Fissare in un breve scritto alcuni eventi aiuta a comprendere il significato e la portata di ciò che accade nei Palazzi del Potere legislativo e negli studi televisivi.

Il 29 maggio 2013 potrebbe entrare nella storia della Repubblica italiana. In futuro i giovani potrebbero studiare le mozioni che sono state approvate nell’ultimo mercoledì di fine maggio 2013 dall’Assemblea di Palazzo Madama relativamente all’avvio di “una stagione di riforme costituzionali di ampio respiro”.

Fra virgolette è riportato un passaggio significativo del documento (1-00047) facente capo ai Gruppi di maggioranza del Senato (PD + PDL) a firma Zanda, Schifani e altri.

In tale contesto sono state approvate anche le mozioni presentate dalla Lega Nord, a firma Calderoli e altri (1-0031) , e dalle Autonomie, a firma Zeller, Laniece e altri (1-00044). Per facilitare la ricerca delle fonti, sembra utile citare i numeri di riferimento di questi documenti storici prodotti nel corso della  diciassettesima legislatura.

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta è intervenuto in aula per illustrare, tra l’altro, l’urgenza e i tempi di realizzazione delle riforme della Costituzione. Interessante sarebbe, per avere cognizione del pathos e della solennità del momento, osservare le immagini televisive registrate dei senatori mentre ascoltavano i discorsi illustrativi delle storiche scelte.

Nonostante l’importanza storica dell’avvenimento, il telegiornale della TV di Stato delle ore 19 lo ha reso noto come terza notizia.

La TV “la 7”, durante la serata del 29 maggio ha fatto diverse interviste a personaggi della politica italiana. Nelle interviste non sono stati affrontati, come c’era da aspettarsi, gli argomenti concernenti le riforme costituzionali “di ampio respiro”.

Ecco, per memoria, le interviste: alle ore 20, 30 la bravissima  e brillante giornalista Gruber ha intervistato il dott. Matteo Renzi, il sindaco di una città capoluogo di Regione appartenente al PD, che passa gran parte del suo tempo nei salotti televisivi; a seguire una lunga trasmissione denominata “faccia a faccia” e condotta dal bravissimo e brillante  giornalista Mentana. I due ospiti del faccia a faccia erano l’on. Veltroni, ex segretario e fondatore del PD, e il dott. Barca, probabilmente prossimo candidato alla Segreteria del PD.

Durante le interviste si è parlato molto del PD e di libri pubblicati di recente dal dott. Renzi e dall’on. Veltroni.

Questa è la breve cronaca di un pomeriggio del Senato della Repubblica italiana e di una serata televisiva da consegnare alla storia politico-istituzionale della Penisola.

C’è in Italia qualche partito che abbia manifestato dissenso relativamente alla necessità e all’urgenza di modificare la Costituzione italiana?

In effetti c’è. Ecco cosa è stato pubblicato sul sito del Partito Liberale Italiano il 16 maggio scorso:

“Permettere che questo squalificato Parlamento faccia la Riforma della Costituzione è come affidare la custodia del condannato al boia – asserisce con forza Stefano de Luca, Segretario Nazionale del Partito Liberale Italiano – bisogna impedirlo!

I Liberali si faranno promotori di una iniziativa per una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale e con sistema proporzionale – puntualizza de Luca – cui affidare il compito, in sede redigente, di predisporre un testo organico e coerente di riforme da sottoporre a referendum confermativo popolare.”

Il comunicato del PLI, nella sua brevità, è il portato di considerazioni politiche che tengono conto di innumerevoli principi e valori che sono molto lontani dall’attuale Parlamento, quanto meno per le modalità con cui è stato eletto. Sta di fatto che la legge elettorale, di dubbia costituzionalità, accentua e certifica una enorme distanza tra elettori ed eletti.

In buona sostanza il PLI, con una intransigenza che si potrebbe definire gobettiana, rivendica, in materia di modifiche alla Costituzione, il rispetto del principio “una testa un voto” che è stato recepito nell’art. 48 (Il voto è personale ed eguale”).

Quindi il PLI manifesta una intransigenza portata alle estreme conseguenze per i fatti censurati dallo stesso Presidente della Repubblica quando, col suo discorso di insediamento nel secondo settennato, afferma: “Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi.
La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell’abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti.”

Pretendere di riformare la Costituzione con una “sovra-rappresentanza in Parlamento” che tradisce il principio una testa un voto è imperdonabile per il partito di Via degli Uffici del Vicario. E il PLI ritorna all’antico, cioè  all’insegnamento di Piero Gobetti che, guarda caso, era un fervente sostenitore del sistema proporzionale.

Questa netta e vigorosa opposizione di de Luca alle riforme Costituzionali fa andare il pensiero alla battaglia del liberale Malagodi che, in isolamento e infruttuosamente, si oppose fermamente all’introduzione dei carrozzoni amministrativi nelle Regioni.

Resterà  solo il PLI in questa difesa della Costituzione?

© Rivoluzione Liberale 
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