La settimana di ferragosto inizia con il ricordo commosso del Presidente della Repubblica dei tanti, troppi italiani morti nelle miniere di Marcinelle. L’8/agosto/1956 ci furono 262 vittime, più della metà nostri connazionali. E fu anche la prima presa di coscienza (avevo 17 anni), di come, alle cosiddette classi benestanti, degli emigrati non impostasse un bel nulla.

Successivamente, andato a fare l’operaio in Germania per imparare dai livelli più bassi, il mestiere di tipografo, mestiere di famiglia, mi resi conto di persona, di quanto fosse difficile  essere stranieri in un Paese tanto diverso dal nostro. E poi, diversi anni dopo, membro del Comitato economico e sociale, il venire chiamato “o paisà”, per averne dette di tutti i colori al primo canale della Tv belga, su come venivano trattati i nostri emigranti, terzo nell’affetto dei nostri connazionali in Belgio, dopo Gaetano Martino e Scarascia Mugnozza, fu una ulteriore conferma delle difficoltà che avevano i nostri emigrati in Belgio.

Eppure non ci ricordiamo mai di essere stati, nei secoli, terra di immigrazione e non solo di emigrazione. Basta ricordare quanti cognomi denotano la provenienza estera da Saraceno, Saraceni, Nero, Neri, del Negro, Turco, del Turco, Filippini, Albanese, Scozzese, Ernesto Nathan, britannico, Sindaco di Roma e Gran Maestro della Massoneria universale, Diaz e via scorrendo le pagine degli elenchi telefonici di tutto il Paese. Mercato Saraceno è un esempio di come non italiani di origine si erano acquartierati da noi.

Per non dimenticare Josefa Idem,  pluri olimpionica, sposata ad  un italiano come  Fiona May,  campionessa mondiale di salto in lungo e lo stesso dicasi di Howe, nato britannico ma adottato da italiani.

Poi ci sono pagine non esaltanti per come molti oriundi, veri o dubbi, hanno avuto la cittadinanza italiana, senza dimenticare gli Ascari, “bravi soldati”, che hanno combattuto valorosamente con la divisa italiana, con medaglie di riconoscimento o medaglie alla memoria portate con onore dalle donne di famiglia, e con pochi spicci in euro per le loro prestazioni.

Quindi non si vede perché ci sia tutto questo disprezzo nei confronti di un Ministero delle integrazioni e dell’immigrazione. Possiamo dire con molta tristezza che il fascismo non è mai morto e non fu solo un odio nei confronti di cittadini italiani ma di fede israelitica: fu semplicemente una enorme forma di stupidità, da combattere con la cultura liberale e l’amor patrio.

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