Il nuovo Presidente del Mali Ibrahim Boubacar Keita, 68 anni, ha prestato giuramento mercoledì scorso, ponendo  “la riconciliazione nazionale”  del suo Paese, sfiancato da 18 mesi di crisi politico-militare, come “priorità assoluta” del suo mandato che durerà cinque anni.

Keita ha letto il giuramento contenuto nella Costituzione del Mali davanti alla Corte Suprema. “Giuro davanti a Dio e al popolo del Mali di preservare in tutta fedeltà il Regime Repubblicano, di rispettare la Costituzione e la legge, di adempiere alle mie funzioni nell’interesse supremo del popolo, di preservare le nozioni di Democrazia, di garantire l’unità nazionale, l’indipendenza della Patria e l’integrità del territorio nazionale”, ha detto, prima di essere ufficialmente investito del suo nuovo ruolo. Nel suo discorso di insediamento – iniziato con dei versetti del Corano e disseminato di “Inch’Allah” (se Dio lo vuole), formula ricorrente nel suo Paese, per il 90% musulmano – ha reso omaggio all’ex Presidente (1968-1991) Mussa Taoré, deposto con un colpo di Stato militare, presente nella sala e che ha ricevuto un caloroso saluto dai presenti, un migliaio di persone, tra le quali numerosi diplomatici. Keita ha anche reso omaggio alle autorità di transizione, così come ai Paesi che hanno fornito contingenti per l’intervento militare internazionale, iniziato dalla Francia nel gennaio del 2013, per cacciare i gruppi jihadisti che dal 2012 hanno occupato il Nord del Paese. L’investitura di Keita chiude due anni turbolenti vissuti dal Mali, iniziati con una crisi nata a Gennaio 2012 nel Nord per mano di Tuareg ribelli, soppiantati rapidamente da gruppi criminali e islamisti armati legati ad Al Qaeda che hanno preso il controllo di questa vasta regione subito dopo il colpo di Stato militare, avvenuto il 22 Marzo del 2012, che ha portato alla caduta del  Presidente Amadou Toumani Touré. Un’elezione vinta con quasi l’80% dei voti. Un grande perdente, che ha riconosciuto la sua disfatta prima ancora dell’ufficializzazione dei risultati. Una promessa di sostegno forte e generoso da parte della Comunità Internazionale. Quale uomo politico non sognerebbe di arrivare al potere a tali condizioni? Ma ora come tenere le redini di questo Stato deliquescente?

In campagna elettorale, il Kankelentigui (in bambara “l’uomo che non ha che una parola”) ha saputo giocare  con le sue ambiguità. Francofilo affermato, non manca mai di ricordare la sua nostalgia per la Francia, dove ha studiato, IBK (come viene chiamato nel suo Paese) ha saputo anche conquistare la vena nazionalista dei suoi concittadini, dimostrata dalla perdita del Nord del Paese e la sua successiva riconquista, operata principalmente da eserciti stranieri. Al centro della vita politica da almeno due decenni, ex capo della diplomazia, ex Primo Ministro e Presidente dell’Assemblea Nazionale, Keita è riuscito nel difficile intento di “apparire”, come candidato della rottura e del rinnovamento. Ma questo ha poca importanza. La campagna è finita, l’elezione vinta e, come dice Bert Koenders, capo della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del Mali (Minusma), è al futuro che bisogna guardare, le sfide del nuovo potere sono tante  e pressanti: “Il Paese avanza, la messa in sicurezza del territorio fa progressi. Ora, sta al Presidente eletto  mettere in pratica un programma politico che permetta di evitare un ripetersi della crisi. Il Mali ha bisogno di un nuovo contratto sociale e politico con il Nord, un riforma dell’esercito, una ricostruzione dell’apparato statale e di intraprendere seriamente la lotta alla corruzione”. IBK non vuole un Governo di unità nazionale, ma non potrà “ignorare” le diverse entità politico-sociali-religiose, che lo hanno sostenuto. Per primo l’esercito. I militari hanno massicciamente votato per lui. Il capo della giunta, il Capitano Amadou Sanogo, lo ha sostenuto pubblicamente prima della sua nomina lampo a Generale di divisione, anche se nell’entourage presidenziale giurano non ci sia stato alcun accordo “segreto” con gli autori del colpo di Stato del 22 Marzo 2012. Ci sono poi i religiosi. Numerosi dignitari, tra i quali l’Imam Mahmoud Dicko, il rigorista Presidente dell’Alto Consiglio Islamico, hanno abilmente fatto campagna per colui che si definisce un “musulmano cartesiano”. Ma anche qui, viene negata in modo assoluto la messa in causa della laicità del Mali.Malgrado i timori degli osservatori internazionali, il Mali è riuscito ad organizzare, senza gravi incidenti, le sue elezioni Presidenziali. E questo è già un risultato. Contando su di un potere forte, che si pone come garante dell’unità nazionale, Ibrahim Boubacar Keita dovrà ora mettersi rapidamente intorno ad un tavolo per negoziare con i ribelli Tuareg. Un accordo di massima era stato firmato lo scorso Giugno a Ouagadougou con i due principali gruppi indipendentisti (il MNLA e  l’HCUA). IBK si è impegnato a proseguire il processo, ma i suo temi di campagna elettorale, centrati sull’onore e la dignità nazionale, così come l’opinione del Sud del Paese, contraria a qualsiasi concessione a favore di coloro che hanno portato il Paese nell’abisso, lasciano più di qualche dubbio sulle sue reali intenzioni. Una cosa è certa, il nuovo Presidente beneficerà di una pioggia di soldi mai vista per rilanciare l’economia del Mali. Più di 3,2 miliardi di euro sono stati promessi dalla Comunità Internazionale. Una potenziale arma a doppio taglio visto che questi soldi possono servire sia a dar vita a numerosi progetti di sviluppo, che a nutrire la corruzione.

Una nuova grande possibilità per il Mali? La nomina di IBK significa la fine di un’epoca. La fine di un lungo periodo di crisi politico-militare, segnata da una transizione che ha dovuto assorbire eventi inediti e sviluppi non sempre prevedibili. Ci sarà un’altra cerimonia il prossimo 19 Settembre. Un grande show che vedrà la “vera” investitura di IBK e alla quale parteciperà il Presidente francese François Hollande, grande regista di queste elezioni. Se è vero che per il momento Keita ha le mani legate per via delle “circostanze” che lo hanno portato al Palazzo presidenziale, solo il tempo ci dirà se questo abile politico avrà saputo giocare bene le sue carte e ridare nuova vita al suo Mali.

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