Interessante, ma insufficiente anche come premesse metodologiche; il mio amico Alessandro De Nicola lancia un “pensatoio” che definisce liberale e sul modello dell Heritage. Il nome di un tale Think Tank è “Italia Aperta” (bello e riecheggiante il concetto popperiano di “società aperta”) e si propone anche di monitorare le politiche nazionali, regionali e locali. Nel corso di una presentazione sul Sole 24 ore (qui riportata) viene affermato che “La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica”. Non so se è proprio quanto esposto da Alessandro o se è un sintesi giornalistica, ma in ogni caso ritengo che l’assunto sia errato, meglio incompleto; per tale motivo, quindi,, rischia di essere l’ennesimo proposito “demi-liberale” (ormai tutti sono “mezzi-liberali” o perlomeno un pò anche liberali, ma chissà perché alla fine quel “poco” assume una consistenza ed una rilevanza non misurabile neanche intermini omeopatici). 
Mi riferisco alla questione che “La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica”. Credo che la libertà economica sia una delle condizioni necessarie (e comunque non sufficienti), non la (sola) necessaria (e immagino sia sottinteso anche la sola sufficiente) alla libertà politica. 
Questa è una impostazione economicistica di una teoria politica, che presenta una decisa analogia al procedimento del pensiero marxiano e di larga parte del marxismo e neo-marxismo e che non rende giustizia al percorso del pensiero liberale che è decisamente più complesso, anche nelle sue tante articolazioni (dalle più moderate che si pongono al centro dello schieramento politico e propense a dialogare ed a volte a collaborare con le destre e con politiche conservatrici, alle più spinte e radicali che si pongono a sinistra -nel senso autentico del termine e non in quello provincialotto attribuito in Italia). Anche nel liberalismo classico, con lo stesso Adam Smith che realisticamente e prudentemente ammoniva a non ridurre la libertà alla dimensione economica ed a maggior ragione del liberalismo contemporaneo, che è compiutamente liberaldemocratico o dahlianamente poliarchico, interessandosi alle libertà di ognuno, nessuno escluso, piuttosto che alle libertà ristrette di chi può permettersele (una visione di libertà ristrette -oligarchiche- o meritate -neoaristocratiche- viene riproposta coerentemente oggi non ovviamente da parte liberale, bensì da parte conservatrice o neoconservatrice o da parte di ossimorici e cosiddetti liberal-conservatori). Giova ricordare che tali libertà in capo a qualcuno erano già note da tempo -presenti diffusamente nel medioevo, ad esempio- e si chiamavano e chiamano “privilegi”. Il liberalismo contemporaneo (ma serve tale aggiunta nella teoria politica più aperta dinamica ed a-dogmatica che ci sia ?) coniuga le libertà economiche (di intraprendere, di partecipazione alle scelte del mercato quale attore economico e non mero spettatore, di accesso a risorse primarie e di cittadinanza, ecc.), assieme alla libertà dalla povertà e dal bisogno ed assieme alle altre dimensioni della libertà (tutte egualmente necessarie per una libertà equilibrata sia nei suoi aspetti, sia nella sua distribuzione nei soggetti che coinvolge). 
La riproposizione della sola libertà economica (magari in capo a chi già ha strumenti, quindi neanche inclusiva e basata sullo status quo) non aiuta le ragioni della libertà, ed alla fine non aiuta neanche le ragioni della sola libertà-privilegio di intraprendere. Non aiuta la giusta e finalmente non equivoca definizione di liberalismo, almeno in Italia e nei paesi dell’Europa mediterranea;. Non aiuta quanti siano Conservatori, Socialisti, Moderati o genericamente riformisti pragmatici senza valori e finalità politiche (sulle orme di Eduard Bernstein, per cui “il movimento è tutto, il fine è nulla”), che, camuffati da altro, impediscono all’offerta politica di manifestarsi in coerenza ad una delle regole di sussistenza del regolare e corretto Mercato: la trasparenza e la completezza delle informazioni sui “prodotti da scambiare”. In questo caso sulle ricette politiche da adottare.

 © Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Apprezzo il testo ma rimane aperta l’individuazione della soluzione: che fare per riempire il vuoto che manca alla visione economica ??? Quali atti concreti può un liberale porre in essere per far uscire la società civile attuale dall’impasse nihilistica ??? Mi farebbe piacere parlarne.

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