Avevamo lasciato l’Egitto in piena crisi politica. Morsi ai domiciliari che grida di essere il Presidente, la piazza in fiamme, la comunità internazionale indecisa sul da farsi.

Mentre ci chiedevamo se il Paese, a giudicare dai suoi tentennamenti, volesse o no un governo, l’8 settembre è arrivato finalmente un segno. Si è riunta l’Assemblea Costituente incaricata di redigere la nuova Carta. Il Presidente, Amr Moussa, è un laico e un liberale: una scelta che non lascia dubbi e relega in un angolo il partito di Morsi. Già Ministro degli Esteri durante il governo Mubarak, Moussa non si farà certo promotore dell’islamismo radicale della Fratellanza.

Se, poco meno di un anno fa, il problema della nuova Costituzione era “cosa fare della Shar’ia” oggi non possiamo dire nulla di nuovo a proposito. A giudicare dalle prime indiscrezioni sul nuovo testo, che in ogni caso sarà sottoposto a referendum, si parla ancora di eliminare il riferimento alla Shar’ia dal documento. Un’ossessione.

Cosa ci ricorda? Esattamente la stessa questione che faceva parlare i quotidiani un anno fa. Shar’ia o non Shar’ia. Questo è il grande dilemma egiziano. Non se ne esce. Mentre qualche giornale nazionale parla di più poteri ai militari per quanto riguarda la nomina del Ministro della Difesa, la composizione dei 50 uomini incaricati di scrivere la Costituzione non può dirsi veramente rappresentativa.

Nominati dal Presidente ad interim Adly Mansour, i costituenti sono per lo più laici. Partecipano i salafiti del partito al-Nour, vecchi alleati di Morsi. Quel che verrà fuori stavolta dal comitato di liberali che esclude l’islamismo dalla politica non possiamo saperlo: ma di certo le forze islamiche non resteranno quiete nel loro cantuccio…. 

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