Mansour,  El Baradei, el Beblawi e il generale Al Sissi sono i nuovi uomini forti del Cairo. Gli egiziani hanno “scoperto” il volto del loro nuovo Presidente,  Adly Mansour,  giovedì 4 Luglio e solo dopo diversi giorni di serrate trattative tra gli attori di questa nuova fase della Storia egiziana, l’Egitto ha anche un Primo Ministro, Hazem el Beblawi. Ma chi sono ? Quale potere hanno? E soprattutto chi ha effettivamente qualche potere?

Il giudice Adly Mansour ha prestato giuramento, come Presidente ad interim, all’indomani della destituzione da parte dell’esercito dell’islamista Mohamed Morsi. “Mi impegno a preservare il sistema repubblicano, a rispettare la Costituzione e la legge e a proteggere gli interessi del mio popolo”, ha dichiarato durante una breve cerimonia nella sede del Consiglio Costituzionale. Nominato lo scorso Maggio – per volontà di Morsi stesso –  a capo della Corte Costituzionale presso la quale aveva preso funzione solo tre giorni prima della caduta del “suo” Presidente, Mansour è uno sconosciuto per la maggior parte degli egiziani. Contrariamente ai principali leader dell’opposizione – come il Premio Nobel della Pace El Baradei  o l’ex leader della Lega Araba Amr Mussa – il suo nome non è mai comparso tra i potenziali successori di Morsi. Consigliere di Stato, sessantasette anni, ha alle spalle una lunga carriere di Magistrato in seno al Consiglio di Stato. Ha anche vinto una borsa di studio per studiare all’ENA a Parigi, ma non si è mai diplomato nella prestigiosa scuola di Alta Amministrazione parigina. Ha lavorato in Arabia saudita dal 1983 al 1990 come consigliere , come spesso fanno i consiglieri di Stato del suo Paese. Hazem el Beblawi è il nuovo Primo Ministro ad interim, eletto dopo diverse estenuanti giornate di discussioni. A differenza di Mansour la sua è una figura di rispettato e conosciuto economista e uomo politico. A 76 anni è già stato vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze nel 2011. La sua nomina non è stata frutto dell’unanimità di consensi. I Fratelli Musulmani hanno già respinto la sua offerta di entrare nel nuovo Governo, i giovani di Tamarod e del Fronte di Salvezza Nazionale rimproverano a el Belawi di non essere il loro uomo. A lui avrebbero preferito Mohamed El Baradei il quale ricoprirà la carica di vice Primo Ministro, dopo il rifiuto dei salafisti di Al Nour alla sua nomina a Premier.  El Beblawi è considerato come troppo vecchio per incarnare il nuovo Egitto. I giovani temono anche che questo partigiano dell’economia liberale non prenda sufficientemente in considerazione la dimensione sociale della crisi economica egiziana. Il FMI esige una riduzione del deficit di bilancio, e questo significa un parziale blocco delle sovvenzioni statali. Ma el Beblawi, dettaglio non da poco, ha fatto parte del Consiglio d’Amministrazione di numerose banche e fondi d’investimento del Golfo, Regione nella quale è molto apprezzato, a tal punto che l’Arabia Saudita e gli Emirati hanno già sbloccato 8 miliardi di aiuti economici all’Egitto: 4 miliardi di prestiti senza interessi e quattro miliardi di donazioni. Alcune petroliere sono già in rotta verso l’Egitto per permettere di risolvere le penurie di carburante e di energia nella Valle del Nilo. Anche il Kuwait ha promesso aiuti che dovrebbero raggiungere i 3 miliardi di dollari. A questa “manna” andranno ad aggiungersi nuovi investimenti in Egitto. Ai tempi di Morsi questi Paesi li rimpatriavano i loro investimenti… I Paesi del Golfo sembrano essere il comune denominatore nella storia di questi nuovi “potenti” egiziani, “sponsor” importanti come qualcuno ha detto. Respinta la sua nomina dal secondo Partito islamista dell’Egitto, Al Nour, il favorito dell’opposizione egiziana, Mohamed El Baradei è molto popolare tra i militanti pro-democrazia per le sue lotte contro Mubarak prima e Morsi dopo. Capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) dal 1997 al 2009, è reputato integro ed austero. E’ durante la sua permanenza all’AIEA che si è fatto notare per le sua critiche alla politica americana, giudicata troppo bellicosa. Nel 2005 ha ricevuto il premio Nobel per la Pace per il suo lavoro in seno all’Agenzia per l’Energia Atomica, nella sua battaglia contro la proliferazione di armi nucleari. Nonostante i suo 71 anni piace ai giovani, agli intellettuali e alle classi medie urbane per la sua moderazione. Attaccato violentemente dal potere dopo la caduta di Mubarak per i numerosi anni passati all’estero che ne avevano fatto uno sconosciuto in patria, viene “riabilitato” dalla strada per l’essersi esposto contro il potere in mano al maresciallo Tantaoui e per aver partecipato alle manifestazioni. Secondo lui il potere militare di transizione perpetua il sistema repressivo di un tempo. E’ ormai la voce del Fronte del 30 Giugno, che unisce i più importanti partiti e movimenti ostili al Presidente destituito. Il Generale Abdel Fattah al-Sissi, Ministro della Difesa e capo del potente Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSFA), ha fatto un entrata piuttosto rumorosa sulla scena politica egiziana, annunciando che non avrebbe lasciato il Paese “ annegare in un cupo tunnel fatto di conflitti e disordini” e che era “dovere morale e nazionale dell’esercito intervenire” in caso di rischio di “crollo delle istituzioni e dello Stato”. Qualcuno lo vede come nuovo Presidente dell’Egitto. Nell’infinito marasma politico nel quale gli egiziani cercavano un leader capace di rappresentare una via d’uscita dalla crisi, il Generale è stato indubbiamente una guida importante. Discreto, formato in una accademia militare britannica nel 1992, poi in una scuola militare statunitense nel 2006, al Sissi succede  nell’Agosto del 2011 all’influente Tantaoui, che nessuno aveva voluto, o potuto detronizzare fino a quel momento. Ex capo dei Servizi militari, il suo arrivo a capo del CSFA era stato visto con favore dagli Stati Uniti, favore  espresso pubblicamente dal capo del Pentagono Leon Panetta. La sua carriera di ufficiale fa di li un uomo del sistema militare egiziano. La sua nomina da parte di Morsi e il sua parentela con un membro importante della confraternita, avevano creato intorno alla sua figura sospetti di connivenza con i Fratelli Musulmani, tesi smontata da chi sostiene che se così fosse stato, mai avrebbe potuto arrivare così in alto nella gerarchia militare. Preoccupato di ripulire l’immagine dell’esercito e modernizzarlo per far fronte alla sicurezza regionale, soprattutto nel Sinai, il generale non si mostra troppo interventista nella politica di Morsi, almeno fino alle ultime settimane.

Questi sono i giocatori in campo, ma il compito che il Primo Ministro e la sua squadra dovranno svolgere è immenso. Non c’è solo il piano politico interno, con le elezioni da organizzare, la Costituzione da riformare e il Governo da creare. L’Egitto dovrà  giocarsi molto bene la partita anche sul campo internazionale. Arabia Saudita e Emirati Arabi, ostili ai Fratelli Musulmani, si erano astenuti, nonostante le promesse iniziali, ad aiutare l’Egitto di Morsi. Oggi, è a suon di dollari che i due Paesi salutano la sua destituzione. Gli ormai ex sostenitori del Paese, Qatar e Turchia, sembrano essere fuori dalla partita. Risollevare l’economia egiziana vuol dire risolvere parte dei problemi socio-politici del Paese, ossia “il problema”.  Gli Stati Uniti, “consigliati” da Israele, si sono posizionati a fianco dell’opposizione e dei militari egiziani, giudicando che non fosse, visto il momento storico, “nell’interesse del Paese” mettere fine al sostegno finanziario  e militare dell’Egitto. L’Impatto negativo sulla sicurezza di Israele sarebbe deleterio per tutta la Regione. A nessuno di loro conviene che il più grande Paese della Regione cada in mano “nemica”.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI