La società non si divide solo in individui capaci e altri mediocri. Le due grandi categorie umane – forse meno evidenti, ma più nette – sono i leader e i gregari. Non sempre si distinguono tra loro perché la differenza, che non è sostanziale ma comportamentale, si evidenzia solo in presenza dell’ambizione (che di per sé non è un elemento negativo). Il gregario è geniale e valoroso quanto e spesso più del leader. E può avere altrettanta personalità, anche se non sente il bisogno di esibirla, perché il più delle volte è soddisfatto della propria condizione. Chi non è alla ricerca di affermazione patologica – cioè non è affetto dalla necessità di conseguire potere o denaro, notorietà o successo – vive allo stesso modo sia da leader che da gregario e può essere ugualmente positivo, intelligente e realizzato, quindi, gratificato.

Sono l’ambizione e il bisogno di emergere a sottolineare la differenza tra le due categorie. Quando scatta questa molla, chi è leader prende le iniziative più opportune a raggiungere il traguardo cui ambisce e si mette alla ricerca di gregari che lo aiutino nell’impresa. Il gregario, invece, sente il bisogno di confluire alla corte di un leader che lo guidi e, soprattutto, lo protegga, che gli infonda sicurezza e sostegno morale e addirittura fisico. Se il gregario ambizioso trova il giusto leader, non lo lascia per alcun motivo al mondo. E ne ricambierà la protezione difendendolo a sua volta a spada tratta contro qualsiasi pericolo. Non lo abbandonerà né lo tradirà mai mentre è in auge.

Il gregario non contraddice mai il leader e lo asseconda in qualsiasi input o richiesta, annullando sempre la propria volontà e personalità pur apparendo talvolta persino ridicolo nell’orgoglio di immolare la propria dignità per la gloria del leader. Proprio per l’esigenza di essere gratificato da una continua adulazione, il leader, dal canto suo, ha bisogno della presenza contigua e assidua del gregario, la cui dote principale – dovuta spesso a una particolare intelligenza e anche a una grande sensibilità – è la percezione del pensiero del leader, che, quindi, trova sempre conferma della propria superiorità nella compiacenza del gregario. Quando il leader – che è più forte e forse anche più furbo, ma non sempre più intelligente – gli chiede un parere, il gregario gli dà sempre quello che coincide col suo pensiero, non col proprio, perché la contraddizione potrebbe infastidire il leader. Il gregario glielo legge nella mente, non è la sua opinione, né, tanto meno, quella obiettivamente giusta. È proprio ciò che molto spesso il leader vuole sentirsi dire, essendo per lui la lusinga più preziosa della verità. In realtà, si tratta di due categorie patologicamente interdipendenti perché, per sopravvivere, ognuna ha bisogno dell’altra.

L’unico limite alla fedeltà del gregario è la durata della leadership. Il gregario cambia leader solo quando quello originario scompare o cade in disgrazia. È solo allora che ne cerca un altro. Non importa se di indole o ideologia diverse, morale o comportamento opposti al precedente. Come il drogato, il gregario ambizioso, ha bisogno della dose quotidiana di potere riflesso, senza curarsi della qualità né delle caratteristiche del prodotto – meno che mai dell’etica – purché gli eviti la dolorosa crisi di astinenza. Il gregario può abbandonare il proprio leader e sceglierne uno emergente quando dovesse percepire – molto prima di chiunque altro, essendo la sua sensibilità, anche in questo caso, pari o forse superiore all’istinto di sopravvivenza del ratto – che la nave sta per affondare, cioè che la leadership è esaurita.

Gli yesman sono sempre esistiti e sopravvivranno forse alla fine del mondo. Ma non sono loro la causa dei mali della società, anche se sono fieri di addossarsela. Non è colpa loro se le cose talvolta non vanno come dovrebbero, ma sempre e solo del leader. Non bisogna neppure biasimarli né, tanto meno, giudicarli. Basta saperli individuare e classificare. Quel comportamento fa parte della loro natura. Sarebbe come criticare una giraffa o un pesce per non avere le nostre stesse reazioni. Non è, infatti, la dignità a guidarli – come per l’uomo – ma l’istinto, come per gli animali. Anche quella del gregario è forse una specie prevista in natura per l’equilibrio dell’eco-sistema. Siccome il più delle volte sono visibilmente molto dotati dal punto di vista culturale e intellettuale, c’è chi non riesce a spiegarsi perché seguano pedissequamente leader che sono meno capaci di loro.

Il fatto è che di costoro – indipendentemente dall’intelligenza e dalle capacità – non possono fare a meno. Se il leader è un uomo positivo, le qualità del gregario vengono valorizzate e ottimizzate. Se, invece, è negativo, del gregario purtroppo emerge il lato peggiore. Ed è un disastro per tutti coloro che ne sono coinvolti. Addirittura più tragico – e purtroppo è quasi la regola – è quando il leader, per non rischiare il confronto con un collaboratore dalla forte personalità, delega ad assumere le funzioni di leader il gregario, che poi scarica attraverso il potere impropriamente acquisito tutte le frustrazioni accumulate durante il periodo di subalternità. È allora che salta pericolosamente l’equilibrio socio-ambientale: il disastro è ancora più grave. È come attribuire a un grosso topo la funzione del gatto solo perché ne ha le dimensioni.

© Rivoluzione Liberale

ll brano è tratto dal libro di Roberto Tumbarello SI SALVI CHI PUÒ, un saggio divulgativo sulla Comunicazione. Secondo l’autore, comunicare è un’arte, ma anche un’esigenza di vita di cui chiunque dovrebbe avere qualche nozione per difendersi dalle insidie della società.

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