Il ricordo dell’operazione Delta Force, che fallì miseramente a Mogadiscio nel 1993, è… solo un ricordo. A vent’anni da quell’impresa mal riuscita in terra somala, in cui le forze statunitensi persero 19 soldati, gli Usa ci ritornano; e questa volta hanno la meglio. Allora, Bill Clinton fu costretto a ordinare la ritirata, quest’anno Obama fa il pieno di vittorie sui seguaci di Al Qaeda.

Il bottino di guerra dei raid statunitensi, condotti durante l’ultimo week end,  ha a che fare con il terrorismo. Niente a che vedere con i ministri del Signore della Guerra somalo Mohammed Farah Aidid, per i quali gli Stati Uniti scesero in campo nel 1993. In Somalia, l’attacco dei Navy Seals contro una base di miliziani islamici Shabaab, pare abbia ferito l’uomo che gli Usa cercavano, Abu Diyad.

In questi ultimi giorni, l’Africa è stata teatro di un’altra operazione della super potenza che si è conclusa con l’arresto, a Tripoli, del super ricercato di Al Qaeda: Anas al Libi. Vecchio collaboratore di Osama Bin Laden, appena rientrato in patria dopo essere fuggito nel vicino Iran. Il presunto terrorista è stato fermato e catturato dal blitz incrociato di Cia, Fbi e Pentagono e, secondo fonti di Washington, portato in un luogo lontano dalla Libia. Era nella lista nera dell’Fbi, sospettato come principale responsabile degli attacchi in Kenya e Tanzania del 1998, dove morirono circa 200 persone.

Le operazioni americane si sono svolte non senza lamentele da parte delle autorità libiche. Tuttavia, i battibecchi diplomatici e l’orgoglio libico è stato presto messo a tacere: il Segretario di Stato John Kerry, dall’altro capo del mondo durante un summit in Indonesia, ha fatto sapere che, sebbene la Libia non fosse stata informata, gli Usa erano “legittimati a intervenire” per portare avanti la causa della lotta al terrorismo. Che blitz sarebbe stato, ci chiediamo, se la Libia fosse stata avvisata? Evidentemente non sarebbe stato un blitz, ma un’invasione che, forse, non avrebbe trovato la strada spianata.

Ora si teme una rivendicazione jihadista. Ancora una volta, se dovesse verificarsi una reazione da parte dei gruppi islamici, l’America di Obama avrebbe una scusa per intervenire nuovamente nel continente. Intanto, i marine americani, vengono spostati a Sigonella, in attesa di nuovi ordini oltreoceano.

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