Il Nord-Kivu è nuovamente teatro di violenze sanguinarie tra i ribelli dell’ M23 e l’esercito regolare del Congo. Dopo diversi mesi di relativa calma, gli scontri riprendono nonostante la “minaccia” di intervento delle Nazioni Unite.

I combattimenti sono ripresi intorno a Goma, capitale del Nord-Kivu. Gli scontri si susseguono e le violenze che vedono opporsi l’esercito regolare e i ribelli dell’ M23 continuano a fare morti. Si stanno superando le 400 vittime. Una situazione che preoccupa la comunità internazionale e le Nazioni Unite, che sembrano essere pronte ad intervenire. Da diversi mesi, e malgrado un tentativo di negoziato fallito, la situazione sembrava essersi placate. Questa ondata di violenze e combattimenti marcano un vero ritorno di fiamma negli scontri che oppongono tradizionalmente l’esercito del Congo ad un gruppo di ribelli ammutinati riuniti dietro allo stendardo del Movimento del 23 Marzo. Questi combattimenti sono concentrati da Domenica 14 Luglio intono alla capitale della Regione. I due clan si rimpallano la responsabilità del primo attacco, rendendo la situazione tanto intricata quanto esplosiva. Per la Repubblica Democratica del Congo, l’iniziativa delle provocazioni sarebbe da imputare ai ribelli. Secondo il portavoce del Governo, Laurent Mendé, i ribelli dell’M23, “appoggiati dalle truppe regolari ruandesi”, “hanno attaccato” le postazioni che l’esercito regolare aveva riconquistato qualche mese fa. Ma per l’M23, la versione è un’altra e il Movimento ha condannato “con grande forza questa ripresa della guerra per iniziativa del Governo del Congo”. Gli eventi che scuotono il Nord-Kivu da diversi giorni preoccupano e potrebbero fa ripiombare questa provincia del Nord-est in un bagno di sangue. Una situazione che le popolazioni locali conoscono bene visto che questa zona dell’Africa Centrale è il teatro di conflitti cruenti da una ventina di anni a questa parte. Ma cosa succede esattamente nel Nord-Kivu ? Il Movimento del 23 Marzo, movimento di ribelli sospettati essere sostenuti dal Ruanda (anche se quest’ultimo ha sempre negato legami con l’organizzazione), è principalmente composto da Tutsi. Attualmente si battono contro il potere di Kinshasa, attraverso l’esercito regolare. All’origine del problema, un accordo firmato il 23 Marzo del 2009. Quel giorno, il Presidente del Congo, Joseph Kabila, ha messo fine a violenti conflitti e promesso di integrare i ribelli Tutsi nell’esercito regolare. Questi soldati hanno però rifiutato di essere destinati fuori dal Kivu. Joseph Kabila, che è convinto che il Ruanda manipoli questi uomini in modo da poter mantenere il controllo del Kivu, controllo che ha avuto per moltissimo tempo, ha rifiutato categoricamente di prendere in considerazione questa possibilità. I ribelli dell’M23 hanno così accusato Kabila di non aver mantenuto la parola data. Joseph Kabila, Presidente della Repubblica Democratica del Congo dall’assassinio di suo padre il 16 Gennaio del 2001, si pone come fermo difensore dell’unità del suo territorio e dell’appartenenza del Kivu alla RDC. Il Kivu è una delle Regioni più ricche del Paese, saccheggiata regolarmente e da diversi anni dalle potenze straniere. Paul Kagamé, Presidente ruandese, cerca di mantenere a tutti i costi l’autorità “implicita”, che gli era stata concessa anni fa sul Kivu. Il suo territorio è troppo piccolo, la densità della popolazione troppo alta e il Kivu è una fonte di ricchezza incalcolabile per lui. Sembrerebbe che a causa di questa alta posta in gioco, Paul Kagamé cerchi, attraverso le sue “manovre”, di creare una zona autonoma da lui “gestita”. Perché il Nord-Kivu? Questa Regione si trova all’est della Repubblica Democratica del Congo, alla frontiera con l’Uganda, il Ruanda e la Tanzania. La sua posizione ne fa una Regione particolarmente ambita, regolarmente teatro di violenti conflitti. Lontana dalla capitale, Kinshasa, il Nord-Kivu è incuneato verso l’Africa orientale. Dall’altra parte della frontiera, i Paesi sovrappopolati del Ruanda e del Burundi sono attirati da questa zona ricca in minerali e con grandi potenzialità agricole. La Storia del Kivu è piuttosto complessa e foriera di moltissimi nefasti  “effetti collaterali”, dalla trama che si ripete regolarmente, e oggi, come ieri, il Nord-Kivu congolese è nuovamente sotto scacco per mano del “nemico” ruandese. Il minuscolo Ruanda, la cui popolazione supera la ricettività della sua superficie, si espande naturalmente verso ovest, ricco in risorse minerarie, oro, coltan, cassiterite e petrolio.

La Comunità Internazionale, a seguito della pubblicazione di numerosi rapporti, sembra  cominciare a capire quanto grave sia la situazione. Così, il Ruanda, rimasto per anni partner “privilegiato, per la sua tragica storia, di numerose importanti potenze, viene sempre più isolato sulla scena internazionale. Le Nazioni Unite hanno messo in evidenza la responsabilità del Ruanda di Paul Kagamé in numerosi crimini commessi nella RDC. Oggi, diversi Paesi hanno deciso di creare un embargo economico sul Paese di Kagamé. La Germania, la Gran Bretagna, la Svezia, i Paesi Bassi e la Banca Africana per lo Sviluppo hanno recentemente congelato il loro aiuto in favore del Ruanda. In effetti, tutti sono consapevoli che dal genocidio del 1994, il Ruanda ha beneficiato della solidarietà internazionale che gli ha permesso di credere che fosse autorizzato a commettere qualsiasi crimine nella Regione dei Grandi Laghi. E’ vero che la Comunità Internazionale è stata a lungo cieca davanti alle violazioni da parte del Ruanda del Diritto Internazionale umanitario e davanti al sostegno, a lungo negato, ma ormai realtà, di questo Paese ai movimenti di ribelli congolesi. Ci si chiede se la crisi nel Kivu sia una crisi “dimenticata”. E’ una domanda lecita visto che, per esempio, in Costa d’Avorio per una crisi di “appena” due anni, la Corte Penale Internazionale non ha tardato ad agire, e oggi, Laurent Bagbo si trova all’Aia. Molti Rapporti hanno attestato massacri, reclutamento di bambini soldato, stupri di massa, esecuzioni sommarie. Da ultimo il Rapporto pubblicato il 13 Lugli scorso da Human Rights Watch. Perché nella Repubblica Democratica del Congo, per una crisi che compie 20 anni, la CPI tarda ad intervenire? Eppure è tutto documentato da parte delle più grandi ONG. I Rapporti degli esperti delle NU hanno già identificato i criminali, non solo quelli “esterni”, ma anche quelli originari del Congo. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha dato il suo avvallo all’azione delle truppe della Missione dell’Organizzazione delle NU per la Stabilizzazione del Congo (Monusco), perché non chiede un intervento della CPI? La situazione umanitaria è al collasso. Dalla Regione la gente scappa verso l’Uganda, (70mila persone negli ultimi giorni secondo l’HCR), che già accoglie un milione di rifugiati congolesi, fuggiti nel 2012 alla creazione dell’M23.

Se la presa di coscienza Internazionale sembra cominciare a risvegliarsi, è altrettanto certo che il Ruanda non ha altre soluzioni che battersi per questo territorio, simbolo della sua sopravvivenza e della sua crescita economica Malgrado le pressioni, il Ruanda sosterrà contro tutto e tutti la ribellione dell’M23. Se non si riaccendono i riflettori e non si agisce, quali prospettive per il Kivu?

CONDIVIDI