In Croazia si è votato Domenica scorsa per l’elezione dei sindaci di diverse città, una sorta di test per il Governo di centrosinistra e per la sua politica di austerità, a sei settimane dall’entrata di questa ex-Repubblica Iugoslava nell’Unione Europea.

La posta in gioco più importante per il Partito social-democratico (SDP, al Governo) del Primo  Ministro Zoran Milancovic, e cioè la carica a Sindaco, potrebbe tuttavia essere vinta dal Sindaco populista uscente, Milan Bandic. Bandic è a capo della capitale croata dal 2000, con una sola pausa di tre anni (2002-2005). Il Partito al Governo esce “sconfitto” dalle amministrative del 19 Maggio, anche se sarà necessario un secondo turno per avere l’ultima parola. Il principale Partito all’opposizione, l’HDZ (Comunità Democratica Croata –conservatore), sia da solo che in coalizione ha già vinto al primo turno in 7 delle 20 contee della Croazia. L’SDP di Milanovic, da solo o in coalizione, al primo turno ne ha vinte solo tre. Tuttavia la sconfitta più pesante l’SDP l’ha subita a Zagabria dove ha vinto Bandic, ex membro del SDP e cacciato dal Partito nel 2009, quando, andando contro le richieste dell’SDP , che aveva già il suo candidato alle elezioni della Presidenza delle Repubblica , aveva annunciato anche la sua di candidatura, per la stessa poltrona. Bandic a Zagabria Domenica è stato portato in trionfo per avere, come candidato di una lista civica, quindi senza appoggio di un Partito, preso il 47,3% dei voti, battendo di non poco il candidato dell’SDP, il Ministro della Salute Rajko Ostojic, per il quale hanno votato il 22,7% degli elettori. Sarebbe una vera sorpresa se Bandic non riuscisse a sfruttare l’enorme vantaggio ottenuto al primo turno. Milan Bandic, occupa la poltrona di Sindaco di Zagabria da 12 anni. Negli ultimi dodici gli è passata per le mani una quantità di denaro enorme, permettendo a Bandic di tessere una rete fittissima di contatti che lo collegano a potenti uomini d’affari, grandi imprenditori, alla chiesa, al mondo della cultura, allo sport, ai media. Ha prestato molti soldi, ha dato lavoro a molte persone, si è scontrato con diversi oppositori, che però rimangono una minoranza. Gli scandali lo accompagnano lungo tutti questi dodici lunghi anni. Case delle vacanze costruite illegalmente, omissione di soccorso in incidenti stradali, soldi spesi per inutili opere faraoniche come, sembra, i gabinetti pubblici di Zagabria, bagni realizzati da un’azienda di proprietà del testimone del suo matrimonio. Nonostante tutto ciò, nulla gli ha impedito di vincere un’altra volta.

La perdita di Zagabria sarà forse attenuata dalla possibile vittoria del candidato dell’SDP a Spalato, dove il candidato di Milanovic ha vinto al primo turno, ma sarà una magra consolazione. Gli analisti affermano che perdere Zagabria porterebbe un duro colpo a Milanovic, appena un mese dopo il suo fallito tentativo di vincere le elezioni per il Parlamento Europeo. Vincitore delle politiche del 2011, l’SDP sembra aver pagato il prezzo delle riforme che sta cercando di introdurre senza avere ancora raccolto risultati. L’insoddisfazione dei cittadini per la lunga crisi si è rivoltata contro Milanovic e il suo Governo e questo nonostante il fatto che gran parte della responsabilità di questa situazione sia frutto della cattiva gestione politica ed economica dell’HDZ, a capo della Croazia per ben 16 anni dei 22 trascorsi dal giorno dell’Indipendenza. La Croazia vive senza entusiasmo questo suo momento storico. Al di là delle elezioni amministrative, che sono più una prova del fallimento personale dell’attuale Primo Ministro, la Croazia, che diventerà il prossimo primo Luglio, il 28° Stato membro dell’UE, ha dimostrato il 14 Aprile scorso, quando si sono svolte le elezioni per designare i suoi parlamentari europei, uno scarsissimo interesse per la sua entrata in Europa. Sempre più cittadini europei “sognano” di lasciare l’Unione Europea, altri, come i croati, vi entrano con il broncio. Erano solo poco più del 20% quelli che si sono recati a votare. E’ vero che questo fenomeno vale un po’ per tutti gli Stati membri, ed è uno dei punti dove l’UE deve battere maggiormente: far sentire tutti i suoi cittadini “europei”, coinvolgendoli in prima persona negli affari dell’Unione. Ma detto ciò, i croati avevano già mostrato il loro euroscetticismo nel Gennaio del 2012, quando durante il referendum per l’adesione all’Unione Europea, il “si” appoggiato dal centrosinistra al Governo e dai conservatori dell’opposizione aveva vinto con il 66% dei voti a favore, ma con solo il 43% dei voti degli elettori. Più di un croato su due non si è espresso per l’adesione del suo Paese all’UE. Il Presidente socialista, Ivo Josipovic, non si era affatto fatto impressionare da tali risultati, anzi si dichiarava essere molto felice perché “l’Europa sarebbe diventata casa sua”. Eletto nel 2010, Josipovic forse Domenica sera non si è sentito altrettanto felice e ricordiamo che i socialisti sono stati battuti in Aprile (per i seggi al Parlamento Europeo) dai conservatori dell’opposizione (6 a 5) e che l’ultimo seggio rimanente è andato a un candidato del Partito Laburista. L’entrata nell’Unione Europea spaventa molti croati che vedono la fase di transizione molto difficile. Una delle preoccupazioni maggiori è l’uscita obbligata del Paese dall’Accordo di Libero Scambio Centro Europeo (ALECE), che permetteva alle imprese corate di vendere i suoi beni e servizi in Paesi come Bosnia e Serbia con diritti di dogana vantaggiosi. Ora le frontiere vengono “spostate”, cosa che porterà ad un aumento dei diritti tra Croazia e vicini non europei, anche se questo problema dovrebbe essere presto riassorbito dal numero di investitori europei che dovrebbero istallarsi in Croazia, attirati dai salari competitivi del Paese. Ma l’alta faccia della medaglia mostra che la sua entrata nell’Unione Europea le permetterà di beneficiare del sostegno di 27 altri Stati membri e guadagnare una maggiore capacità di negoziazione in tutti quei problemi legati alla guerra che ha sconvolto la regione negli anni ’90. Inoltre la crisi economica che ha scosso il Mondo, non l’ha risparmiata. Il Paese ha bisogno dei soldi dell’Europa, soldi peraltro già stanziati per il periodo che va dal 2014 al 2020.

L’entrata della Croazia nell’UE è il primo allargamento dall’inizio della crisi finanziaria, rendendolo ancora più significativo. Ma questo contesto non deve far dimenticare un’altra cosa importante per tutta l’Unione Europea, l’a necessità del rispetto dello Stato di Diritto, un po’ persa di vista con le ultime adesioni (2007, Bulgaria e Romania) prese forse un po’ troppo alla leggera. Non sembra esserci ancora una idea comune di Stato di Diritto, nè di giustizia indipendente. Speriamo che questo “anno di prova” permetta alla Croazia di prendere coscienza di quanto importante sia appartenere all’Europa e che alle elezioni del Maggio 2014 chi andrà a votare sarà consapevole di quanto necessario sia il contributo di ogni singolo cittadino. Questa consapevolezza deve crescere in tutti noi.

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