La decisione della Cassazione di rendere definitiva la condanna di Berlusconi per il processo Mediaset rappresenta, al di là di altri eventuali significati, un punto di svolta per un Paese che ha attraversato un ventennio talmente influenzato dalla presenza di quest’uomo, da esser stato definito il periodo del berlusconismo.

Da domani tutto sarà diverso e nessuno è in grado di prevedere come potrà essere.

Proprio perché lo abbiamo fortemente contestato, in certi momenti anche aspramente combattuto, oggi possiamo permetterci di esprimere una parola di umana pietà, come siamo sempre portati a fare verso tutti i condannati. Non vogliamo entrare nel merito di una sentenza, di sentenze, che pure possono essere offuscate da un’aura persecutoria, sospinta da motivi di carattere politico. Fino a quando il dubbio di un possibile fumus persecutionis si stenderà su una magistratura militante, l’Italia non potrà diventare un Paese normale. Per tale ragione, riteniamo che la prima riforma nel campo della Giustizia debba essere quella di rendere il CSM non più elettivo, (quindi in mano alle correnti) ma nominato a sorteggio tra tutti i magistrati delle diverse categorie e senza membri laici, per assicurarne la piena indipendenza.

La brutale uscita di scena del secondo azionista della maggioranza di Governo, ne comporterà comunque un grave indebolimento. Principalmente all’interno della sinistra, sgomberato il campo dal nemico esterno, che fino ad ieri ne ha rappresentato un sicuro elemento di compattamento, si riaccenderanno i sacri fuochi di guerra, alla disperata ricerca di una rivincita, che tuttavia potrebbe naufragare di fronte all’esplosione del conflitto tra anime fra loro troppo diverse.

All’interno del centro destra, privato del capo carismatico unificante, potrebbe verificarsi uno spappolamento, anche per la mancanza di elementi di spicco in grado di imporsi con un progetto politico fondato su solide basi culturali ed identitarie.

Molti si chiedono: potrebbe essere l’ora dei liberali? Si, forse. Certo ne hanno la credibilità morale e di pensiero, ma sono divisi, non c’è un vero leader unificante. A differenza del post fascismo in cui personaggi dell’Italia liberale, rimasti in disparte, come Croce, Einaudi, Orlando, Nitti, Bonomi, nonostante l’età avanzata, ebbero il carisma per imporre una ricostituzione del Partito liberale e la formazione di un’unica lista alle elezioni, oggi sarebbe difficile riunire coloro che sono stati protagonisti nella prima Repubblica, o reduci da esperienze fallimentari, nella seconda. Allo stesso tempo, non emergono nuovi personaggi, trentenni o quarantenni, perché non vi sono stati più, nell’ultimo ventennio, i luoghi di formazione del personale politico.

Il PLI, consapevole di questo, ha, anche di recente, lanciato reiterati appelli e coltivato confronti con svariati gruppi di area liberale e riformatrice per fare massa critica e tentare di far valere la superiorità di una proposta, che, se avesse il necessario sostegno dei media e l’adesione delle categorie imprenditoriali, professionali, culturali, del mondo delle nuove frontiere tecnologiche, potrebbe essere vincente. Essa infatti rappresenterebbe l’unica formula in grado di garantire la necessaria ripresa economica, insieme alla riduzione dei conflitti sociali, alla tregua fiscale ed alla possibilità di conquistare nuovi diritti di cittadinanza e prestigio internazionale.

Nei prossimi mesi forse nessuno degli attuali Partiti avrà la medesima denominazione e comunque non sarà la stessa cosa. Anche le classi dirigenti si presenteranno profondamente cambiate. Nuove parole d’ordine, nuovi messaggi, nuove illusioni, soltanto se gli italiani saranno disposti a tollerarlo e non decideranno, come invece ci sembra giusto, rendersi protagonisti del proprio futuro.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Carissimo Stefano,
    “Negli ultimi mesi forse nessuno degli attuali Partiti avrà la medesima denominazione” ….. ed io aggiungo che proprio per questo , la chiara, netta, inequivocabile trasparenza di presentarci quali LIBERALI, a maggior ragione e’ in questo momento ancor più doverosa, gli altri cambino denominazione , tanto potrebbero essere qualsiasi cosa, ma noi RIUNITI saremo e siamo da sempre solo LIBERALI con i propri programmi politici da sempre ben definiti e concreti.
    Maurizio Irti

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