Del Sud-est asiatico non si parla mai abbastanza, eppure, la Malesia rappresenta un’ economia in forte crescita alla quale anche i “ grandi ” come la Cina guardano con interesse. Una monarchia costituzionale, quella malese, che vede un Parlamento bicamerale composto dalla la Camera dei rappresentanti (Dewan Rakyat, 219 membri) e dal  Senato (Dewan Negara, 69 membri).

Alle elezioni del 5 maggio la Malesia ha votato per il nuovo governo; la coalizione del Fronte Nazionale del primo ministro uscente, Najib Razak, ha conquistato 133 seggi su 222, riconfermandosi alla guida del Paese. L’opposizione “Alleanza del Popolo” (Pakatan Rakyat) ne ha ottenuti solo 89  e secondo i dati, è stata votata soprattutto dalla componente cinese presente nel Paese (25% della popolazione malese).

Nonostante il risultato del Fronte sia il peggiore dall’ indipendenza del Paese (1957), il suo nome non cessa di richiamare i successi economici della Penisola orientale. Principale artefice della NPE (Nuova Politica Economica), grazie al quale il piccolo stato federale è potuto entrare nel flusso delle esportazioni mondiali, da oltre 56 anni è al governo del Paese, nonostante gli scandali e lamentele popolari.

Oggi la Malesia è partner commerciale di un certo peso per grandi potenze come Gran Bretagna,Stati Uniti e Cina. Leader mondiale negli assemblaggi per veicoli e nelle minuscole componenti elettroniche delle tecnologie mobili, la Malesia erode fette di mercato anche al vicino cinese. “ Made in Malesia ”, fa concorrenza al  “ made in China ” e per questo, fra tigri asiatiche, occorre collaborare.

Dal 5 maggio, per altri 5 anni, il partito dell’economia sarà ancora al potere. Riuscirà a superare il divario sociale fra agricoltori poveri e malesi ricchi che ancora affligge il paese, o  diventerà il partito dei degli economisti aristocratici?

© Rivoluzione Liberale

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