L’instabilità costa cara, figuriamoci la crisi. Il premier Enrico Letta sottolinea che “il costo dell’instabilità è pesante, per i cittadini e per le imprese” e il rischio maggiore consiste nella vanificazione di tutti i sacrifici finora faticosamente sostenuti. Durante la relazione sul G20 in Senato il presidente del Consiglio ha sottolineato: “Paghiamo ogni anno 85 miliardi di euro per mantenere in vita il debito così com’è e se sbagliamo gli 85 miliardi diventano 90: i tedeschi pagano 20 miliardi in meno di noi, i francesi 30, gli spagnoli 50. Lo dico perché –aggiunge il premier – in Parlamento ci accapigliamo per spostare milioni da una parte all’altra del bilancio, ma serve trovare le ricette giuste”.

Il nodo da sciogliere è proprio questo: individuare “le ricette giuste”, anche all’interno della Giunta per le elezioni del Senato dove la questione che riguarda la decadenza del senatore Berlusconi assomiglia ad una maionese impazzita. Buttando via la fiducia e la stabilità il Paese rischia di sprofondare di nuovo, tornando “in grandissima difficoltà”, ha ammonito Letta prefigurando i rischi di un eventuale crisi di governo, cosciente del fatto – in fondo – che per la strana maggioranza delle ‘larghe intese’ non è facile conservare la stabilità.

Dopo la “tregua armata” estiva Pd e Pdl sono tornati a farsi guerra proprio sulla decadenza del Cavaliere, gli animi si sono agitati nell’ufficio di presidenza che avrebbe dovuto stilare il calendario delle sedute, rinviando il voto per la decadenza ad oltranza e accordandosi al massimo sulle procedure.

La battaglia sui tempi si è rivelata incandescente e lo scontro alla fine è stato sintetizzato nella data di mercoledì 18 settembre, che sarà il giorno  del voto, dopo le discussioni di lunedì e martedì. Il Pdl accusa gli avversari di voler sferzare “un’accelerazione” contro il “nemico storico” e, di fronte alla indisponibilità ad una mediazione del Pd, il Cavaliere sembra essere ormai costretto a deporre il cavallo, anche per non sminuire ulteriormente la sua immagine che tra l’altro per lui conta forse più della sua persona. I sondaggi in effetti offrirebbero un Cavaliere in ribasso, l’indice di gradimento del Paese  nei suoi confronti è in discesa (dopo la breve impennata a ridosso della condanna del 3 agosto) molto probabilmente perché gli italiani, che si preparano ad un autunno caldo in cui fare i conti con maggiori spese e minori servizi, identificano nel Cavaliere il potente che vuole a tutti i costi evitare la condanna minacciando la crisi e tenendo in scacco il governo del Paese.

“Sicuramente siamo alla fine di un ventennio e speriamo che finisca il prima possibile, afferma Matteo Orfini dalle fila del Pd, mentre dalle fila del Pdl Renato Schifani afferma: “Berlusconi continuerà a guidarci in qualsiasi forma”. Alla domanda “cosa c’è dopo Berlusconi” Gasparri risponde invece: “C’è Berlusconi. Anche nell’ipotesi più nefasta, il suo ruolo politico di guida per le nostre battaglie, dalla giustizia all’economia, resterà intatto”.

Un clima burrascoso e uno scenario contorto. Il tempo è tiranno e attanaglia il Pdl e il proprio leader ma attanaglia anche il Pd alle prese con l’organizzazione di un congresso che si preannuncia alquanto confuso. Alfano dichiara che il Cavaliere non si dimetterà pur conoscendo le variabili e i tempi della partita e, sebbene sia informato che entro la prossima settimana la Giunta del Senato decreterà molto probabilmente la sua decadenza. Berlusconi “non si farà zittire” sottolinea Alfano, in democrazia “non è possibile farlo” e per quanto riguarda le dimissioni ribadisce: “Non credo che voglia farlo, e comunque noi non glielo chiediamo, tutt’altro. Non c’è motivo perché debba farlo, ma al contrario è bene che affermi le sue ragioni nei luoghi istituzionali”. Entro pochi giorni il Cavaliere dovrà comunque decidere come gestire le sue vicende dato che sono in gioco le sue sorti personali e politiche ma anche le sue aziende che potrebbero, come tante altre aziende d’Italia, risentire di un eventuale crisi, o meglio di un’inevitabile destabilizzazione.

Andrea Augello, l’autore della relazione tanto criticata, dichiara: “non so cosa farà Berlusconi”. In gioco c’è anche la destabilizzazione, per l’appunto, delle ‘larghe intese’ perché al di là delle lezioni di ‘buonsenso’ la decadenza del Cavaliere si ripercuoterebbe, in un modo o nell’altro, sulla tenuta di questa strana maggioranza in cui convivono anime troppo diverse per poter ambire ad una continuativa stabilità di governo. “Credo che il clima non possa non avere delle conseguenze politiche”, sottolinea Augello e riguardo a Berlusconi aggiunge: “Conoscendolo, le dimissioni sono l’ultima cosa che possa aspettarmi”.

In sostanza, a destra vi è un partito senza leader e a sinistra tanti leader senza un partito solido che con l’uscita di scena del Cavaliere dovrà inventarsi qualcosa di più dell’antiberlusconismo. La situazione economica del Belpaese, inoltre, non è ancora rosea e la politica non può permettersi di sbagliare le ricette. “Ci vuole un attimo per buttare via i risultati raggiunti e le fatiche fatte in questi anni”, ha sottolineato il premier Letta durante l’informativa al Senato sul G20, prefigurando i rischi di una eventuale crisi di governo che pur scongiurandola gli sembra dietro l’angolo. Il premier spera che il suo governo superi la prima settimana di scuola e ha già messo sul tavolo 400 milioni a favore dell’ istruzione sottolineando: “Si torna a investire. La scuola è il cuore dell’impegno del governo, da cui riparte il futuro del Paese”. Ed ancora: “Riparte l’istruzione, riparte l’Italia”.

“Le scelte sbagliate valgono un miliardo, un miliardo e mezzo in più nel costo dei tassi di interesse”, ha ammonito il presidente del Consiglio riferendosi ai “costi” sui mercati provocati dall’instabilità politica. Anche l’Eurozona, inoltre, avverte l’Italia e mette il Belpaese con le spalle al muro: il problema principale è rappresentato dal rimborso dei debiti verso le imprese che acuisce i rischi “per il conseguimento dell’obiettivo di disavanzo” al 2,9% del Pil per il 2013. Al rimborso dei debiti della Pa, sottolineano gli economisti della Bce, si sommano anche le misure per compensare l’abolizione dell’Imu – il fiore all’occhiello dei pidiellini – e il rinvio dell’aumento dell’Iva. Secondo le informazioni aggiornate a luglio 2013, infine, il fabbisogno cumulato è a quota 51 miliardi di euro (3,3% del Pil), in aumento di quasi 28 miliardi (1,8% del Pil) nello stesso periodo del 2012.

La Bce registra in pratica i segnali di un sottile miglioramento economico dei Paesi dell’Eurozona alzando le stime del prodotto interno lordo ma sottolinea che il recupero sarà “lento” nei prossimi mesi, sulla scorta di “un progressivo miglioramento della domanda interna” sostenuta dall’orientamento accomodante della politica monetaria”. In questo contesto mette in guardia l’Italia sulla disciplina di bilancio allertando il Belpaese soprattutto riguardo alle politiche messe in campo dal governo che potrebbero tornare a soffocare gli obiettivi di finanza pubblica.

Tra le raccomandazioni degli economisti di Francoforte si ricorda ai Paesi dell’Eurozona di continuare “a portare avanti il proprio programma di riforme”  – l’Italia è sicuramente tra questi Paesi – sottolineando che “i governi non dovrebbero vanificare gli sforzi già compiuti allo scopo di ridurre il disavanzo pubblico e riportare il rapporto debito/Pil su un percorso discendente”.

L’instabilità costerebbe cara quindi, e l’Italia non può permettersi di collezionare disavanzi pericolosi che potrebbero metterla in cattiva luce anche di fronte all’Ue, soprattutto in vista del semestre europeo di presidenza italiana. La vicenda Berlusconi non deve aggravare il clima di arretratezza o meglio di lenta ripresa che soffoca come in una morsa il Belpaese, tacciandolo per di più di un provincialismo malsano. Da Venezia, al termine del vertice trilaterale con i capi di governo di Slovenia e Croazia, Enrico Letta avverte: “Possiamo, volendo, farci molto male”. Ma rassicura garantendo: “Io lavorerò con determinazione perché il Paese non si faccia del male”. A proposito dei lavori della Giunta per le immunità, infine, Letta dichiara: “Ho fiducia non si può far saltare tutto”. Sul piano personale, inoltre, il gradimento del Cavaliere riguadagnerebbe forse qualche punto – con il beneplacito della sua famiglia  che ha in serbo anche una eventuale ‘richiesta di grazia’ – se venisse accettata una sentenza che, per quanto possa essere opinabile, è pur sempre una sentenza e implica l’applicazione della legge, che in uno Stato liberale e democratico è uguale per tutti.

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