Due Paesi lontani non solo geograficamente, ma anche per il decorso della loro Storia, hanno appena ufficializzato i risultati delle loro elezioni. Sono il Togo e lo Zimbabwe. Nei due Paesi, uno stesso risultato per i Partiti al potere: la maggioranza assoluta.

In Togo il Partito al potere ha (ri)conquistato 61 seggi su 91 e 62%, mentre lo Zanu-PF (Zimbabwe African National Union-Patriotic Front), Partito di Mugabe, ha conquistato il 62% dei seggi contro il 34% dell’opposizione. Nei  due Paesi, una sola parola pronunciata qui e là dagli oppositori, a mezza voce, per definire i due scrutini: pagliacciata. A prima vista, tutto sembra dividere i due Paesi. Il Togo si trova in Africa Orientale, tra il Ghana e il Benin, lo Zimbabwe, un tempo conosciuto come Rodesia, è in Africa Australe, incastonato tra la Zambia, l’ex Rodesia del Sud e il Sudafrica. I due Paesi sono molto lontani anche a causa della loro Storia. Il Regime togolese è considerato come una di quelle dittature sotto al giogo di un potere quasi dinastico che domina la vita politica del Paese da quasi 40 anni, portandosi in eredità tutte le “antipatiche” conseguenze che tali situazioni creano. Lo Zimbabwe, al contrario, porta le cicatrici di anni di lotta perpetrata contro il regime segregazionista diretto allora da Ian Smith, combattuto all’unisono dall’Africa intera. La lotta dell’ex guerrigliero Mugabe, e del suo partito Zanu si è vittoriosamente conclusa con la capitolazione e l’uscita di scena di Smith, conseguenza degli Accordi di Lancaster House. La celebrazione dell’Indipendenza dello Zimbabwe, nel 1980, è stato un momento di grande comunione delle Democrazie dell’Africa e del Mondo intero, tanto che Bob Marley, presente ai festeggiamenti, lo ha voluto celebrare in una sua canzone diventata famosa,” Zimbabwe”. Robert Mugabe, che i suoi “partigiani” chiamano affettuosamente “Compagno Bob”, veniva considerato, prima della liberazione del grande Mandela, come un vero eroe. Oggi però, i due Paesi, il Togo e lo Zimbabwe, sono politicamente molto vicini, come lo provano i rispettivi risultati elettorali. Nei due Paesi, un Capo assoluto e un Partito molto forte, regnano senza alcuna condivisione: in Togo, Gnansingbé Jr. ha preso il posto del padre, e in Zimbabwe, un vecchio leader di 89 anni si aggrappa disperatamente al potere. Un potere trentennale e clientelare, che vivendo di ruberie e distribuendo prebende, ha distrutto tutto il capitale-fiducia messo da parte in tanti anni di lotta anti-apartheid. Lo Zimbabwe di Mugabe è, sul piano socio-politico-economico, l’ombra dell’ex Rodesia, minato dalla corruzione e il malgoverno. Certamente, i Paesi Occidentali devono prendersi una parte di responsabilità per il triste declino del Paese, ma “Compagno Bob” non ha fatto nulla per salvarlo. La più grande similitudine che colpisce nella Storia recente di Togo e Zimbabwe, sta tutta nella potenza dei Partiti che dominano la vita politica. Il Rpt del Generale Eyadema, diventato Unir con l’arrivo al potere del figlio (Unione per la Repubblica), è, come l’ha definito il giornalista e scrittore togolese Attisso, una macchina infernale che disintegra tutto al suo passaggio. Ha vittoriosamente attraversato gli anni incandescenti della Conferenza Nazionale del 1991 (che prevedeva l’inizio di un processo di democratizzazione per mano di Jean Pierre Fabre), ed è riuscito a fagocitare e ridurre a nulla l’Unione delle Forze per il Cambiamento (UfC) dell’oppositore storico Gilchrist Olympio. I suoi avamposti  disseminati in tutto il territorio, inquadrano militanti zelanti pronti a tutto pur di far vincere il loro Partito. La “macchina” Rpt/Unir è rotta a qualsiasi complotto e a qualsiasi compromesso quando bisogna “picchiare” e schiacciare l’opposizione. Quest’ultima, indurita dalla lotta, ma sempre troppo ingenua, è costantemente sulle difensive e costretta a subire, colpo dopo colpo, gli intrighi del potere. Così è stato per l’incendio dei grandi mercati di Lomé e Kara, e dei quali il potere gli ha attribuito la paternità per distrarla dalla sua eterna battaglia per  far applicare il codice etico elettorale. Stessa procedura in Zimbabwe, dove il Primo Ministro è “stregato” dall’influenza dello Zanu, nonostante quest’ultimo non gli conceda nessun “regalo”.  Far uscire il Paese dal fallimento (e quindi voltare le spalle a Mugabe) a queste condizioni diventa utopia. Lo Zanu di Mugabe è una vera macchina mangia-oppositori. La polizia del Regime può essere paragonata ai “Tonton Macoutes” di sinistra memoria, legati al Regime dell’Haitiano Duvalier. Malgrado l’accordo di Governo che permette al Primo Ministro Morgan Tsvangirai di esercitare il potere esecutivo, è Mugabe che detiene il potere. Controlla tutto, lista elettorale compresa. La sua Polizia politica e i militanti dello Zanu sono onnipotenti. Possono, per semplice ordine di Mugabe, arrestare e imprigionare senza giudizio, così come arrecare qualsiasi tipo di violenza  ai membri dell’opposizione, così come a quelli della Società Civile.

Tutti i dirigenti della Sadec (Southern African Development Community), come quelli della Cedeao  (Comunità economica dehli Stati dell’Africa Occidentale), sanno che le condizioni di elezioni credibili non esistono né in Togo, né in Zimbabwe. Malgrado ciò, tutti tacciono e applaudiscono, perché Mugabe e Faure Gnansingbe controllano i loro rispettivi Paesi e si rafforzano smisuratamente succhiando semplicemente la linfa vitale dalla debolezza e dalla divisione delle loro forze di opposizione. Se la Storia del Togo è legata alla dittatura dinastica della famiglia Gnansingbe, lo Zimbawe aveva acceso le speranze di  molti popoli alla ricerca della Democrazia. Oggi di quel 1980 non rimane nulla, o quasi. Un’occasione sprecata, per tutti.

© Rivoluzione Liberale

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