Il caso Calderoli-Kyenge e il dossier Kazakistan sono le due storie che maggiormente girano nei media internazionali, ma delle quali noi vorremmo sentire parlare il meno possibile. Due storie squallide, molto diverse tra loro, che però arrecano, per l’ennesima volta, un danno molto grave alla nostra immagine. La Ministra Kyenge ha già, da parte sua, padrona di un self control invidiabile, “archiviato” il caso. L’espulsione (anche se il termine anglosassone e francese più utilizzato per definire questo atto suona molto più sinistro: deportazione) della mamma kazaka e della sua bambina di sei anni forse non sarà “cassata” altrettanto facilmente. Senza alcun dubbio viene fuori l’immagine di un’Italia volgare e ignorante, dove ai rappresentanti delle istituzioni viene “perdonato” praticamente tutto. Calderoli non si è dimesso, Alfano è stato salvato in corner, ma l’immagine di civiltà politica e l’idea di rispetto della dignità umana sembrano misconosciuti nel nostro Paese. Almeno è quello che pensano di noi all’estero. Una delle poche personalità che sembra essere all’altezza delle sue responsabilità è proprio Cecile Kyenge, ma tutte le manifestazioni di “solidarietà”, dal sapore stucchevole, non devono però illudere nessuno. E’ la profonda, deplorevole trasformazione politica e culturale dell’Italia che ha reso possibili due atti che non fanno parte della nostra vera cultura. La crisi morale, dalle radici profonde, va affrontata oggi più che mai, per non trovarci, nuovamente ad affrontare articoli dai titoli che non fanno che discreditare un Paese che in realtà non lo merita. Le Point titola il suo articolo En Italie plus de racisme qu’ailleurs?  (L’Italia più razzista di altri?) “Confrontata ad una spinta di razzismo verbale, l’Italia è stata per lungo tempo terra di emigrazione e non è che da poco che accoglie ondate di migranti”. Il problema, secondo il quotidiano, non sono gli italiani, né la loro Storia (vengono citate le Leggi razziali del 1938), da noi non c’è più razzismo che altrove, il problema risiede nell’attuale forma di Governo che fa si “che i valori abbiano ceduto il passo alla realpolitik”. A Cecile Kyenge sono stati dedicati moltissimi articoli soprattutto dalla stampa africana, Cameroonvoice riporta un’intervista rilasciata dalla Ministra alla BBC nella quale sottolinea quanto importante sia per qualcuno che, come lei, rappresenta le istituzioni, usare un linguaggio “diverso” da quello che è stato utilizzato nei suoi confronti. AuFait (Marocco) titola il suo pezzo Un senateur italien compare un ministe à un singe, e sull’importante testata Slate Afrique, Raoul Mbog, giornalista e esperto di mutazioni sociali e culturali, scrive “pensavamo aver raggiunto il colmo dell’intolleranza, quando a metà Giugno, una rappresentante locale del Partito xenofobo Lega Nord, si rammaricava che la prima nera eletta Ministro in Italia non fosse mai stata violentata (…) ma non avevamo fatto i conti con l’ossessione razzista della Lega Nord (…) Se Cecile Kyenge prende con filosofia ogni nuovo insulto, ciò non vuol dire che non sia urgente che tutto questo finisca.” Il giornalista critica l’atteggiamento troppo morbido della Kyenge. Il problema dell’integrazione, secondo lui, non verrà mai risolto in questo modo. Ci sono poi i titoli del Financial Times dove Phillip Stephens, nel suo articolo Italy must throw out its racist politics, afferma che “il Paese è arenato nel passato per ciò che riguarda l’equità di genere e di razza”. Sempre sulla stessa testata, Guy Dinmore riporta nel suo pezzo UN Condemns Italy’s Deportation of Mother and Child,  la pesante “condanna” delle Nazioni Unite per il secondo caso, a dir poco spiacevole, che ci vede coinvolti: la vicenda del Kazhakistan. Vicenda ripresa da Amnesty International che in un comunicato stampa chiede che il Governo Italiano renda conto “dell’espulsione illegale verso il Kazakhistan.” Essere “ripresi” da Amnesty International non è certamente il massimo. Davidson nel suo articolo Italy’s FirstBlack Minister Suffers Even More Racial Abuse, scritto per Time, cita anche gli insulti razzisti gridati a Balotelli durante una partita di calcio, ”la spietata natura del fanatismo urlato a Kyenge dimostra che l’Italia ha ancora molta strada da fare.” Non possiamo più fare passi falsi, non possiamo più permetterci di dare la possibilità di dare l’idea di avere rappresentanti “che preferiscono prendersi il rischio di passare per imbecilli ignari di tutto, che di essere considerati complici” (P. Ridet, Le Monde 15/7/2013 riguardo alle vicenda Kazaka) e organizzano “raid rocamboleschi” (R. Heuzé, Le Figaro 16/7/2013) o che siano poco permeabili alla crescita culturale, come scrive The Japan News il 19 Luglio, vista la “recrudescenza di razzismo nelle nostra battaglia ad adattarci dovuta al nuovo trend preso dal nostro Governo nella campagna sull’immigrazione, che alimenta il clima di xenofobia”. E intanto anche Roberto Seldon Lady torna tranquillamente a casa sua, negli USA. Non siamo stati abbastanza perspicaci, once again a cogliere l’attimo.

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