* L’Italia produttiva ha visto irrompere al suo interno due fenomeni devastanti e imprevisti: il rischio di perdita del lavoro è elevatissimo e la competenza o la dedizione non sono rilevanti. E’ sostanzialmente questione di fortuna. L’incertezza domina, blocca investimenti, consumi, istruzione, distrugge il morale, rende il paese ancora meno competitivo. Il panico causa decisioni irrazionali, dai licenziamenti selvaggi al suicidio di lavoratori e imprenditori. I ceti produttivi, inclusi i molti che hanno aderito improvvidamente alla fede liberista, scoprono le gioie del mercato, come la precarietà, la disoccupazione, l’espulsione dal meccanismo produttivo, l’esodo forzato, i finti licenziamenti per giusta causa, ormai depenalizzati in nome della flessibilità, ipocrita definizione del ritorno al passato più selvaggio.

Chi contava su un futuro tranquillo oggi deve rivedere i suoi piani, non riesce a pagare il mutuo, non riesce a far studiare i figli. E tutto questo succede a milioni di persone che da operai, impiegati, artigiani, imprenditori o professionisti, sono sempre vissuti nel mondo dell’efficienza, del merito e della responsabilità. Oggi vivono nell’ansia e nella mancanza di prospettive, senza alcun demerito, solo perché fanno parte di quella metà d’Italia che ha scelto di impegnarsi per crescere. Vittime di fenomeni macroeconomici, di un nemico nascosto in qualche piazza finanziaria, che si chiama deregulation e trionfo della legge del più forte, del più spregiudicato, del più ricco.

Tutto questo di fronte a un esercito di impiegati comunali, regionali, statali e parastatali che la crisi la legge sui giornali e si può permettere di continuare come se niente fosse a vivere in tutta tranquillità in regime di monopolio locale, senza vere responsabilità, senza alcun dovere di creatività e di efficienza, soprattutto senza rischi o precarietà.

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*Trattasi di una serie di articoli che verranno pubblicati il martedì ed il sabato e che complessivamente espongono una analisi dal punto di vista liberale, proponendo le relative  soluzioni.  

I precedenti articoli: Le tre Italie: Settore amministrativo pubblico e i monopoli senza controllo; Le tre Italie: La crisi e le due Italie che diventano treLe tre Italie: Il settore produttivo prima della crisi

 

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