La Coalizione Nazionale dell’opposizione siriana si è riunita venerdì scorso ad Istanbul per tentare di costituire un Governo provvisorio e provare così  pesare un po’ di più nel gioco diplomatico.

Mentre gli sguardi sono ancora rivolti a Ginevra e ai passi avanti compiuti dalle diplomazie russa e americana sulle modalità del disarmo chimico, ad Istanbul, la Coalizione Nazionale Siriana discute sul suo futuro. Ufficialmente, l’Assemblea Generale si è riunita per tentare di costituire un Governo provvisorio. Ma non c’è alcun dubbio sul fatto che durante i colloqui si sia anche parlato dei negoziati condotti dalle grandi cancellerie occidentali. L’opposizione siriana deve sentirsi molto sola nel non credere un solo secondo alla sincerità di Bachar al-Assad, ritendendo che la manovra politica non sia destinata che a guadagnare tempo.

Venerdì l’opposizione siriana ha affermato che la richiesta di adesione di Damasco alla Convenzione sul Divieto di  Armi Chimiche (CIAC) sia destinata ad “ingannare” il Mondo. Le promesse fatte dal Regime siriano non sono che nuovi tentativi per imbrogliare la Comunità Internazionale ed impedirle di punirlo per i suoi crimini. Per la CNS potranno esserci progressi solo se la Comunità Internazionale deciderà di costringere il Regime siriano a rispettare i suoi impegni secondo un calendario preciso, facendo ben presente che l’azione militare rimane un’opzione valida qualora non collaborasse. Dal colpo di scena russo-americano, che ha allontanato la possibilità di un attacco militare mirato e limitato, la delusione regna tra i ranghi dell’opposizione. Martedì scorso, l’Ambasciatore in Francia della Coalizione siriana, Monzer Makhous, ha dichiarato alla stampa: ”E’ una cattiva notizia, un regalo fatto alla Russia e al Regime siriano per  far uscire Assad dall’impasse nella quale si trova. E’ un semplice salvataggio, una possibilità storica per lui che cambia totalmente le carte in tavola. Il problema verrà annacquato. Sta ora alla Comunità Internazionale prendersi le sue responsabilità e proteggere la popolazione siriana. Abbiamo sempre desiderato che il rapporto di forze si invertisse, che Bachar al-Assad fermasse i massacri. Con questo spirito, auspichiamo delle azioni contro questo Regime criminale, anche se si dovesse passare per attacchi mirati e limitati come previsto in origine. La tragedia siriana sembra essere stata accantonata. Non possiamo ridurre il problema siriano a un problema di armi chimiche”, ha tenuto a precisare l’Ambasciatore. Da ogni parte dell’opposizione partono appelli di questo tipo, appelli che però non arrivano. Anche Michel Kilo, scrittore siriano cristiano, attivista per i Diritti Umani e oppositore della prima ora, non dice niente di diverso: anche lui chiede “una soluzione militare”, sotto  forma di fornitura di armi all’esercito siriano libero “ per poter vincere le battaglie sul terreno e modificare il rapporto di forza tra loro e l’esercito di Assad”. Ma nel vocio delle dichiarazioni dell’insieme degli attori di questa crisi siriana, l’opposizione siriana non è udibile, quasi emarginata. A chi la colpa? Innanzitutto alle rivalità che la divorano e che le impediscono sin dall’inizio di trovare un leader capace di battere i pugni sul tavolo. L’opposizione è soprattutto la “Coalizione Nazionale per la Rivoluzione siriana e le forze d’opposizione”, riconosciuta come rappresentante legittimo del popolo siriano da parte dei Paesi Occidentali e dalla Lega Araba. A suo capo si trova dal Luglio 2013 Ahmad Asssi al-Jarba, che si dice sia l’uomo dei Sauditi. Dopo le dimissioni lo scorso Marzo di Mouaz al-Khatib, che denunciava “l’inerzia” della Comunità Internazionale, Ahmad Assi al-Jarba si è posto come l’uomo dell’ultima possibilità, quello che potrà finalmente unire un’opposizione disconnessa dalla realtà del territorio e superata dall’avanzare dei gruppi jihadisti sui campi di battaglia. La sua sfida principale rimane quella di costituire un Governo provvisorio che dovrà lavorare con i ribelli siriani all’interno del Paese. Una missione ai limiti del possibile, ma necessaria.  Per ora, nessuna apertura verso trattative dirette con Bachar al-Assad.

Eppure, per Washington e Mosca, i colloqui in corso in questi giorni hanno senso solo nel disegno di vedere tutte le parti riunite intorno ad un tavolo. Peraltro, venerdì i “grandi” hanno auspicato che i progressi raggiunti sulle armi chimiche potessero  favorire l’organizzazione di una Conferenza di Pace, Ginevra 2. Un punto di vista per niente condiviso dall’opposizione siriana. “Se la proposta russa viene applicata a detrimento degli interessi dell’opposizione siriana, non abbiamo nessun interesse a partecipare alla Conferenza ‘Ginevra 2’, afferma Michel Kilo. “Parteciperemo a quella Conferenza solo a determinate condizioni. Pretendiamo innanzitutto decretare il cessate il fuoco generale, poi chiediamo di liberare tutti i prigionieri, la formalizzazione di un Governo di transizione e il giudizio, tramite la giustizia internazionale, di tutti gli autori di crimini commessi contro il popolo siriano”. Richieste molto lontano dall’essere accolte e che rischiano di rimandare la Conferenza alle calende greche, almeno una Conferenza “allargata” a tutti i gli attori. L’emarginazione della CNS sembra essere “voluta” da chi non desidera affatto perdere la conduzione  di un gioco già molto complesso e pericoloso. Senza voler giudicare chi sono i “buoni” e chi i “cattivi”, una cosa non obbiettivo non va perso di vista: stabilire un equilibrio, anche se non “perfetto”, per ridare un’anima al popolo siriano, perso in un girone dantesco fatto di soprusi e violenza.

 

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