Il Museo Egizio di Torino inizia il restauro, ma non chiude al pubblico. Penserete forse ai grandi restauri, senza capo né fine, vissuti con l’incubo di appalti che si susseguono e il dubbio della riapertura. State tranquilli, perché non è il tempo di sudori freddi.

Il restauro da 50 milioni sarà ultimato solo nel 2015, in concomitanza con l’Expo di Milano, i frutti di questa politica di riallestimento sono però già evidenti, grazie alla sezione Immortali: l’Arte e i Saperi degli antichi Egizi. Il bilancio di agosto è stato di 56 240 visitatori, ossia il 5% in più dell’agosto precedente e il 35% in più del 2011, con un Ferragosto da 3 300 ticket venduti.

La macchina del restyling, di solito sfavorisce, almeno nel territorio italiano, le istituzioni; invece questa situazione ha prodotto esattamente gli effetti contrari. Infatti non ha causato la limitazione delle visite, della visibilità e delle entrate. Il visitatore ha così espresso l’intenzione di avvicinarsi, facilitato dalle informazioni online riguardanti gli sviluppi in tempo reale.

L’ultima menzionata non è tanto una novità nel panorama internazionale, quanto assolutamente un fatto nuovo a livello nazionale. Nel bene e nel male, la faccenda si presenta tale che il restauro diventi una circostanza da scongiurare, o quantomeno spesso fonte di preoccupazione. Qui tuttavia si è valutata e adottata una tattica del tutto differente per creare un continuum.

La soluzione online e il mantenere il polo museale a battenti aperti, con la possibilità di visitare le sale ultimate il prima possibile, rappresentano un’enorme potenzialità. I visitatori non si perdono, ma si acquisiscono. Inoltre, la visibilità del rinomato museo, secondo solo a quello del Cairo, ne trae uno straordinario beneficio, che procura entrate assicurate, una netta crescita davvero prossima.

Un video caricato sul sito del museo annuncia con toni del tutto entusiastici il progetto come un’impresa dalle “dimensioni faraoniche”. Si parla di quantità immani di risorse mobilitate in senso pratico. Sono dunque previste l’installazione di un sistema di scale mobili ambientate e l’esposizione nella Sala soppalchi di migliaia di reperti inediti.

La Galleria sarcofagi ospiterà 30 sarcofagi e le stessa Tomba di Kha e lo Statuario saranno coinvolte nel riallestimento, e quindi arricchite. Nuove funzioni sono contemplate anche per la biblioteca, le aule didattiche, il roof garden, la caffetteria, i depositi e i laboratorii

Il metodo espositivo e museale si accompagna allo studio e alla documentazione, passaggi imprescindibili per un’attenta e accurata opera di catalogazione. Le collezioni, che nell’arco dei quai 190 anni di storia dell’istituzione torinese si sono sovrapposte, vengono messe online e aggiornate costantemente, affinché costituiscano un contributo valido e accessibile.

È questa la modalità per dare origine dal sapere già esistente a un sapere ulteriore che arrivi a sempre più individui e si autorigeneri. Il museo torinese si è mosso con coraggio e intelligenza, e per questo sarà d’esempio e farà da precedente nel contesto del restauro e della gestione dei beni culturali, senza disilludere i desideri dell’affezionato Jean François Champollion.

© Rivoluzione Liberale

 

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