Arte torna Arte: un patrimonio restituito è la mostra che fino al 30 novembre espone presso il Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria i beni artistici confiscati dalla Guardia di Finanza all’imprenditore legato alla ‘ndrangheta Gioacchino Campolo. Un corpus di 93 opere sulle 108 totali viene per la prima volta organizzato e valutato con rigore storico-artistico.

I pezzi d’arte presenti viaggiano in un lasso di tempo che si estende dal XVI al XX secolo. Si tratta di articoli similari a quelli di comuni collezioni medio borghesi come, Annigoni, Ligabue e Purificato, ma anche di opere di artisti illustri, quali De Chirico, Carrà, Dorazio, Fontana, Sironi, Dalí.

Direttamente dal caveau della Banca d’Italia, dove erano stati messi in stoccaggio nel 2010, i quadri arrivano a tappezzare pannelli bianchi nel neo-restaurato e ampliato Palazzo Placentini. Batte la luce sulla legalità e sulla dignità riacquistata per il riscatto sociale e culturale di un patrimonio che simboleggiava tutto il contrario.

Domenico Nasone, il referente regionale di Libera, afferma infatti che «togliere il frutto dei loro crimini ai mafiosi e restituirlo alla collettività ha un valore enorme». A 15 anni dalla legge 109/96 a favore dell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, è questo un ottimo risultato raggiunto grazie a coloro che in passato si sono battuti anche a costo della propria vita.

È dello stesso avviso Simonetta Bonomi, Soprintendente per i Beni Archeologici della Calabria, nel dire: “Si tratta di una mostra d’arte contemporanea che dentro un museo archeologico poteva sembrare stridente, ma in realtà è stata una valutazione etica e non scientifica a muovere la nostra scelta”.

L’esposizione è stata permessa da una serrata cooperazione tra il Soprintendente calabrese per i Beni Storici e Artistici Fabio de Chirico, curatore dell’esposizione, gli enti, i rispettivi responsabili, che hanno lavorato in sinergia per la riuscita del progetto. Non è mancato l’appoggio del MiBAC, in particolare del Ministro Massimo Bray che ha presenziato al tavolo dei relatori.

Il curatore rivela: “Abbiamo scelto i Tagli su tela di Lucio Fontana per rappresentare la mostra, perché il pittore della dimensione infinita, con quei tagli, esprime una ricerca di potenzialità inesplorate”. Si articola così una suddivisione in periodi, tecniche e capolavori.

La prima sezione prevede 15 opere tra XVI e XIX secolo e comprende una splendida Annunciazione del 1500 e anche quelle tendenti allo stile naïf di esponenti come Sassu, Cascella, Annigoni, Ligabue e Brindisi. Emerge nella mostra un’altra quindicina di quadri del ‘900 di artisti, quali Fontana, Carrà, Sironi, De Chirico con la tela “Piazza Italia”, Dalí.

Seguono poi 7 opere di carattere grafico e un curioso nucleo di lavori spuri di Guttuso, Picasso con il suo “Volto di donna”, Fiume, Schifano e altri. Appare manifesta la natura di Campolo di accumulatore malconsigliato, ben diversa da quella di collezionista. Vere e proprie cantonate per colui che tempestava le pareti delle proprie numerose abitazioni indistintamente dal salotto alla cucina.

Per un prezzo simbolico agli abitanti autoctoni è offerta la possibilità di essere parte integrante del messaggio che vuole essere lanciato attraverso la mostra che punta a compiere un lavoro educativo e culturale. I mezzi a disposizione sono le stesse ricchezze illegalmente accumulate: Arte torna arte e “patrimonio”.

© Rivoluzione Liberale

 

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