* Nel quadro delineato, è evidente che è crollato ogni concetto di uguaglianza dei punti di partenza.  Al vecchio schema novecentesco del ceto imprenditoriale e dirigenziale a reddito elevato contrapposto al ceto impiegatizio   e operaio a reddito inferiore, contrapposti essenzialmente da motivazioni di diversa distribuzione dei redditi, si è sostituito uno schema inedito:

–        Il ceto produttivo –  alta responsabilità, alto rischio, quasi nessuna protezione, contraddistinto da fortissima variabilità del reddito con alte percentuali di azzeramento in tutte le fasce e ancora più elevate incertezze dopo i 50 anni di età. 

–        Il ceto amministrativo – bassa responsabilità, bassissimo rischio, alta o totale protezione, stabilità di reddito, stabilità di occupazione. Caratteristiche che per i dirigenti sono ancora più accentuate con retribuzioni ormai vicine al settore privato, accompagnate da tutele da sempre sconosciute.

–        i nuovi poveri, che divengono poveri quasi del tutto casualmente e non per demerito, ma per incapacità della classe politica e per i limiti del ceto imprenditoriale, mentre persone di pari cultura, merito e potenziale di reddito altrettanto casualmente si trovano in una situazione molto più favorevole economicamente o addirittura protetta 

Queste sono oggi le tre Italie.

E’ una situazione con tutta evidenza inaccettabile in una democrazia liberale, che ha stravolto innanzitutto il principio liberale dell’uguaglianza dei punti di partenza, poi i principi di merito e di tutela dei più deboli. Oggi in Italia sono tutelati i meno deboli e i meno dotati di merito.  Chi lavora in un ambiente da sempre caratterizzato dal culto del merito dovrebbe riceverne i benefici, oggi ne ricava solo svantaggi. 

© Rivoluzione Liberale

*Trattasi di una serie di articoli che verranno pubblicati il martedì ed il sabato e che complessivamente espongono una analisi dal punto di vista liberale, proponendo le relative  soluzioni.  

I precedenti articoli: 

L’aggravamento autoinflitto dai governi dei professori; Le tre Italie: i nuovi poveri delle città; Lo svantaggio competitivo nazionale nasce dalla congestione; Le tre Italie: con la crisi si ropme l’equilibrio; Le tre Italie: Settore amministrativo pubblico e i monopoli senza controllo; Le tre Italie: La crisi e le due Italie che diventano treLe tre Italie: Il settore produttivo prima della crisi


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