2014. Questa la data fissata dal Presidente Barack Obama per il ritiro delle truppe combattenti dall’Afghanistan. Un ritorno che anche l’Italia ha programmato a scaglioni. Lo scorso anno in America il 60% della popolazione statunitense risultava contraria, secondo un sondaggio del Washington Post, alla guerra e favorevole a far tornare i “boys” a casa. Secondo le stime della Casa Bianca,dopo il 2012, sarebbero dovuti restare nel Paese circa 70.000 militari americani.

Come siamo messi in Italia? Dopo il caso La Rosa, l’ennesimo, l’attenzione ritorna sui militari che ancora sono impegnati in questa terra lontana. Vediamo un po’ di numeri: secondo il nuovo governo Letta, il Bel Paese, facendo parte della missione Isaf, dovrebbe rispettare i tempi di ritiro e questo, nonostante alcune forze politiche avessero espresso con forza il desiderio di ridurre i costi di questa inutile spesa per le casse dello Stato.

Quali i tempi? Una prima riduzione del contingente italiano sarà attuata già a settembre: gli italiani abbandoneranno gradualmente le basi di Boluk e Farah per spostarsi al nord del Paese. Questo comporterebbe una diminuzione di 1000 unità e il contingente passerebbe dalle 3000 a 2000 entro la fine del 2013.

Secondo i programmi degli altri componenti della forza Nato e del governo di Kabul, per il 2014 dovrebbe finalmente attuarsi il passaggio di consegne alle forze afghane e così, finire la missione Isaf. Ciò però non significherà abbandonare il paese, poiché il governo di Karzai ancora non è pronto a contrastare i talebani. Secondo gli occupanti.

Nel 2015 prenderà avvio l’operazione “Resolute Support”, deciso dai ministri della difesa riuniti a Bruxelles. Cosa prevede? La presenza militare, anche se all’interno di una missione di pace, nell’ovest del Paese con la partecipazione italiana. Quando arriverà l’ora, per quasi 1000 unità italiane, di tornare a casa?

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