Partirà a breve il restauro totale delle grotte artificiali di Palazzo Borromeo, affacciato sull’Isola Bella (Stresa, provincia di Verbania-Cusio-Ossola) del Lago Maggiore. Come di consueto, durante la chiusura stagionale si procederà con la manutenzione e il restauro, per riaprire il 22 marzo prossimo.

Una meravigliosa scala elicoidale conduce ai sotterranei, rivolti a Nord, come la facciata principale. 6 spazi contigui a livello di uno dei giardini barocchi all’italiana più belli e meglio conservati, dove pavoni dal piumaggio bianco si aggirano liberi e crescono piante pregiate proveniente da ogni dove.

Ci sono voluti quasi 100 anni per eseguire questo capolavoro architettonico, dall’elaborazione del progetto di Filippo Cagnola alla sua ultimazione. Incrostano le pareti complessi motivi decorativi, dati da conchiglie, fossili, ninfe e specchi di marmo nero. Ciottoli bianchi e neri, schegge di tufo, stucchi e pietre guarniscono pure i pavimenti. Questi sono tutti materiali pregiati, difficili da reperire e delicati da lavorare.

Una sensazione di eterna frescura di ambienti marini crea un continuum con il lago, dove l’isola-giardino si pone come nave che ne solca le acque. L’unicità dell’impianto ne ha fatto un’immancabile meta dei Grand Tour in Italia: come dargli torto? Per la serie affari di famiglia, l’ispirazione proviene dal precedente (1585-1589) e a tratti similare ninfeo di Villa Visconti Borromeo Arese Litta a Lainate, in provincia di Milano, ideato dall’architetto Martino Bassi.

L’intervento interesserà non solo l’opera barocca realizzata per volere del Conte Vitaliano Borromeo, ma anche arredi, marmi e finimenti da parata. Si tratta della Venere nuda di Gaetano Monti, un tempo fonte di scandalo, vesti, armature e i finimenti di gala per i destrieri del nobile casato, un modello del Bucintoro di Venezia e una piroga del periodo preistorico di Golasecca.

L’isola, un tempo Isola Inferiore, rinominata Isola Bella da Carlo III (1586-1652) in onore della moglie Isabella D’Adda, costituisce il primo nucleo dello Stato Borromeo e dal 1632 i lavori di edificazione sono continuati per 400 anni. Inizialmente il luogo non era altro che uno sperone di roccia, sul quale, con la stessa perizia relativa alle grotte, è stato trasportato tutto il necessario per renderla ciò che è ora, comprese ingenti masse di terra.

Regna l’interesse scenografico che parte dall’astrazione del concetto estrapolato dalla realtà per venire concretizzato e dare vita a una mirabile finzione. L’esagerazione senza mezzi termini dà il via all’illusione, tra analogia, metafora e allegoria. Non si può provare altro se non sensazioni di pura meraviglia e stupore per una tale sottile raffinatezza.

La concentrazione sulla forma è indissolubilmente legata alle teorie del sommo vate barocco Giovan Battista Marino (1569-1625) relative al “culto dell’artificio”. Si parla proprio di grotte artificiali, tripudio ricchissimo dello stile della Controriforma e suo sommo rappresentante. Con il termine artificio, dal Latino artificium, si indica infatti il raggiungimento di un risultato attraverso un fare di arti e abilità, per supplire a un qualcosa che manca.

Il dinamismo, il virtuosismo e la cura dei dettagli diventano allora i mezzi di questa ricerca, un’operazione intellettuale in ogni caso scaturita da riproduzioni del reale. L’osservatore è chiamato a meravigliarsi e a instillare il compiacimento nell’artefice.

Alla stirpe Borromeo, originariamente di San Miniato nella provincia pisana, a cui si deve la nascita del rinominato San Carlo Borrommeo (1538-1584), lo stesso citato nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, è dovuta tutt’oggi l’attenta cura delle antiche proprietà. Finalmente qualcuno che abbia a cuore il proprio patrimonio e non si permetta di trascurarlo. Il restauro della meraviglia.

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