L’Italia si sa, a parte il fortunato periodo degasperiano, non se l’è mai cavata bene con le relazioni diplomatiche. Ha sempre dovuto guadagnarsi un posto al tavolo delle trattative, in un certo senso. A volte abbassando la testa, altre allineandosi con l’alleato più forte. Il caso kazako però dimostra che anche la diplomazia ha degli scheletri nell’armadio.

Torniamo un attimo indietro ai fatti: la notte tra il 28 e il 29 maggio la moglie del dissidente Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva, viene prelevata da degli agenti italiani insieme alla figlia, Alua. Quando scoppia il caso sulla stampa è ormai troppo tardi, le due sono state già rimpatriate il 31 maggio e pare che nessuno sapesse niente. Fino al 5 luglio, quando esplode quella che molti hanno definito una “montatura” o una bomba mediatica. Anche l’UE  non ha mancato di chiedere spiegazioni al Bel Paese. L’Italia nega tutto, afferma di non sapere: in primis il Ministro degli interni Alfano, poi il Ministro degli Esteri Bonino. Ignari della vicenda.

L’Italia sarebbe colpevole, infatti, non solo di aver rimpatriato due persone senza apparente motivo (anche se qualcuno sottolinea la loro condizione di clandestine) ma soprattutto di averle rimandate in un Paese, il Kazakistan, dove i diritti umani sono particolarmente a rischio. Il Presidente governa col pugno di ferro e si chiama Narsultan Nazarbayev. Dal 1990, anno dell’indipendenza dall’Unione Sovietica, il Kazakistan ha conosciuto solo lui. Nel 2005, le elezioni lo confermarono con una maggioranza del 91%, nel 2011 arriva al 95% di preferenze.

Ampiamente criticate dalle organizzazioni internazionali e dall’OSCE, le elezioni kazake che lo hanno riconfermato sembrerebbero essere viziate da brogli e poco democratiche. Non solo le tornate elettorali sono sotto la lente di ingrandimento ma anche il rispetto dei diritti umani da parte del governo. Sono state le Ong, infatti, a lanciare l’allarme sulle conseguenze che il rimpatrio potrebbe portare con sé. Pestaggi, torture e maltrattamenti e la possibilità di finire in galera sono tutte opzioni che aspetterebbero la Shalabayeva nella sua terra d’origine. Con il preciso obiettivo di far ritornare il marito traditore in patria dove lo aspetta una sorte non certo più favorevole.

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