Mantenere la paranoia costante lanciando il tradizionale grido allarmistico sul “pericolo americano” è diventato per il Presidente venezuelano Nicolas Maduro il mezzo per distogliere l’attenzione dalla crisi economica che attanaglia il Paese, a due mesi dalle elezioni amministrative.

Ultimo episodio in ordine di tempo, il Venezuela ha dichiaratolo lo scorso martedì sera che gli Stati Uniti avevano espulso il loro incaricato d’Affari a Washington e due altri diplomatici, in risposta all’espulsione dei tre diplomatici dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Caracas, informazione immediatamente confermata da Washington. Lunedì, il Presidente venezuelano aveva espulso gridando “Yankee go home” tre diplomatici dell’Ambasciata statunitense, tra i quali la sua numero uno, l’incaricata d’Affari Kelly Keiderling, accusati di fomentare i “sabotaggi economici ed elettrici” insieme all’opposizione. La settimana scorsa, Nicolas Maduro aveva già fatto parlare di se annullando la sua partecipazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, adducendo minacce contro la sua “integrità fisica”. Poco prima, aveva affermato che gli Stati Uniti glia avevano rifiutato il permesso si sorvolo del loro spazio aereo e respinto la richiesta di visti dei membri della sua delegazione diretta alle Nazioni Unite. Affermazioni assolutamente sementite da Washington. Gli Stati Uniti e il Venezuela non hanno più i loro rispettivi Ambasciatori dal 2010. In questi ultimi giorni, Nicolas Maduro ha anche minacciato di lamentarsi con Airbus, per via dei problemi del suo aereo presidenziale, definiti come “atti di sabotaggio”. Nicolas Maduro onora in questo l’eredità del suo mentore Hugo Chavez, che non esitava mai di invocare – senza fornire alcuna prova –  tentativi di sabotaggio o di attentato commissionati dall’”Impero” americano e organizzati dal suo braccio armato in Venezuela, “l’estrema destra fascista”. Già in Marzo, appena un’ora prima dell’annuncio della morte del Presidente Chavez, il Governo Venezuelano aveva espulso due diplomatici americani, accusati di complotto. Avendo come risposta un atto identico da Washington. Gli Stati Uniti sono il “jolly” del Governo rivoluzionario del Venezuela, per questo motivo non cerca nessuna stabilità nelle loro relazioni. Con questo gioco delle espulsioni, cerca un mezzo per mascherare la sua enorme flop economico a suon di titoloni da prima pagina. Continuamente usati come capro espiatorio, gli Stati Uniti rimangono nonostante tutto il principale esportatore (12 miliardi di dollari nel 2012) e il principale acquirente di petrolio del Venezuela, che dispone delle più grandi riserve del Mondo, ma la cui economia è colpita dalla mancanza di valuta e dalla ricorrente scarsezza di materie prime. Il Presidente Maduro cerca di applicare le stesse formule di Chavez, ma in circostanze molto diverse e con meno destrezza, non solo per via della crisi economica, ma anche per assicurarsi l’appoggio degli “chavisti” radicali. Dalla sua elezione lo scorso Aprile, conquistata sul filo del rasoio, Nicolas Maduro si è adoperato nel tentare di discreditare l’opposizione così come a rivendicare ad oltranza l’eredità di Hugo Chavez, del quale non ha né il carisma né la legittimità politica. Il 3 Settembre, il 70% del Paese è stato colpito da un gigantesco guasto elettrico, e in questi ultimi mesi l’inflazione e la mancanza di beni di consumo hanno raggiunto l’apice. Si tratta, secondo il Presidente, di atti di “sabotaggio” da parte dell’opposizione, finanziati dagli Stati Uniti, con l’obbiettivo di portare alla destabilizzazione sociale. Maduro ha comunque ragione di “preoccuparsi”. Sarebbe naif pensare che la crisi economica sia distinta dalla situazione politica. Gli errori banali commessi dal suo Governo in campo economico sono frutto di un minestrone di ignoranza della quale intendono approfittare coloro che “complottano” contro il regime. Tra le tante “cospirazioni” denunciate, il Presidente aveva anche resi pubblici piani che lo volevano “morto”, alcuni orchestrati dagli Stati Uniti, che pensavano, a sentire il Presidente, farlo fuori  “contemporaneamente all’attacco contro la Siria”. Tra le tante paranoie di Maduro, la “resurrezione” di un misterioso Hugo Chavez che in un audio messaggio in circolazione in questi giorni in Venezuela si rivolgerebbe al fratello rivelando che è “vivo e vegeto”. Un tentativo di manipolazione dell’estrema destra, o un tentativo di Maduro per discreditare l’opposizione?

Gli analisti inseriscono tutte queste accuse nel quadro della campagna per le elezioni Amministrative del prossimo 8 Dicembre, primo test elettorale per Nicolas Maduro, mentre l’opposizione denuncia ancora l’”illegittimità” di un Presidente eletto con meno del 51% dei voti.

© Rivoluzione Liberale

185
CONDIVIDI