* Con la crisi finanziaria e industriale ci troviamo di fronte non più a due Italie di cui una produttiva, efficiente e ben retribuita, l’altra poco produttiva, poco responsabile ma poco retribuita.  Oggi abbiamo un’ Italia precaria e un’Italia protetta.  E ambedue al loro interno condividono una terza categoria di superpenalizzati, che comprendono anche ceti colti e teoricamente benestanti : i nuovi poveri delle città, accomunati dalla distruzione del poco o tanto potere d’acquisto conquistato con vite di lavoro di intere famiglie.

Si è sempre dibattuto sulle due Italie. Secondo i liberisti esiste l’Italia produttiva delle imprese, delle partite IVA, delle professioni, dell’artigianato e l’Italia parassita delle Pubbliche Amministrazioni. Secondo la grande maggioranza degli abitanti delle regioni del Nord e parte del centro, esiste il Nord efficiente e produttivo e Roma e Mezzogiorno inefficienti e parassitari. Anche a sud sono in molti a pensarla così, infatti chi ha i mezzi cerca di far studiare i figli al Nord e se ha bisogno di cure mediche spesso predilige le “eccellenze” della sanità lombarda. E chi fa impresa al Sud lamenta le difficili condizioni in cui deve operare.

Luoghi comuni forse, ma fondati su situazioni e condizioni oggettive. Visto che sono decenni che le cose non cambiano e i luoghi comuni vengono continuamente confermati, forse è il caso di approfondire il tema e capire cosa significa per il sistema produttivo e competitivo Italia non riuscire a fare passi avanti significativi e quali siano alcune conseguenze non solo economiche nel senso monetario o quantitativo del termine.

Se nell’analisi delle caratteristiche dei gruppi sociali che possono essere classificati in macrogruppi omogenei secondo pochi parametri base , si fa l’esercizio di prendere in considerazione valori non misurabili quantitativamente ma profondamente sentiti e altrettanto dibattuti, si arriva facilmente all’introduzione di categorie aggiuntive di differenziazione.  E’ sufficiente osservare quello che è successo durante la crisi economica, ormai quinquennale:

 – il settore produttivo privato è soggetto a forti ristrutturazioni, licenziamenti, esodi. Una quota eccezionalmente rilevante di imprenditori, dipendenti, lavoratori autonomi e dei servizi ha visto il proprio volume d’affari e i propri redditi ridursi significativamente o addirittura scomparire. Con prospettive di massima incertezza per il futuro, quando non di certezza di irrecuperabilità della situazione. Il tutto peggiorato dagli aggravi fiscali. 

 –  ll settore amministrativo pubblico invece non ha accusato se non marginalmente disagi o rischi occupazionali. Ha solo dovuto subire gli aggravi fiscali e tariffari e vede fortemente ridotte le prospettive di occupazione dei familiari non ancora occupati.

© Rivoluzione Liberale

*Trattasi di una serie di articoli che verranno pubblicati il martedì ed il sabato e che complessivamente espongono una analisi dal punto di vista liberale, proponendo le relative  soluzioni.  

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