Il Capo di Stato americano è stato “costretto” ad annullare le visite previste nelle Filippine e in Malesia a causa del “shutdown”. Da parte sua, Xi Jinping moltiplica gli incontri con i leader dei Paesi asiatici.

La Casa Bianca ha ufficialmente annunciato venerdì scorso l’annullamento della tournée asiatica di Barack Obama, costretto a rimanere a Washington, dove tenta di ottenere un rapido voto del Bilancio al Congresso che gli permetterebbe di riaprire le numerose amministrazioni federali chiuse da martedì 1 Ottobre per mancanza di finanziamenti. Già giovedì il Presidente americano, che era atteso venerdì mattina nella Regione, aveva rinunciato alle sue visite in Malesia e nelle Filippine, ma aveva assicurato che il “shutdown” non gli avrebbe impedito di partecipare da lunedì ai grandi forum dell’APEC e dell’ASEAN organizzati a Bali in Indonesia e in Brunei.Molti negoziati decisivi per il futuro della regione Asia-Pacifico, e soprattutto il negoziato del TPP, un gigantesco accordo di libero scambio, si giocheranno in margine a queste riunioni. Rinunciando formalmente a tutto il viaggio, Barack Obama rischia di rendere vana la grande strategia di ri-orientamento verso L’Asia della politica estera americana. Dopo essersi concentrata per anni sull’evoluzione della situazione in Medio Oriente e in Afghanistan, la diplomazia americana tenta ora di mostrare un rinnovato interesse per la zona, dove spera di controbilanciare l’influenza sempre crescente della Cina. Ma le crisi politiche in Africa del Nord e in Siria, così come il moltiplicarsi degli ostacoli sulla scena politica interna hanno disturbato, questi ultimi anni, il messaggio che tenta di disegnare l’Amministrazione Obama. Nel 2010, il Capo di Stato americano aveva già rinviato un viaggio in Asia per gestire il dibattito sulla sua politica sanitaria. Più tardi, aveva era stato “trattenuto” dalla marea nera che si era riversata nel Golfo del Messico. Già molto divertiti dai continui “contrattempi” che colpiscono l’Amministrazione americana, che dimostrano la fragilità politica di Barack Obama e puntano sulle potenziali disfunzioni del processo democratico tanto denigrato dal potere autoritario cinese, le autorità di Pechino potranno esibire i prossimi giorni la serietà del loro impegno nella comunità asiatica, puntando sull’inconsistenza e la poca serietà delle promesse di solidarietà della prima potenza mondiale. In viaggio per la Regione da diversi giorni, il Presidente cinese Xi Jinping moltiplica incessantemente gli incontri con numerosi Capi di Stato, che avevano sperato intrattenersi con Obama. Approfitta per dopare le sue offerte di aiuti economici e partenariati strategici e promettere vie d’uscita pacificatrici a tutte le querelle territoriali, potenzialmente esplosive, che oppongono la Cina a diverse Nazioni della Regione.

Le ultime settimane non hanno sicuramente risparmiato niente a Barack Obama. Impantanato nel caso Siria, impossibilitato ad imporre Larry Summers a capo della Fed, deve ora far fronte alla più grave crisi di bilancio che il Paese abbia mai subito negli ultimi quindici anni. Ma non è affatto certo che il caso “bilancio” gli sia completamente sfavorevole: qualche giorno fa, non pochi esperti politici pensavano che il “shutdown” fosse la cosa migliore che potesse succedergli per ridare vita alla sua popolarità, precipitata di una decina di punti dalla sua rielezione, seguendo pericolosamente la curva di George Bush durante il suo secondo mandato. I sondaggi l’hanno confermato martedì:  ¾ degli americani pensa che l’atteggiamento dei repubblicani sia inaccettabile. D’altra parte, il Presidente, che si è espresso nel giardino delle rose della Casa Bianca martedì scorso, non sembrava poi così abbattuto. “I Repubblicani vogliono abrogare la riforma dell’assicurazione sanitaria in tutti i modi. E’ piuttosto sarcastico vedere che hanno totalmente paralizzato lo Stato, senza arrivare al loro obbiettivo”, ha dichiarato con un mezzo sorriso. La riforma ha anche superato una tappa decisiva martedì, dando la possibilità a milioni di americani di iscriversi via internet per beneficiare di un’assicurazione convenzionata, a partire dal gennaio 2014. Quanto ai Repubblicani, hanno in teoria molto da perdere. L’ultima volta che hanno paralizzato l’Amministrazione nel 1996, si sono fatti pesantemente sanzionare dagli elettori, perdendo 9 seggi al Congresso e assicurando una facile rielezione al Presidente Democratico Bill Clinton. Perché rischiare ancora oggi? Il partito è molto diviso tra “vecchi” e “nuovi” eletti. I primi per una strategia più morbida, memori della debacle del 1996, i secondi più temerari. Traumatizzati dalla disfatta di Mitt Romney, pensano che la loro forza politica passi da posizioni radicali. Questi “giovani” sono molto numerosi, cosa che spiega l’impasse del voto. Per loro conta solo il debito, mentre  gli “anziani” hanno costruito la loro campagna elettorale sulla sicurezza interna e la lotta al terrorismo.

Mentre le due fazioni repubblicane discutono, Obama “rischia”, in uno scenario comunque che non è più quello di Prima Potenza Mondiale, di cadere in piedi e forse, a questo punto a anche a “ricucire” con il Sud Est asiatico.

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