Dalla sua elezione alla presidenza lo scorso giugno, il “moderato” Hassan Rohani ha nominato tre donne in seno al suo Governo. Un vento di rinnovamento  soffia sulla Repubblica Islamica? Per la prima volta nella Storia del Paese, una iraniana, Marzieh Akkham, è stata nominata portavoce della diplomazia iraniana. Un incarico molto delicato visto che ricopre ormai il Programma Nucleare iraniano, la cui gestione è da poco stata trasferita dal Consiglio Superiore di Sicurezza Nazionale al Ministero degli Affari Esteri.

Rompendo con il suo predecessore, il nuovo Presidente iraniano si è fatto carico di dare la notizia su Twitter. “Marzieh Afkham, la prima donna portavoce del Ministero degli Affari Esteri (…), parla persiano, inglese e francese”, ha scritto Rohani compiaciuto sul suo account ufficiale. “La sua nomina non è che una prima tappa nella campagna portata avanti dal Governo per  l’emancipazione e la crescita delle donne in Iran”, ha poi precisato. Una nomina accolta come “segnale incoraggiante” da parte delle cancellerie occidentali, in contrasto da tempo con la Repubblica Islamica sul dossier nucleare. “E’ un buon inizio per il Presidente Rohani che ha nominato Marzieh Afkham al vertice di un universo particolarmente maschile e machista”,  afferma un osservatore della scena politica iraniana. In effetti, questa nomina non ha mancato di destare la collera dei deputati iraniani più conservatori. “Coloro che hanno delle critiche da fare capiranno che la sua competenza è l’unico fattore determinante nella sua nomina”, ha loro risposto il portavoce uscente, Abbas Araghchi. Diplomatica di carriera, Marzieh Afkham è cresciuta professionalmente in seno al Ministero degli Esteri che “frequenta” da più di trent’anni. 

Oltre alla portavoce, Hassan Rohani ha nominato nel suo esecutivo anche due vice-presidentesse. L’ex deputata Elham Aminzadeh è stata nominata per gli Affari giuridici e per le Relazioni con il Parlamento. Titolare di un dottorato in legge ottenuto all’Università di Glasgow, questa  amica di lunga data del nuovo Presidente ha una fama di conservatrice. “ Non ha mai fatto niente di positivo per le donne”, nota Azadeh Kian, professore di sociologia dell’Università di Parigi-Diderot. “Nominare delle donne non basta per migliorare la condizione femminile”. Competente, la seconda vice Presidente incaricata per l’Ambiente, Massoumeh Ebtekar, lo è sicuramente. Portavoce degli studenti che avevano occupato l’ambasciata americana durante la crisi degli ostaggi del 1979, questa riformatrice ha già ricoperto questo incarico sotto la presidenza di un altro riformatore, Khatami (1997-2005), diventando all’epoca la prima donna in Iran ad entrare a far parte di un Governo. Negli anni ’90, in Iran, sono state le donne ad avere manifestato per la prima volta per la protezione dell’ambiente. Quando è entrata nel Consiglio municipale di Teheran nel 2007, Massoumeh Ebtekar, non solo attiva ambientalista, ma anche fervente combattente per i Diritti delle donne, si è subito opposta al piano di urbanizzazione massiccia del potente sindaco conservatore Mohhamad Bagher Ghalibaf. Il suo animo combattente depone in suo favore per questo importante incarico di vice-presidenza. dopo la dolorosa conduzione Ahmadinejad , Rohani ha agito con grande abilità distribuendo i portafogli a capaci esperti e tecnici, con l’obbiettivo di ridare lustro alla Repubblica Islamica. Ma non è tutto oro ciò che luccica e c’è un problema: contrariamente al suo predecessore ultraconservatore, il nuovo Presidente iraniano non ha nominato nessuna Ministra. Eppure Rohani dispone nel suo entourage, soprattutto in seno al Centro per la ricerca strategica (che ha diretto per 20 anni), di un gran numero di donne assolutamente preparate e capaci di assumere un ruolo nell’Esecutivo. Il Presidente “moderato” aveva promesso durante la sua campagna elettorale di creare un Ministero per il diritto delle donne… Se le iraniane sono più “avanti” rispetto alle loro vicine del Golfo – sono in maggioranza all’università ed hanno accesso ad incarichi dirigenziali – rimangono imbrigliate in leggi medievali. L’età minima per il matrimonio di una donna, ad esempio, rimane bloccata a nove anni (sedici per gli uomini), la loro testimonianza di fronte ad un tribunale vale la metà di quella di un iraniano, e il “prezzo del sangue”, l’indennizzo che il responsabile di un omicidio deve risarcire alla famiglia della vittima, è diviso per due se si tratta di una donna. Per il clero sciita, la Costituzione iraniana mira a proteggere le donne dal modo di vita occidentale accusato di sminuirle al rango di “semplice attrezzo”. Determinate a cambiare questa mentalità, numerose militanti iraniane si sono mobilitate nel corso degli ultimi dieci anni. Hanno dovuto pagare per questo un prezzo molto alto, con la prigione o l’esilio forzato. Durante la sua campagna, Rohani ha promesso che durante il suo mandato queste “discriminazioni” avrebbero visto la parola fine. Ma, nonostante le ultime nomine, non si è ancora vista ancora nessuna vera trasformazione.

“Hassan Rohani tenta di compiere piccoli passi verso l’integrazione delle donne nell’Esecutivo, ma deve fare i conti con il diniego della Guida Suprema, l’ayatollah Khameney”, spiega il Professore Kian. Il problema da risolvere sta nel radicalismo di Khameney contro il quale si scontra il pragmatismo di Rohani. Gli spiragli che si stanno aprendo, all’interno come sul piano delle relazioni internazionali, sono fessure sottili che abbiamo il “dovere” di incoraggiare. Sotto Ahmadinejad il popolo iraniano è stato duramente represso, la società civile deve però organizzarsi, perché solo un grande movimento di contestazione delle donne (e non solo) darà al nuovo Presidente la forza di agire.

© Rivoluzione Liberale

167
CONDIVIDI