorado, di essere legato ai contrabbandieri, ai trafficanti di droga e al riciclaggio di denaro. Cartes ha ovviamente respinto le accuse e ha promesso “un Governo che non ruba”. Presentandosi come “salvatore del Partito Colorado”, ha promesso “di iniettare sangue fresco” a una formazione che si trascina da tempo la reputazione di corruzione, clientelismo e nepotismo. A capo di banche, fabbriche di sigarette, di succhi di frutta e birra, passando per proprietà agricole e centri estetici specializzati nella lotta all’obesità, Cartes può vantarsi di dare lavoro a migliaia di persone. Ha ricordato anche tutti i paraguaiani che sono emigrati per motivi economici, affermando “che non era normale emigrare per cercare lavoro”. Le remesas, fondi inviati dall’estero, forniscono quasi la stessa rendita delle esportazioni di soja, di cui il Paraguay è quarto esportatore mondiale. Da sempre il gruppo Cartes intrattiene rapporti commerciali privilegiati con gli Stati Uniti. Un dettaglio che sembra insignificante, ma che è invece da non sottovalutare, Cartes ha la rappresentanza di Budweiser e ha promesso di far rivivere “la festa della birra”, molto popolare negli anni bui del regime Stroessner. Cartes era conosciuto dal popolo per essere il proprietario di una importante squadra di calcio, la Libertad. E’ iscritto al Partito Colorado solo dal 2009 e ha presuntuosamente ammesso che Domenica era  seconda volta che votava in vita sua. Altrettanto presuntuosamente ha affermato che “se ho la stessa fortuna che Dio mi dato per gli affari, credo poter utilizzare questo dono anche per governare”. La povertà in Paraguay colpisce più della metà dei suoi 6,7 milioni di abitanti.

La campagna elettorale si è svolta tranquillamente anche perché il Paraguay ha grande interesse a che le sue relazioni diplomatiche si normalizzino dopo la sua emarginazione avvenuta per la destituzione di Lugo. Erano presenti più di 400 osservatori internazionali (anche membri dell’UE) per controllare lo svolgimento del voto. Il Paraguay è isolato più che mai nella regione. E’ stato sospeso dal Mercato Comune sudamericano (Merconsur) e dall’Unione delle Nazioni sudamericane (Unasur) che attendono il  ripristino della Democrazia. La sua riammissione al Merconsur rischia, tra l’altro, di scatenare molte polemiche vista la sua opposizione all’adesione del Venezuela, che i suoi membri hanno accettato, in sua assenza, nel Giugno 2012.

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