Il Presidente americano Obama ha preso il Mondo alla sprovvista confermando, da una parte, la sua decisione di principio di colpire la Siria, ma non prima dell’approvazione del Congresso,  annullando così ogni previsione di attacco militare imminente.

Dopo il passo in dietro di David Cameron e Barack Obama, il Senato Americano dibatterà sul progetto di autorizzazione dell’uso della forza in Siria la prossima settimana, con una votazione prevista per la settimana del 9 Settembre. François Hollande sembra voler “rispettare” anche lui il timing scelto dagli Stati Uniti. L’opposizione siriana, da parte sua, è molto delusa, ma pensa che il Congresso alla fine approverà l’azione militare. Poco prima della dichiarazione presidenziale, che nessuno a Washington aveva anticipato, la Siria aveva dichiarato in modo martellante che il suo esercito era “mobilitato”, il “dito pronto sul grilletto” di fronte all’eventualità di un attacco militare. Gli alleati russi e iraniani di Damasco avevano anche loro rinnovato la loro messa in guardia agli Stati Uniti. Dopo dieci giorni febbrili dovuti al massacro per via di armi chimiche avvenuto lo scorso 21 Agosto e attribuito a Damasco, Obama ha dichiarato solennemente dal “Roseto” della Casa Bianca aver “deciso che gli Stati Uniti avrebbero dovuto agire militarmente contro alcuni obbiettivi strategici per il Regime siriano”. Washington, ha affermato, è “pronta a colpire quando lo decideremo (…) domani, la settimana prossima o il mese prossimo”. Ma qualche secondo dopo, il Presidente,  poco amante dell’intervenzionismo militare incondizionato, ha esternato anche una “seconda decisione”: “chiederò l’autorizzazione dei rappresentanti degli Americani al Congresso per quanto riguarda l’uso della forza”, ha annunciato esortando gli eletti a sostenere questa richiesta in nome della “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti. Prima di questo colpo di scena, voci “di Palazzo” dicono che il Presidente Obama avesse chiamato il suo omologo francese François Hollande. La Francia, che il Segretario di Stato John Kerry aveva definito venerdì come “il più antico alleato dell’America”, è in effetti posizionata in prima linea accanto agli Stati Uniti nel caso di un’azione militare contro la Siria, dopo il forfait del Regno Unito.  Il Primo Ministro britannico David Cameron, che aveva da poco subito una “piccola” sconfitta davanti al suo Parlamento che aveva respinto un intervento militare, ha scritto sabato su Twitter “capire e sostenere la posizione” del Presidente Obama. Ancora venerdì, la prospettiva di un attacco mirato e “limitato” sembrava essere imminente, Obama, il suo capo della diplomazia John Kerry e il Presidente Hollande apparivano determinati ad agire nei confronti del Regime siriano accusato di “crimini contro l’umanità” per aver “gasato” il suo popolo. Questi attacchi avrebbero dovuto, secondo Washington e Parigi, non rovesciare il Presidente Bachar al-Assad, ma dissuaderlo a ricorrere nuovamente al suo arsenale chimico, il più fornito del Medioriente secondo gli Americani. Venerdì Hollande non aveva escluso un’operazione militare prima del 4 Settembre, data della sessione straordinaria del Parlamento sulla Siria, il cui conflitto ha causato la morte di più di 100mila persone in due anni e mezzo. Ma il dibattito alla Camera dei Rappresentanti americana – la Camera bassa del Congresso –  voluto da Obama non inizierà prima del 9 Settembre. Qualsiasi cosa avvenga, questa votazione al Congresso – dall’esito molto incerto – avverrà dopo il Summit dei G20 organizzato a San Pietroburgo per il 5 e 6 Settembre prossimo e al quale parteciperanno sia Putin che Obama. Il Capo di Stato russo, alleato principale della Siria, ha definito sabato “un’assurdità totale” le accuse di attacco chimico rivolte a Damasco, respingendo l’idea che l’esercito siriano abbia potuto “fornire un pretesto” per un intervento straniero. Putin ha chiesto agli Stati Uniti di mostrare le loro prove all’ONU. Se non lo facessero vorrebbe dire “che non ce ne sono”, ha insistito il Presidente russo che ha intanto mandato altre navi da guerra nel Mediterraneo. Alla stregua dell’opposizione siriana, gli Stati Uniti, i Paesi europei e numerosi Paesi arabi sono convinti che la Siria sia ricorsa al gas nervino il 21 Agosto scorso. Qualificando queste accuse come “bugie” e rigirandole ai ribelli, il Regime siriano, per voce del Primo Ministro al-Halqi, ha dichiarato essere pronto a far fronte a qualsiasi sfida. Più che mai ora che Obama ha dimostrato di essere tanto “confuso e indeciso”. Secondo gli esperti militari, la capacità difensiva aerea di Assad è potenzialmente suscettibile di creare seri problemi ad eventuali operazioni aeree. La difesa aerea costituisce una branca specifica delle forze armate siriane. Una delle migliori al Mondo per gli analisti. Chi avrà la vita difficile in questo periodo saranno gli esuli siriani, che, secondo il New York Times, verranno “sorvegliati” molto da vicino. E’ da mettere in relazione con eventuali rappresaglie del regime siriano in caso di attacco americano? Cosa certa è che l’FBI ha rafforzato il controllo sui siriani che vivono negli Stati Uniti, tutti sospettati, ma anche potenziali vittime. L’agenzia per l’Informazione Interna (NIA) e il Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno entrambe avvisato le agenzie federali e le imprese private che qualsiasi attacco americano potrebbe scatenare una guerra informatica. In effetti, alcuni pirati informatici che affermano sostenere il Presidente siriano, conosciuti come “Esercito elettronico Siriano”, hanno preso di mira negli ultimi mesi alcune compagnie americane, compreso il New York Times. In realtà una delle preoccupazioni maggiori degli Stati Uniti è la promessa dell’Iran di mettere a ferro e fuoco Israele in caso di attacco militare alla Siria. Già Domenica, all’indomani della richiesta di Obama al Congresso affinché appoggiasse l’intervento in Siria, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto sapere che Israele era “pronto ad affrontare qualsiasi scenario”.

Sappiamo che Obama è determinato ad agire in Siria. L’ha ribadito anche Sabato sera, per questo ha sorpreso tutti chiedendo l’avvallo del Congresso per la “sua” operazione “chirurgica”. Il Generale Dempsey, capo delle Forze Armate, ha più volte detto che il momento dell’attacco non è un fattore determinante e Denis  McDonough, Capo di Gabinetto di Obama e suo fedelissimo consigliere, ha “fermato”  il Presidente, mostrandogli quanto scivoloso fosse il terreno sul quale camminavano. Prendere tempo e responsabilizzare il Parlamento poteva essere una buona via di uscita. Sappiamo anche che questa  operazione, per quanto “mirata” possa essere, non sarà priva di conseguenze nella Regione.  L’Egitto ha già annunciato aver sventato Sabato un attentato terrorista nel Canale di Suez.  Una zona particolarmente sensibile nel momento in cui diversi Stati prendono in considerazione di colpire la vicina Siria. La frontiera libanese è stata varcata da decine di famiglie siriane questo fine settimana, decine di macchine stracolme di passeggeri dallo sguardo smarrito. In un Medioriente che si  infiamma sempre più, diventa sempre più difficile da che parte stare.

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