* Ridurre le tasse, ridurre l’IMU sulla prima casa, aumentare le pensioni minime, cambia poco. L’aumento delle disponibilità per i consumi rischia troppo spesso di finire in telefonini e pizzerie, o beni di consumo quasi sempre di importazione.

Per incidere radicalmente sulla nuova povertà le leve sono diverse. Chi guida la nazione deve incidere sui meccanismi perversi del mercato, che spostano grandi quantità di reddito da tanti a beneficio di pochi attraverso piccoli consumi, ma soprattutto sul costo delle case e degli affitti.

Le leve sono alcune immediate, alcune strutturali.

Le Authorities possono intervenire sul costo della telefonia, magari accorgendosi che le tariffe devono remunerare le reti, ma non possono alimentare liberamente apparati commerciali, call centers e budget pubblicitari senza limiti.

 Si può intervenire sulle assicurazioni, per esempio assicurando le persone invece dei veicoli. Sarebbe un intervento educativo alla prudenza.

Si può intervenire sul credito al consumo, è un fenomeno pericoloso di disgregazione sociale, probabilmente più dei diritti delle coppie di fatto.

Soprattutto bisogna togliere alle amministrazioni locali la politica urbanistica e della casa, o regolarla molto strettamente. La scarsità e il costo delle case sono una responsabilità sociale gravissima e una ingiustizia odiosa, di cui né la politica né la Chiesa si sono mai occupate, colpevolmente.

© Rivoluzione Liberale

*Trattasi di una serie di articoli che verranno pubblicati il martedì ed il sabato e che complessivamente espongono una analisi dal punto di vista liberale, proponendo le relative  soluzioni.  

I precedenti articoli: Le nuove povertà; Federalismo da invertireI disastri del federalismoUn paese vivibile per tutti, nessuno escluso; Prima della crisi: questa Italia non ci piaceva già, Rivoluzione liberale per la competitività; Servono almeno 500 miliardiIl problema irrisolto

 

 
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1 COMMENTO

  1. Gli interventi prospettati sono condivisibili. La riduzione dell’IMU però non può essere considerata una elemosina fiscale. Trattasi di una coltellata micidiale sui consumi dei cittadini da parte di uno Stato pappone.

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