L’Iran è una repubblica islamica dal 1979. Il nuovo Stato è stato disegnato con una struttura di potere a due teste: da una parte organi politici non elettivi (cui si accede per cooptazione), in cui risiede il cuore del potere; dall’altra gli istituti (Parlamento, Presidente) eletti dal popolo. Al vertice del sistema vi è la Guida Suprema (Rahbar), massima espressione della Velāyat-e faqīh (la tutela del giurisperito).  Il crescente assolutismo dello scià (dopo il 1953), e l’autoritarismo che quel periodo portò con sé furono i motivi per cui la maggioranza della popolazione iraniana si ribellò. Nonostante la furia rivoluzionaria, però, l’Iran non sembra oggi accettare a pieno titolo i principi delle democrazie “mature” e la caotica situazione pre elettorale lo dimostra.

Diviso fra l’attesa pre-elettorale e la svalutazione monetaria, l’Iran di questo periodo appare un Paese senza più certezze. Il rial, questo il nome della valuta locale, ha causato l’aumento dei prezzi e il malcontento della popolazione; la tensione pre-elettorale si fa sentire sottoforma di indecisione e colpi di scena. Tutte le candidature ( la maggior parte ancora incerte) dovranno essere approvate dal Consiglio dei Guardiani, che ha dieci giorni di tempo per pronunciarsi.

Tra i candidati alle elezioni presidenziali previste per il 14 giugno c’è chi si ritira all’ultimo, chi si propone, e chi è sponsorizzato da soggetti di alta caratura politica; c’è poi chi, come Ahmadjnejad, non è più rieleggibile per il terzo mandato. Ecco i nomi della rosa: Ali Akbar Velayati, appoggiato dalla Guida Suprema iraniana nella persona di Al Khamenei, già consigliere conservatore della guida per la politica estera; Akbar Hashemi Rafsanjani, conservatore religioso moderato, fortemente sostenuto dal Presidente uscente Khatami. L’uomo scelto da Ahmadinejad, invece, potrebbe essere invece Manshaei, suo stretto collaboratore. Altro nome di peso, quello di Said Jalili, negoziatore sulla scena internazionale per il programma nucleare.

 Le candidature appaiono come lo specchio dell’opposizione fra religione e politica, una vera e propria concorrenza che ha caratterizzato l’Iran fin dalla sua nascita. Le due guide del Paese, Mahmoud Ahmadinejad e Ali Khamenei, dopo 8 anni di difficile coabitazione, continuano il loro braccio di ferro nella campagna elettorale. La volontà dei vertici religiosi potrebbe essere determinante nell’evitare la vittoria del prescelto di Ahmadinejad,  Esfandiar Rahim Mashaie. Chi avrà la meglio fra politica e religione? 

© Rivoluzione Liberale

 

CONDIVIDI