Che l’Iran dovesse scegliere se far chiarezza o meno sul suo programma nucleare era chiaro a tutta la comunità internazionale. Dopo le elezioni del 14 giugno, però questo pronostico sembra avverarsi. Il nuovo Presidente Hassan Rohani si è insediato nel fine settimana: esponente religioso considerato riformista e moderato, appoggiato dalla Guida Suprema Ali Khamenei, non ha tardato a diramare le sue dichiarazioni sul futuro del Paese.

Le parole del nuovo leader sono state chiare: l’Iran accetterà il dialogo con l’Occidente solo quando quest’ultimo dimostrerà di rispettare la sua sovranità. L’ apertura alle relazioni con Washington non è da escludere. Tutta un’altra storia dunque, da quella che eravamo abituati a sentire quando al vertice c’era Ahmadinejad. Il quale non è scomparso dalla vita politica del Paese. Nella rosa del nuovo governo di Rohani, infatti, ricoprirà una carica nel “Consiglio per il discernimento”: organismo predisposto a sanare le controversie legislative che possono insorgere tra Parlamento e Consiglio dei guardiani.

L’eredità del vecchio Presidente appare ben poca cosa di fronte alle novità che Rohani vuole mettere in pratica. Non solo si prefigge di risollevare l’economia iraniana, pesantemente condizionata dalle sanzioni Onu ma anche di mettersi d’accordo con Putin sulla questione siriana.  Sul nucleare, la questione sicuramente più scottante fra tutte, l’ultima parola spetta alla Guida Suprema che potrebbe fare larghe concessioni e far dimenticare all’Occidente questo brutto capitolo di storia delle relazioni internazionali.

Le punizioni inflitte dalle Nazioni Unite, a causa dell’ambiguità riguardo l’arricchimento da uranio, si sono abbattute soprattutto sul popolo.. Hanno voluto dire blocco delle transazioni bancarie, riduzione della vendita di petrolio e inflazione del 40% della moneta (Ryal). È per i suoi sudditi, dunque, che Rohani e tutta la stanza dei bottoni iraniana dovrebbe adoperarsi. Le reazioni dopo il suo giuramento sono state inaspettate: anche la Casa Bianca, diramando un comunicato, ha aperto le porte ai rapporti bilaterali definendo Teheran “un partner volenteroso”. Una prospettiva positiva, con la speranza che un compromesso sul nucleare sia possibile.

Scettica rimane invece Israele: il Premier Netanyahu ha dichiarato che il regime iraniano ha sempre gli stessi obiettivi e non abbandonerà la costruzione di armi nucleari da utilizzare contro Israele. In attesa dei prossimi sviluppi non ci resta che ricordare che, nella storia del mondo, almeno un disgelo è stato possibile. Ce ne sarà un altro?

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