“Liberiamo Roma” è la frase del momento.

Te ne accorgi circumnavigando la capitale, osservando le sue mura, ascoltando i dibattiti, le chiacchiere da bar. Quella scritta rosata su sfondo bianco colpisce. E’ una frase bella, densa, già colma di un’energia tutta sua. Una locuzione con dentro due idee forti: quella di libertà e la suggestione, mai sopita, di una Roma che può rinascere.

Un claim, dunque, come direbbero gli esperti, davvero vincente.

Marino, che l’ha adottato, ha di che essere soddisfatto. La sua campagna elettorale, che lo porterà a contendere ad Alemanno la poltrona da Sindaco al ballottaggio prossimo venturo, ha ritrovato, all’improvviso, vigore, forza, nutrimento. La scelta di “Liberiamo Roma” ha catalizzato consenso a sinistra, ha unito, coagulato sentimenti forti. Forse come non mai.

Merito di una sola frase? Chissà…

Nell’attesa che le urne parlino, sentenzino, sigillino il nome del nuovo o rieletto primo cittadino, un viaggio a ritroso in questa non facile campagna elettorale 2013 produce subito una sensazione strana: “Liberiamo Roma” ha il sapore di un suono già ascoltato. Quel claim ha già avuto una vita. Ha avuto un padre. E’ stato regolarmente registrato all'”anagrafe” come un vero figlio. La storia da raccontare è, pertanto, diversa da quella ufficiale. (Ma sempre avvincente).

Roba che farebbe entusiasmare giuristi d’impresa, spin doctors della politica, comunicatori di brand, copywriter e altri professionisti del settore. Mentre non si esclude che in futuro a parlare saranno le carte bollate di qualche studio legale.

“Liberiamo Roma” pare abbia avuto due vite, due percorsi diversi, addirittura contrapposti. Cosa che per i simboli politici è praticamente impossibile.

La verità, invece, è che il padre “naturale” di “Liberiamo Roma” è Edoardo de Blasio, candidato col Partito Liberale Italiano a Sindaco di Roma in queste elezioni amministrative 2013.

Già dal Dicembre 2012, il tanto fortunato ed efficace claim indossava la veste di un’associazione, di un sito, di un contenitore di idee e proposte politiche, tutte sotto l’egida paterna di de Blasio. Per poi entrare nella competizione politica amministrativa del 26 e 27 maggio 2013 grazie ad un’intesa con il Partito Liberale Italiano con cui portava avanti profonde istanze di rinnovamento e di trasformazione della Capitale.

“Liberiamo Roma” muoveva i primi passi come brand politico per poi diventare una vera e propria lista elettorale per le elezioni amministrative del 26 e 27 Maggio 2013.

Cosa è successo dopo, dunque? Perché all’improvviso quel nome così forte, incisivo è divenuto proprietà di un altro candidato?

Il padre “naturale” del claim, Edoardo De Blasio, ha forse concesso in adozione a Ignazio Marino, questo suo figlio?

Pare di no. E allora?

A volte, la verità è semplice: il candidato del PD si è impossessato di un claim già esistente. Regolarmente registrato. Di proprietà di un altro candidato. Non solo. L’ha utilizzato, come è evidente, facendolo diventare il vessillo ufficiale di quest’ultimo scorcio di campagna elettorale. Lo ha raccolto da terra, nel momento in cui lo stesso era caduto dopo la mancata elezione di de Blasio e della sua lista.

Ed è lecita un’operazione del genere?

Il giurista d’impresa e l’esperto di diritto industriale non solleveranno completamente le spalle. Qualcosa di anomalo c’è. La nuova paternità di quel claim si consolida proprio nel momento cronologico ideale, quasi strategico: quello che, con ogni probabilità, fa scongiurare una tutela inibitoria del marchio. Strano, direbbe qualche persona particolarmente maliziosa. La tutela dei marchi e dei claim, in fondo, parla chiaro: fondamentale è non generare confusione. E in una partita a due, in un testa a testa come quello tra Marino e Alemanno, generare confusione è più difficile. Più facile, allora, è raccattare idee. Quelle forti, calzanti. Vincenti. Anche se altrui…

© Rivoluzione Liberale

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