Nel momento in cui a Ginevra s’ incontrano l’americano Kerry e il russo Lavrov ed in Medio-Oriente il sangue siriano scorre copioso, si va a consolidare una situazione antica e nuova al contempo, in cui la pièce viene interpretata da vari attori ed uno dei protagonisti si chiama Russia.

Le note dell’ inno nazionale russo son tornate ad essere le stesse di quello che identificava         l’ Unione Sovietica, le parole soltanto son state opportunamente sostituite, ma il cuore della Grande Madre Russia continua a pulsare come al tempo dei Romanoff ed il suo spirito slavo non risulta intaccato.

Da sempre per ragioni geopolitiche, l’ Impero Russo ha inseguito uno sbocco verso i mari caldi, e già la guerra di Crimea del 1854-55 ne è stata una testimonianza. Nicola I, Czar di tutte le Russie, contava sulla imminente dissoluzione dell’ Impero Ottomano per fagocitarne i territori dal clima mite e spingersi sempre più a sud penetrando nel Mediterraneo: in effetti i Dardanelli costituivano un gigantesco imbuto che limitava la presenza di navi russe al beneplacito della Sublime Porta e la libertà d’ accesso e la conseguente riservatezza nei flussi venivano fortemente penalizzate.

E così, dal XIX secolo in poi, tra guerre e tensioni varie si è giunti al 1946, cioè alla fine del Mandato Francese, e la Siria è divenuta per l’ Unione Sovietica punto di riferimento fondamentale nel Mediterraneo, né avrebbe potuto essere altrimenti, essendo il Paese Mediorientale incuneato tra la Turchia, membro della NATO, il Libano dalla proverbiale instabilità e lo Stato d’ Israele, storico alleato U.S.A. Quindi la presenza sovietica prima, l’ influenza russa poi, non han fatto che aumentare.

Ed arriviamo ora ai giorni nostri in cui mai e poi mai i russi avrebbero potuto disinteressarsene. Ma non solo a causa dell’ antico sogno di collegarsi ai mari liberi dai ghiacci dell’ Artico. Vi è anche e soprattutto, consolidando antichi rapporti d’amicizia ed influenza politica con il regime laico siriano, vi è, dicevo, la necessità di contrastare con vigore il nazionalismo islamico che in Cecenia-Ossezia ed in altre macro-regioni asiatiche della C.S.I. terrorizza l’establishment putiniano. Le leve del potere a Mosca sono saldamente in mano a laici di origine nord-europea, a cristiano-ortodossi, a parte dell’ apparato ex-sovietico come Vladimir Putin e nel 1990 lo Czar Nicola II è stato dichiarato santo martire dalla Chiesa Ortodossa e nei luoghi dove nel 1917 a Ekaterinburg venne sterminata la famiglia imperiale russa sono stati eretti, come ho potuto personalmente constatare, una cattedrale ed un monastero. In conclusione quindi, a fronte della crisi siriana, i russi stanno giocando un ruolo decisivo, ruolo che avrebbero comunque ricoperto, ma che è aumentato a dismisura davanti alle prese di posizione interventiste, alle indecisioni ed ai tentennamenti del Presidente statunitense Barack Obama, situazioni che han ben permesso alla Russia di Putin di assumere una posizione insperata di primissimo piano, ponendosi come protettrice della pace mondiale, dei diritti umani (sic !) e decidendo per il governo siriano riguardo al blocco dell’ utilizzo delle armi chimiche (armi che probabilmente son state impiegate da tutti i contendenti), condannando altresì efferatezze varie che non segnano una linea netta di demarcazione tra i laici siriani fedeli ad Assad e gli integralisti islamici.

Ed allora.. Do svidanija Rossija, poiché il vuoto in politica vien sempre riempito e la Santa Madre Russia si conferma onnipresente.

© Rivoluzione Liberale


CONDIVIDI