L’Esercito Siriano Libero combatte ormai su due fronti: contro le forze di Bachar Al Assad e contro gli oppositori islamisti che vogliono controllare le zone liberate. Secondo un rappresentante dell’ESL, Al Qaeda avrebbe addirittura l’intenzione di annunciare la creazione di uno Stato Islamico nel Nord della Siria.

E’ da diversi giorni che in Siria si parla di questo nuovo fronte. L’Esercito Siriano Libero non deve più far fronte all’esercito “regolare” di Assad, ma viene continuamente messo alla prova da un nuovo nemico. Una nebulosa terrorista islamista che dice essere affiliata ad Al Qaeda, ormai onnipresente nei Paesi in conflitto, dove il potere si indebolisce (Irak, Afghanistan, Mali). Un membro dell’ESL ha dichiarato che un gruppo che si è autoproclamato affiliato di Al Qaeda, vorrebbe annunciare a breve la nascita di uno “Stato Islamico nel Nord della Siria controllato dagli Jihadisti”. Le sue parole sarebbero state riportate dal quotidiano pan-arabo Al Awast, solitamente ben informato. La proclamazione dovrebbe aver luogo alla fine del Ramadan, nel giorno dell’Aid. “I punti di passaggio frontalieri sono la priorità per il gruppo, servono a controllare le armi, le munizioni e permettere il contrabbando di petrolio per autofinanziarsi”, prosegue il rappresentante dell’Esercito Siriano di Liberazione. Controllando gli scambi transfrontalieri, gli islamisti si doterebbero di strumenti di pressione sui Siriani e priverebbero l’ESL, costretto ormai a lottare su due fronti, della possibilità di far fronte alle forze di Assad. La messa in opera di questo piano sarebbe iniziata la settimana scorsa con l’assassinio di un comandante dell’ESL e di suo fratello nel villaggio di Dana, seguita dall’uccisione di Kamal Hamami, membro del Consiglio del Comando Supremo, una delle personalità più in vista dell’ESL. I gruppo dei ribelli è iventata una vera polveriera, le tensioni e gli scontri mortali diventano sempre più frequenti tra i moderati sostenuti dagli occidentali e i gruppi Jihadisti come il fronte Al Nosra e lo Stato Islamico in Irak e in Levante (EIIL). Lo scorso 17 Luglio, l’Osservatorio siriano per i diritti umani riportava violenti combattimenti avvenuti tra combattenti kurdi siriani e combattenti del fronte Al Nosra, di EIIL e altri gruppi estremisti in una località alla frontiera della Turchia. Sembrerebbe che questi  combattimenti  oggi si siano placati, ma per quanto? Problemi che si aggiungono ad una situazione di già difficile gestione. Che la posizione dei ribelli non fosse proprio limpida non è una novità, tanti gruppi, tutti con molte incognite sul loro passato. La crisi tra jihadisti estremisti e islamisti “moderati” non fa che ingarbugliare ancora di più la situazione. Aiutare i ribelli si o no? Se è certo che Al Nosra sia stata definita “ramo indipendente di Al Qaeda”, dal Capo di Al Qaeda, Ayaman A Zawahiri, l’EIIL è stata semplicemente congedata e non ha ricevuto l’avvallo per utilizzare il marchio “Al Qaeda”, creando non pochi malumori. Per gettare benzina sul fuoco qualcuno afferma che le tensioni tra i due gruppi nascono dalla “sirianizzazione” di Al Nosra, originariamente costola irachena di Al Qaeda, e che la sua ideologia Jihadista sia meno ferma di un tempo. Quello che è certo è che i due gruppi vogliono imporre (separatamente) la loro autorità sulle sedicenti zone “libere” e non hanno nessuna intenzione a lasciar spazio all’ESL. Secondo il giornalista pakistano Ashmed Rashid, grande esperto di Talebani, un terzo ceppo è venuto a mescolarsi a questa folla sanguinaria: il TTP (Tehrik e Taliban Pakistan), un gruppo rigorista Talebano pachistano che ha inviato centinaia di uomini in Siria. Una forza islamista che cresce come un’onda in piena e che fa temere agli osservatori locali che dietro ci sia una subdola manovra di Bachar Al Assad, che utilizzerebbe combattenti stranieri per dividere i ribelli, ma soprattutto semina sempre più dubbi sull’opportunità di fornire armi agli oppositori siriani. In molti sono ormai convinti che armare l’ESL oggi equivale ad armare Al Qaeda.

Intanto, in questa situazione di grande precarietà, la Gran Bretagna avrebbe rinunciato a consegnare le armi promesse ai ribelli moderati mentre gli Americani tergiversano. Un colpo duro per Parigi che era stata, insieme a Londra, la maggiore paladina nella battaglia sulla fornitura di equipaggiamento militare ai ribelli siriani. Sei settimane dopo aver ottenuto la sospensione dell’embargo da parte dell’Europa, la Gran Bretagna ha fatto marcia indietro. Motivo ufficiale il malumore degli inglesi sulla questione, motivo ufficioso le infiltrazioni terroristiche, ormai quasi ingestibili all’interno dell’ESL.  Ma se Parigi non si da per vinta e lascia intendere un suo possibile coinvolgimento diretto se le venisse assicurata la consegna delle armi all’ESL (un Mali bis?), con il quale è sempre in contatto, non ci dimentichiamo che il filo diretto con i ribelli lo detengono i Paesi del Golfo. La volatilità della tragedia siriana sembra ipotecare drammaticamente qualsiasi tipo di soluzione “pacifica”.

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