C’è voluta quasi una settimana per trovare un nuovo Primo Ministro e altrettanto tempo, dopo, per formare il Governo. Finalmente lo scorso 16 Luglio, il nuovo esecutivo, formato da una trentina di persone provenienti da ambienti diversi, ha prestato giuramento. Se i giovani egiziani e il mondo degli affari esprimono grande soddisfazione, i Fratelli Musulmani hanno immediatamente respinto il nuovo Governo di transizione, negandogli qualsiasi tipo legittimità e autorità.

Il mondo degli affari ha accolto positivamente la nuova squadra composta da economisti riconosciuti e qualificati, ma ciò che apprezza maggiormente è l’esclusione dei Fratelli Musulmani, quei Fratelli che portavano avanti una larvata guerra contro gli uomini d’affari laici e cristiani a suon di attacchi del fisco. Un esempio è il tycoon delle telecomunicazioni ,Naguib Sawires, che ha già dichiarato che investirà massicciamente in Egitto. Anche gli investitori del settore turistico sono ottimisti. Gli islamisti al Governo avevano piombato, a colpi di dichiarazioni contro i bikini e gli idoli pagani, una industria già pesantemente colpita dal problema della sicurezza. Anche i giovani hanno accolto positivamente il Governo nonostante l’avanzata età media dei suoi componenti. Alcuni militanti sono stati nominati assistenti dei Ministri, il tempo di prendere confidenza con l’alta Amministrazione. Mahmud Badr, leader del Movimento Tamarod che è alla base della destituzione di Morsi è soddisfatto per questo Gabinetto. “Dall’inizio – spiega – abbiamo detto in modo chiaro che il solo criterio del quale avremmo tenuto conto per la scelta dei Ministri era la competenza (…) Avevamo bisogno di un Governo di tecnici capaci di gestire il Paese in questa fase di transizione.” Anche le donne e i cristiani sono soddisfatti. Tre donne e tre cristiani membri di un esecutivo è una cosa che non si era ancora mai vista. Per i Fratelli Musulmani  non era invece concepibile poter partecipare a questo Governo, che rifiutano tassativamente di riconoscere. “Abbiamo un finto Presidente, un finto Governo, una finta Costituzione –  assicura Saad el-Husseini  – un dirigente del Partito Libertà e Giustizia. Respingiamo questo Governo e tutto ciò che deriva dal colpo di Stato militare. Non c’è altro Presidente che Mohamed Morsi, non c’è altra Costituzione che quella accettata dal popolo, non c’è altro Governo che quello di Kandil.” Un portavoce dei  Fratelli Musulmani ha promesso che ci sarà un appello generale alla disobbedienza. I partigiani del Presidente destituito potrebbero essere chiamati a non lavorare più o a non pagare le bollette. Potrebbe essere giocata la carta dell’ostruzionismo. I compiti che aspettano questo nuovo Governo sono numerosi, ma questa settimana, Ziad Bahaa Eldin, diventato vice Primo Ministro, ha spiegato che questo Gabinetto si sarebbe concentrato su sei dossier scottanti. Innanzitutto ristabilire la sicurezza nelle strade, rimettere poi in moto le fabbriche e le imprese dove il lavoro è stato interrotto, regolarizzare le finanze dello Stato. Il Governo vuole anche rapidamente essere in grado di fornire i servizi di base alle famiglie più povere, senza aumentare il bilancio dello Stato. La scarsità di benzina, elettricità, l’aumento dei prezzi del pane avevano fatto salire la tensione nei confronti del poter precedente. Questo Governo deve poi rilanciare il processo politico e organizzare delle elezioni nel nome della trasparenza e della Democrazia. La prima tappa deve essere la redazione e l’adozione di una nuova Costituzione. Non poco.

Ma se in questa nuova fase è chiaro che “vincitori” siano l’esercito, nella figura carismatica di al-Sissi, El Baradei, uomo di punta dell’opposizione, i salafisti, nella loro importante posizione di “arbitri”  e l’Arabia Saudita, primo grande sponsor della nuova squadra al potere, che creano tutti insieme un quadro tutto sommato positivo per la ripartenza dell’Egitto, non dimentichiamo che altrettanto “vincitori” possono essere considerati Al Qaeda e Bachar el-Assad. Al Qaeda perché la destituzione del primo Presidente islamista arrivato al potere grazie al voto popolare potrebbe ridare credibilità ai movimenti islamisti armati, Assad perché da sempre ostile a Morsi che aveva criticato duramente il regime del suo “vicino”. E questo non è un “bene” per il futuro del Paese. Forse è per questo motivo, che gli Stati Uniti, fino ad oggi in una posizione nebulosa, hanno deciso di riaprire con decisione i giochi in Medioriente. La loro “paura” di perdere un alleato così importante è tangibile, e a ragion veduta: l’Arabia Saudita si sta muovendo egregiamente. Andando contro la Piazza e i suoi manifesti anti Obama, che sovrastano quelli dell’idolo del momento, il Generale al-Sissi, mostrando tutto il rancore per coloro che fino a ieri “sostenevano” i Fratelli  Musulmani, William Burns si è recato nella capitale Egiziana avvolta dai lacrimogeni lanciati nelle manifestazioni delle ultime ore. E’ il primo membro dell’Amministrazione americana  a rendersi in Egitto dalla destituzione del Presidente Morsi, in una capitale divisa, dove né  pro né anti Morsi  si fidano più di Washington,  e dove il Partito salafista Al Nour, secondo Movimento islamista del Paese e il Tamarod (Ribellione), hanno declinato l’invito del Segretario di Stato americano aggiunto. “Per prima cosa devono (gli USA) riconoscere il nuovo sistema”, ha dichiarato il fondatore di Tamarod, Mahmud Badr. “Devono poi presentare le loro scuse per il sostegno ai Fratelli Musulmani e al terrorismo. Poi vedremo”. Nour, che ha accettato il colpo di mano dell’esercito, motiva il suo rifiuto a causa dell’”ingerenza” degli Stati Uniti negli affari dell’Egitto, considerata del tutto “ingiustificata”.  Se Burns si fosse recato dove i manifestanti anti Morsi hanno l’abitudine di riunirsi, avrebbe anche potuto vedere le gigantografie dell’Ambasciatrice americana, Anne Patterson, sovrastate dalla scritta “vattene strega!” . Certamente una posizione non proprio comoda quella degli Stati Uniti. Il diplomatico, che ha incontrato Adli Mansour, nominato dall’esercito Presidente ad interim, e il nuovo Primo Ministro, el Bablawi, ha dichiarato che gli Sati Uniti non avrebbero tentato di imporre il loro modello all’Egitto, né sostenere Partiti o personalità particolari. Ma è corso lì, appena sentito il terreno scivolargli sotto i piedi. E così ha fatto Kerry, in questi giorni ad Amman per tentare di rimettere in piedi il processo di pace israelo-palestinese, ma anche per parlare di Siria ed Egitto. Kerry, ricordiamo, aveva effettuato una maratona diplomatica in Medioriente fine Giugno, rivendicando dei progressi nel processo di Pace, ma senza altro risultato che una richiesta di ripresa dei negoziati in stallo dal 2010. In realtà per ora non è previsto nessun colloquio tra Kerry e Netanyahu e comunque le cose non sembrano essere di facile soluzione viste l’ultimo scontro tra UE e Israele sulle colonie.

Ora l’Egitto ha una nuova possibilità. Chissà che le lezioni del passato non vengano dimenticate troppo presto.

© Rivoluzione Liberale

151
CONDIVIDI