La Cancelliera tedesca ha teso la mano al Partito social-democratico (SPD). Dopo il risultato deludente, le Direzioni di Verdi e dei Liberali hanno annunciato le loro dimissioni.

Angela Merkel ha forse portato a casa un trionfo storico, ma di fatto non ha la maggioranza. Ora, per la Presidente onnipotente dell’Unione cristiano-democratica (CDU), la ricerca di alleati si preannuncia complicata, tanto che il beneficio politico sembra andare a senso unico. Nel 2009, dopo 4 anni di grande coalizione con la Merkel l’SPD realizzò il peggior risultato della sua storia con il 23% dei voti. Quattro anni dopo, è progredito in modo impercettibile. Domenica scorsa, è stato il turno degli alleati liberali della CDU ha toccare con mano la sconfitta storica. Per la prima volta dal 1949, il FDP non sarà dentro al Bundestag. Prendendo atto della pesante sconfitta, la Direzione del Partito ha annunciato le dimissioni. I Ministri liberali del Governo Merkel continuano a gestire gli affari correnti, come il vice-Cancelliere Guido Westervelle, partito per una riunione alle Nazioni Unite. Ma, lato Partito, il grande rinnovamento è già cominciato: Philip Rosler, ancora Ministro dell’Economia, ha dato le dimissioni dalla Presidenza, imitato dai membri della dirigenza. Christian Lindner, 34 anni, a capo dei liberali in Renania del Nord-Westfalia si è proposto come successore. A lui ora, secondo quanto dice, “l’esercizio di autocritica” di questa piccola formazione di centro destra, a lui ora il compito di ritrovare la strada della Camera bassa del Parlamento tra quattro anni. L’onda d’urto è stata grande negli ambienti economici tedeschi, almeno nelle lobby patronali. Ulrich Grillo, Presidente della Federazione industriale BDI, ha espresso grande “rammarico”, quando “il pensiero liberale ci aveva fatto crescere nelle scorse legislature”. Nelle PMI, Mario Ohoven, Presidente della federazione BVMW (federazione tedesca imprese) rimpiange la caduta di un Partito “che ha sostenuto e sostiene una politica economica molto favorevole alle PMI”. Ma non si sono sprecate anche le critiche verso un Partito tacciato spesso di clientelismo. Voluta dal FDP, l’abbassamento dell’IVA per gli albergatori all’inizio della scorsa legislatura era andata in questa direzione, dando subito un’impressione negativa. Inoltre, “gli impulsi liberali in campo energetico, della regolamentazione finanziaria o del mercato sanitario sono stati un flop che si è tradotto in manovre elettorali senza futuro”, affermava lunedì un consulente ed ex banchiere di Francoforte. La confederazione sindacale DGB vede l’FDP “pagare il conto per la sua politica radicale in favore dei mercati e contro il risanamento sociale”, soprattutto per quanto riguarda il lavoro precario. L’FDP deve quindi ricominciare tutto da capo dopo il suo tonfo elettorale. Difficile però immaginare la sua scomparsa dallo scacchiere politico, visto che 9 dei 18 Ministri dell’Economia provengono dai suoi ranghi dalla nascita della Repubblica Federale Tedesca.

Se l’FDP deve rimboccarsi le maniche, anche per la Merkel il futuro non è tutto in discesa. La non felice esperienza dell’alleanza con la CDU spiega la flemma di Sigmar Gabriel, Presidente dei social-democratici, che non ha alzato la cornetta del telefono quando la Cancelliera l’ha chiamato lo scorso lunedì mattina alle nove, per proporgli un contatto preliminare. Ha richiamato due ore dopo, chiedendo qualche giorno per “pensare”. L’SPD aveva già previsto di riunire la sua Direzione Nazionale venerdì 27 Settembre, e sicuramente in questa occasione verranno discussi i termini di un’eventuale partecipazione ad una coalizione e regolare i conti dopo un risultato poco soddisfacente. “La signora Merkel deve prima dirci cosa vuole e come vuole fare politica” ha dichiarato Gabriel. “per noi nulla è scontato, la partita rimane aperta”. Coerente con sé stessa, la Cancelliera ha manifestato tutta la sua “comprensione” nei confronti dell’SPD, del quale assapora la sconfitta. “Il giorno dopo le elezioni è normale che ognuno si analizzi”, aveva detto durante una Conferenza Stampa nella sede del CDU, dove aveva cantato e ballato la sera prima. Con il 41,5% dei voti, il suo Partito ha ottenuto il miglior risultato dalla riunificazione, nel 1990, e 16 punti in più dell’SPD. “Il rigore prima della velocità”, ha ripetuto Angela Merkel che rifiuta di farsi dettare qualsiasi calendario. La Costituzione tedesca non prevede nessuna scadenza per i negoziati. La Cancelliera, che ieri portava una giacca verde – voleva un colore molto “neutro”, ha precisato –  ha annunciato che avrebbe sondato anche il campo dei Verdi ai quali vuole anche “dar tempo” per fare autocritica. Una forma di “rispetto” o forse un mezzo per approfittare meglio della loro “debolezza”. Dopo un risultato deludente che gli ha visti ottenere l’8,4% dei voti, ossia due punti in meno che nel 2009 e molto lontani dai sondaggi del 2011, anche i Verdi sono in crisi. Lunedì la Direzione ha annunciato le sue dimissioni, a pochi giorni da un Congresso che eleggerà  una nuova squadra e non prima però di “parlare” con la CDU.

In queste condizioni, quale coalizione può nascere? E’ la domanda che si pone non solo la Germania intera, ma anche l’Europa. “Tutto questo può finire in una vittoria di Pirro”, dicono quegli esperti che vedono male l’SPD accettare una coalizione senza puntare molto in alto. Per il Partito, e ancora di più per i Verdi, qualsiasi accordo dovrà prevedere concessioni importanti in termini di contenuti perché verrà consultata la base. Il Congresso dell’SPD, che si terrà dal 14 al 16 Novembre, sembra essere una tappa cruciale. “Alla fine dei conti l’SPD si assumerà le sue responsabilità, ma ci vorranno settimane, se non mesi per formare un Governo con una piattaforma comune”, assicurano gli addetti ai lavori. Ma un’alleanza con i Verdi non è da escludere, soprattutto se il Partito rinnova e ringiovanisce la sua Direzione. La sua ala realista, rappresentata dal ministro-presidente del Baden-Wurtemberg, sarebbe favorevole ad un’alleanza con la destra. Per la sinistra radicale, Die Linke, sarebbe invece tempo di formare una maggioranza con l’SPD e i Verdi. Un vespaio niente male per Angela Merkel che dovrà fare anche i conti con i “piccoli” ma determinati euroscettici dell’Alternativa per la Germania (AfD). Il nuovo Partito ha infatti ottenuto quasi lo stesso risultato dei liberali, per loro una vittoria insperata anche se non sono entrati in Parlamento. Aspettano ora il “loro” momento alle elezioni europee previste per la prossima primavera.

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