È in arrivo una nuova legge per recuperare i contributi della tabella H impugnata pochi giorni fa dal Commissario dello Stato Carmelo Aronica. Lo assicura Salvatore Crocetta, il Presidente della Regione Siciliana, che assegnerà finanziamenti solo per le associazioni da lui considerate meritevoli.

La tabella H prevedeva dal 1995 lo stanziamento di un contributo regionale per un equivalente di 300 milioni di lire ad attività culturali, tuttavia non sempre così degne. Rischiava così di costituire un piatto ricco per clientele e deputati candidati in cerca di elettori sicuri, a scapito dei veri enti di qualità.

Sarebbe quindi la fine di un meccanismo malato che abbisognava di venire riformato. La questione era infatti stata al centro di tesi dibattiti presso l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), ma nessuna alternativa valida era stata proposta. Era questa la situazione prima dell’arrivo di Aronica, intervenuto per approvare la finanziaria regionale impugnando la bellezza di 22 articoli (il 30% degli articoli). Occorreva proprio il Commissario dello Stato a dare una sterzata e cancellare la tabella H contro gli sprechi.

Per ora non vi è ancora nulla di concreto, se non una grande speranza per chi aveva previsto e annunciato la chiusura e il licenziamento obbligato dei dipendenti. Tra questi vi erano il Parco e la casa-museo di Villa Piccolo con annessa Fondazione, la Fondazione di Capo d’Orlando, il Museo Mandralisca di Cefalù, il Museo di Storia Patria, la Fondazione Orestiadi, l’Istituto Gramsci e vari teatri stabili. Sono queste eccellenze della Trinacria, fonte di reddito, turismo, cultura e tradizione, per le quali tuttavia il rischio è ancora alto.

La pensa diversamente Luca Bianchi, Assessore Regionale all’Economia della Regione Siciliana, che sostiene che «il ricorso del Commissario dello Stato colpisca per la verità soprattutto le norme di iniziativa parlamentare» e che «si spinga a limitare eccessivamente le prerogative dell’Assemblea Regionale, che ha in larga misura condiviso il percorso di risanamento del Bilancio regionale portato avanti dal governo.» Ma perché mai voler riconfermare la tabella H e sforbiciarla fino a 25 milioni di euro da ridistribuire senza nessun metodo razionale tra 135 attività culturali?

È il momento di attuare un filtro valido e non aggirabile per abbattere davvero l’ordine contro il quale si cerca di combattere. Bisogna analizzare dati precisi come numero di visitatori, incassi, processi di internazionalizzazione, campagna di promozione, rapporti col territorio, qualità di servizi e progetti.

 Non c’è tempo da perdere, e come dice Antonio Presti, che aveva rifiutato l’assessorato alla cultura dopo Zichichi e gli 80 mila euro previsti dal’ARS per la sua Fiumara d’Arte, «si tratta di lottare per sradicare un problema che è nazionale. Quando un popolo non conosce il proprio valore indentitario è un popolo barbaro, pericoloso.» Senza ombra di dubbio quello della tabella H non è un caso unico e quanto è stato promesso verrà attuato costituisce un esempio da seguire. Un valore etico e politico alla cultura. Davvero la crisi fa male all’Italia?

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